Attualità
Palazzo Cesaroni sede del consiglio regionale
Passa la legge Omnibus in consiglio regionale. Ma non mancano le polemiche. Tanto che maggioranza e opposizione si spaccano in due. Tredici sì (Pd, M5s, Avs, Ud-Pp) e 5 no (FdI, Lega, FI, Tp-Uc).
Il relatore di maggioranza Letizia Michelini (Pd - presidente della seconda commissione) ha illustrato la legge spiegando che "reca modificazioni e integrazioni a diverse leggi regionali vigenti. Il provvedimento interviene con disposizioni di aggiornamento, di coordinamento e adeguamento normativo in una pluralità di ambiti al fine di migliorare la coerenza del quadro legislativo regionale e di recepire i rilievi formulati dal governo in sede di esame della legittimità costituzionale nonché le esigenze emerse nel corso dell'attuazione della normativa di settore. La legge interviene tra l'altro su: Aree contigue alle aree protette; nella definizione di foreste e boschi vetusti; diritto allo studio e Adisu; utilizzo delle acque minerali e termali; infrastrutture per le telecomunicazioni; governo del territorio; Piano socio sanitario regionale; Consulta dei giovani; politiche di genere; società Punto Zero; grandi derivazioni idroelettriche; Educazione all’infanzia; ricostruzione post sisma; Protezione civile; dieta mediterranea; psicologo di cure primarie; turismo; fauna selvatica; aree idonee e fonti energetiche rinnovabili; attività funerario, animali di affezione, culti non cattolici; disabilità; benessere psicologico dei giovani".
Il relatore di minoranza, Nilo Arcudi (Tp-Uc), annunciando il voto contrario delle opposizioni, ha criticato "un provvedimento impostato in questo modo rende impossibile affrontare i singoli e molteplici temi. Nel testo manca completamente una visione dell'Umbria, si interviene sulle norme ma non si incide sulla realtà. Le imprese faticano ad investire, i territori interni si spopolano, i giovani lasciano l'Umbria. Sull'ambiente, si rafforzano i vincoli senza costruire un equilibrio con lo sviluppo e penalizzando le aree interne. Il problema vero della nostra regione non è la mancanza di norme ma l'eccesso di burocrazia e i tempi troppo lunghi. Viene modificato e implementato il sistema di scelta dei dirigenti, aumentando la discrezionalità nella scelta di quelli a termine. Positiva la visione di un Piano socio sanitario della durata di 5 anni: la sua stesura però dovrebbe avvenire in tempi rapidi per affrontare le tante criticità che i cittadini devono affrontare. Sulle concessioni per le acque minerali si amplia la presenza del pubblico senza una chiara strategia industriale. Condivisibile l'intervento sui canoni per la posa della fibra ottica. Manca un piano per le aree interne e una visione sulla digitalizzazione. Il nostro non è un no ideologico ma basato sulla valutazione delle scelte che non vengono fatte a fronte di una debolezza evidente dell'economia regionale".
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