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Tradizioni

Gubbio, festa per la discesa dei Ceri in città. Il cappellano don Mirko Orsini: "Non siate individualisti il vero protagonista è Sant'Ubaldo"

Ora è tutta un'attesa per il giorno più bello dell'anno: la Corsa del 15 maggio

Euro Grilli

04 Maggio 2026, 12:41

Discesa Ceri 2026

Il 15 maggio è alle porte e Gubbio si appresta a celebrare un’altra, straordinaria, inimitabile Festa dei Ceri. Intanto si è consumato il primo atto con la discesa dei Ceri dalla basilica di Sant'Ubaldo e il loro ritorno in città. Alle 8 di domenica 3 maggio don Mirko Orsini, il cappellano dei Ceri, ha celebrato la messa. La sua è stata un’omelia molto forte. “Il rischio principale è l’individualismo - ha detto - il passaggio dal ‘noi’ all’ ‘io’”. Questo si vede, ad esempio, nella visita al cimitero vissuta in modo personale invece che comunitario. “Non si va al cimitero la mattina del 15 maggio per omaggiare ognuno il proprio caro, non è il 2 novembre, ma è una visita comunitaria ai ceraioli che non ci sono più”. Un altro rischio è quello del protagonismo e ha portato l’esempio della sfilata dei Santi, dopo la messa nella chiesetta dei Muratori, quando “gruppi di ceraioli applaudono i tre Capodieci”. “Non voglio togliere nulla ai capodieci - ha precisato - ma i veri protagonisti non sono loro, ma Sant'Ubaldo”. È una processione e non una sfilata. Quindi ha concluso dicendo che c’è però anche un aspetto molto positivo: la fedeltà. La tradizione tramandata nel tempo custodisce valori che restano come appartenenza, solidarietà, memoria. Ma questa tradizione deve essere viva, cioè capace di incidere nella vita quotidiana, non limitarsi a un momento emozionante.

Alla fine della messa, prima di “spiccare i Ceri”, c’è stato il rito dell’accensione dei tre ceri votivi davanti all’urna dove riposa il corpo incorrotto di Sant'Ubaldo insieme ai tre capodieci Gabriele Fofi (Sant'Ubaldo), Francesco Spogli (San Giorgio) e Alessandro Lepri (Sant'Antonio). Con loro il primo capitano Daniele Pencedano e il secondo capitano Stefano Pauselli e gli squilli del trombettiere Marco Tasso. In chiesa autorità civili e militari, il sindaco Vittorio Fiorucci, i presidenti delle Famiglie Ceraiole: Ubaldo Minelli per i Santubaldari, Patrick Salciarini per i Sangiorgiari, Ubaldo Gini per i Santantoniari e Marco Cancellotti presidente dell'Associazione Maggio Eugubino. Dopo il canto “O lume della fede” grande emozione al momento di girare con i Ceri nella basilica e intorno all’altare prima di uscire per le tre girate nel chiostro. Fuori dalla basilica migliaia di persone in festa con i tre Giganti in posizione orizzontale portati a spalla dai ceraioli e, finalmente, “carichi” dei bambini ceraioli. Piena di gioia e di canti la discesa fino alla Porta di Sant'Ubaldo, da lì il Secondo Buchetto prima di arrivare a San Marziale fino all’ingresso nell’acropoli.

Il corteo è sceso quindi per via Dante (la Calata dei Neri), il Corso, fino a piazza Quaranta martiri, quindi il Buco de Didà attraverso il quale immettersi a San Martino. Poi i Vecchi, la piazza di San Martino, 'l Bargello, via dei Consoli e l’arrivo in Piazza Grande. Fatti scendere i bambini, i Ceri sempre in posizione orizzontale hanno dato vita in piazza Grande a tre girate prima di scomparire all’interno dell’arengo massimo del Palazzo dei Consoli dove rimarranno fino a mezzogiorno del 15 maggio in attesa dell’Alzata in Piazza Grande. La giornata è proseguita sotto gli Arconi del Palazzo dei Consoli con l’appuntamento con la coradella e le altre prelibatezze gastronomiche curate alla perfezione dagli impareggiabili cuochi della Università dei muratori, scalpellini e altri congeneri Innocenzo Migliarini. Il tutto in un clima di grande festa che è stata ancora più euforica quando c’è stata la visita dei tre capodieci che si sono abbracciati e si si sono fatti l'in bocca al lupo l’uno con l’altro, e della banda che ha intonato le canzoni ceraiolesche.

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