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Caro carburanti

Caos autotrasporto anche in Umbria, Caponi (Fai): "Continuità dei servizi a rischio"

Grido d'allarme nell'ambito dell'assemblea straordinario convocata dalla categoria

Catia Turrioni

29 Marzo 2026, 03:35

Trasporto

Si va verso la mobilitazione nazionale per le imprese del trasporto

Le imprese di autotrasporto si preparano alla mobilitazione nazionale contro il caro carburante che rischia di mettere in ginocchio l’intero settore.
In Umbria sono oltre 2.000 le aziende riunite in federazione: denunciano di non aver avvertito benefici concreti dalla riduzione delle accise e parlano di una situazione ormai insostenibile.
Ieri, a Ponte San Giovanni, si è svolta l’assemblea straordinaria di Fai (Federazione autotrasportatori italiani) Umbria, uno dei passaggi del percorso avviato a livello nazionale da Unatras (l’Unione delle associazioni nazionali dell’autotrasporto merci) e articolato in cento piazze di ascolto. Un’iniziativa pensata per raccogliere direttamente dai territori le istanze delle imprese e costruire una piattaforma condivisa di richieste. All’incontro hanno partecipato la segretaria generale Fai Carlotta Caponi (nella foto in alto) e Marina Gasparri di Fita Cna, insieme a un’ampia rappresentanza di imprese provenienti da tutta la regione. Una presenza significativa, che dà la misura di un disagio ormai diffuso.


“In un momento così delicato - ha sottolineato Caponi - la forte partecipazione delle imprese dimostra quanto sia urgente dare risposte concrete al settore. Il rischio è quello di compromettere la continuità dei servizi di trasporto e l’equilibrio dell’intera filiera logistica”. Parole che sintetizzano il senso di allarme emerso con forza durante il confronto.
Sul tavolo, prima di tutto, il nodo dei costi. Il prezzo del gasolio, stabilmente sopra i 2 euro al litro, continua a comprimere margini già ridotti, rendendo sempre più difficile la sostenibilità economica delle aziende. Una pressione che, denunciano gli operatori, si scarica interamente sulle imprese. Ma a pesare è anche il rapporto con la committenza. Molte aziende segnalano il mancato riconoscimento degli adeguamenti tariffari legati all’andamento del carburante e, in alcuni casi, richieste di riduzione dei corrispettivi motivate dai ristori pubblici ricevuti. Una dinamica che alimenta ulteriormente le tensioni. Le misure adottate finora dal governo vengono giudicate insufficienti. In particolare, il credito d’imposta straordinario - calcolato sui maggiori costi sostenuti nei mesi primaverili rispetto a febbraio - non viene ritenuto adeguato a compensare l’impatto reale del caro carburanti. Le imprese respingono inoltre ogni accusa di speculazione e sottolineano di non aver beneficiato in modo significativo della riduzione delle accise.


Dalle assemblee territoriali stanno emergendo richieste precise: applicazione effettiva dei meccanismi di adeguamento dei corrispettivi, contrasto ai comportamenti scorretti della committenza e interventi urgenti per sostenere la liquidità, anche attraverso la sospensione o il differimento degli obblighi fiscali e contributivi.
Nel corso dell’incontro è arrivato anche il sostegno del presidente provinciale di Federconsumatori, Alessandro Petruzzi, che ha manifestato disponibilità a collaborare su iniziative comuni. Apertura al confronto anche da parte dell’assessore regionale ai Trasporti dell’Umbria, Francesco De Rebotti.
Resta sullo sfondo il nodo della transizione energetica: in un Paese con uno dei parchi mezzi più vecchi d’Europa, il passaggio all’elettrico appare ancora lontano, soprattutto per i costi che le imprese non sono in grado di sostenere. Le istanze raccolte confluiranno ora nei tavoli nazionali.

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