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Università di Perugia resta in bassa classifica nel ranking mondiale Qs: in 11 anni perse 250 posizioni

Come lo scorso anno l’ateneo del capoluogo umbro si colloca nella forbice tra le 801 e gli 850 posti su un totale di 1.504. Indici in miglioramento ma non basta

Alessandro Antonini

26 Marzo 2026, 09:50

Università di Perugia resta in bassa classifica nel ranking mondiale Qs: in 11 anni perse 250 posizioni

Ex rettore e rettore in carica: Maurizio Oliviero e Massimiliano Marianelli

L’Università degli studi di Perugia resta nel “baratro”. Ossia nella seconda metà della classifica - la parte bassa - del ranking mondiale degli atenei Qs. L’anno di aggiornamento è l’ultimo, il 2026.

Come lo scorso anno l’ateneo del capoluogo di regione si colloca nella forbice tra le 801 e gli 850 posti su un totale di 1.504. Peggio solo nel 2023, quando toccò l’intervallo tra le 800 e le 1000 posizioni. Ma poco distante siamo. In undici anni, dal 2015 (era tra le 551 e le 600), ha perso circa 250 posizioni. Uno sprofondo.

Il grafico pubblicato nel sito di Qs top universities, all’interno del World University ranking 2023 di Quacquarelli and Symonds, rileva un tracciato che parte dal 2015 (551esima), e poi un declino progressivo con l’eccezione del 2024. Nel dettaglio: 701esima posizione nel 2016, 751esima nel 2018 fino al 2022, ancora giù nel 2023, tra le 801 e le mille posizioni, parziale recupero nel 2024 (661-670) e poi ancora giù lo scorso anno e quest’anno (801-850). Nei vecchi score si partiva dal 2012 quando Perugia era 601esima.

La Qs World University Rankings è riconosciuta come la classifica universitaria più consultata a livello globale.

La graduatoria per materie elaborata da Qs prende in considerazione una serie di macro parametri. Si notano miglioramenti ma non tali da poter stravolgere la classifica. Si parte con la reputazione accademica, e Perugia è a quota 12%. Lo scorso anno era a 9.1%. Un passo avanti, ma non basta per risalire. Una performance non certo top, al 5,2%, si riscontra sulla reputazione tra le aziende basata sull'opinione di recruiter in tutto il mondo, fattore che valuta la preparazione dei neo assunti. Dodici mesi prima era al 2,3. Arriviamo poi alle citazioni “per paper” e qui si sale al 53%. Meglio del 40.9 del 2025. Poi c’è il rapporto tra personale docente internazionale e quello complessivo (passato dal 6.4 all’8,8), a seguire quello fra studenti internazionali e non (dal 5,4 al 13,9).

L’indicatore del rapporto docenti-studenti (faculty student ratio) è la misura del numero di personale accademico di cui un istituto dispone per insegnare ai propri studenti: siamo al 5, in miglioramento rispetto al 3,5 del 2025.

Dopo troviamo l’International research network, dove siamo al 71,5% contro il 65.9 del 2025. Infine l’indice di sostenibilità, che non arriva alla sufficienza (49.3).

A corredo una fotografia scattata da Qs dello Studium perugino che però fa riferimento a numeri e informazioni non aggiornati. L’Università, è scritto nel sito Qs, “oggi organizzata in 16 dipartimenti e diversi centri di eccellenza, conta circa 24.000 studenti, 1.100 professori e ricercatori e 1.100 dipendenti. La qualità della sua ricerca, formazione e servizi è certificata dalla classifica 2018/2019 del Censis (Centro Studi sugli Investimenti Sociali), che vede l’Università di Perugia prima, per il sesto anno consecutivo, tra tutte le grandi Università italiane entro 20-40 mila studenti iscritti. Tutti i 17 programmi di dottorato sono internazionali e condividono progetti di ricerca con le migliori Università”.

Attualmente "sono circa 50 i gruppi di ricerca che hanno ricevuto sovvenzioni dalla rete di ricerca europea. Grazie a circa 400 accordi Erasmus+ in tutta l'Unione Europea e a circa 150 accordi con università extra Ue, gli studenti possono ricevere borse di mobilità per trascorrere fino a 12 mesi in paesi stranieri. La qualità di questo servizio è certificata dalla Commissione Europea con il marchio Ects per l'eccellenza".

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