Smog
Umbria a due velocità per i livelli di smog
In Umbria la qualità dell’aria corre su due binari diversi: da una parte Perugia, che si avvicina agli obiettivi europei del 2030; dall’altra Terni, che resta il punto più critico della regione.
I dati contenuti nel rapporto Mal’Aria 2026 di Legambiente raccontano un 2025 in miglioramento, ma invitano alla prudenza. “L’anno appena trascorso - spiegano gli ambientalisti - è stato favorito da un inverno mite e da piogge frequenti che hanno aiutato a disperdere gli inquinanti”. Un aiuto, insomma, arrivato dal meteo più che da un cambio strutturale delle politiche ambientali.
In particolare, Perugia si presenta come una delle realtà più vicine ai nuovi standard europei che entreranno in vigore nel 2030. La media annuale di Pm10 nel 2025 è stata di 18 microgrammi per metro cubo, già sotto il limite futuro di 20 microgrammi per metro cubo. Anche il biossido di azoto, con 16 microgrammi per metro cubo, rientra nei parametri previsti.
L’unico elemento ancora da correggere riguarda il Pm2.5, il particolato più fine e pericoloso per la salute: con una media di 11 microgrammi per metro cubo, il capoluogo dovrà ridurre le concentrazioni di circa il 12% per scendere sotto la soglia dei 10 microgrammi per metro cubo fissata dall’Unione europea. Un obiettivo impegnativo, ma raggiungibile con interventi mirati su traffico urbano e riscaldamento domestico.
Ben diversa la situazione a Terni. Nel 2025 la città ha registrato una media di 24 microgrammi per metro cubo per il Pm10: per rispettare il limite dei 20 microgrammi per metro cubo previsto nel 2030 sarà necessaria una riduzione del 15%. Le proiezioni basate sull’andamento degli ultimi quindici anni non sono rassicuranti: senza un’accelerazione nelle politiche ambientali, si rischia di arrivare alla scadenza ancora intorno ai 23 microgrammi per metro cubo, quindi fuori norma.
Ancora più complesso il fronte del Pm2.5: con una media di 16 microgrammi per metro cubo, Terni dovrà ridurre le concentrazioni del 36% nei prossimi anni. Un taglio significativo, che chiama in causa in particolare il traffico, il riscaldamento e il comparto industriale.
Il quadro umbro si inserisce in una situazione nazionale in chiaroscuro. Nel 2025 solo 13 città hanno superato il limite giornaliero di Pm10, tra cui Palermo, Milano e Napoli. Tuttavia, guardando ai parametri del 2030, oggi il 53% dei capoluoghi non è in regola per il Pm10, il 73% supera i limiti previsti per il Pm2.5 e il 38% è oltre le soglie del biossido di azoto.
Le criticità maggiori si concentrano nella pianura padana, con città come Cremona, Lodi e Monza che dovranno ridurre il particolato anche oltre il 50%.
“Il miglioramento del 2025 rischia di essere un’illusione legata alle condizioni climatiche”, ribadisce Legambiente sottolineando che il 2030 non è lontano e richiede scelte strutturali, non solo stagioni favorevoli.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy