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Gubbio, cresce l'attesa per la Festa dei Ceri. Sindaco Vittorio Fiorucci: "Il segno più intenso dell'anima eugubina"

Vescovo Luciano Paolucci Bedini: "Omaggio a Sant'Ubaldo con il quale invocare la pace"

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05 Maggio 2026, 16:33

Gubbio, cresce l'attesa per la Festa dei Ceri, Sindaco Vittorio Fiorucci: "Il segno più intenso dell'anima eugubina"

È iniziato a Gubbio il conto alla rovescia: mancano 11 giorni al 15 maggio e in città la febbre da Ceri sta crescendo a dismisura. Nell’attesa arrivano il saluto della massima carica civica, da parte del sindaco Vittorio Fiorucci e di quella religiosa, con il vescovo Luciano Paolucci Bedini, 60esimo successore di Sant’Ubaldo.

Il sindaco Vittorio Fiorucci 

“Ci sono giorni in cui una città si riconosce nel proprio volto più vero - dice il primo cittadino - per Gubbio, quel tempo è il tempo dei Ceri. Con l’avvicinarsi del 15 maggio, nella nostra città si ridesta qualcosa di profondo e antico, che non appartiene soltanto alla memoria, ma al presente vivo di una comunità. La Festa dei Ceri è questo: non una semplice ricorrenza, non soltanto una straordinaria tradizione, ma il segno più intenso dell’anima eugubina. Dentro questa Festa vive il senso di un popolo. Vive la devozione a Sant’Ubaldo, vive la forza del legame tra le generazioni, vive una appartenenza che non ha bisogno di essere spiegata, perché si manifesta nei gesti, negli sguardi, nel passo condiviso di un’intera città”. “La Festa dei Ceri - precisa - non appartiene soltanto alla nostra storia. Appartiene al nostro modo di essere, di sentire, e di camminare e di correre, ancora una volta, insieme”. E infine conclude: “Da sindaco, rivolgo un saluto sincero e riconoscente a tutta la città: ai ceraioli, alle famiglie, ai volontari, alle associazioni, a quanti, in forme diverse, concorrono a mantenere integra la grandezza di questo patrimonio umano e spirituale”.

“Il monte Ingino, che ha attraversato la neve e il gelo, la pioggia e il freddo - dice il vescovo Paolucci Bedini - torna a splendere come scrigno solido e naturale, che custodisce la perla preziosa della basilica del nostro grande vescovo Ubaldo. A lui e per lui rivolgiamo il nostro sguardo in alto a voler accogliere il dono della sua benedizione e il suo invito alla preghiera fiduciosa. Alle sue mani sante possiamo con fiducia affidare la nostra supplica e il desiderio profondo di tutta l’umanità perché nel mondo scoppi la pace e mai più la guerra”. E aggiunge: “Egli, che della pace e della riconciliazione ha fatto il filo rosso della sua vita tra noi, interceda presso il cuore di Dio perché tutti gli uomini, specialmente chi ha in mano le sorti dei popoli, depongano le armi e tornino ad esercitare l’umile servizio del dialogo e dell’accoglienza”. “Anche l’esplosione meravigliosa della Festa dei Ceri che offre l’omaggio solenne dell’amore del popolo eugubino al suo Santo Patrono - precisa - quest’anno sia un atto di pace e di invocazione della pace. Come e più di una manifestazione corale sia la nostra Corsa di quest’anno, per chiedere agli eserciti di tacere, di fermarsi, di smettere l’uccisione assurda di tanti fratelli, la distruzione inutile delle case e delle città, per urlare ancora una volta che nessuna violenza è degna dell’uomo e a nulla serve per risolvere i problemi del nostro comune vivere su questa terra. A noi tutti, grandi e piccoli, la responsabilità di vivere, con gioia vera e profondo rispetto reciproco, il prossimo quindici maggio”.

Il vescovo Luciano Paolucci Bedini 

E quindi così conclude: “Orgogliosi di tanta bellezza, ma anche gelosi di uno stile antico, che i nostri vecchi ci hanno tramandato con onore e, che può essere esempio al mondo per passione e rispetto, per condivisione e accoglienza, per devota fede e generosa umiltà. Tutti ci benedica il nostro Padre Santo Ubaldo e ci attenda con benevolenza nel suo abbraccio di pace!”

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