IL CASO
La cascata delle Marmore è uno dei gioielli naturalistici più noti dell’Umbria. Oltre cinquecentomila visitatori all’anno, 2300 anni di storia, una delle cascate artificiali più grandi d’Europa; eppure non è ancora patrimonio Unesco. Vediamo cosa è successo e quali possano essere le future possibilità.
2006: la prima bocciatura Unesco
La cascata delle Marmore ed è, tra quelle artificiali, una delle più grandi di Europa. Costruita circa 2300 anni fa dagli antichi romani, oggi è una delle mete turistiche più visitate in Umbria (500.000 visitatori annui circa). Oltre al fascino paesaggistico, la cascata possiede un’importanza rilevante dal punto di vista idrico perché regola il deflusso delle acque del fiume Velino verso il Nera e perché contribuisce alla produzione di energia idroelettrica che sfrutta il dislivello generato dalle cascate. Nel 2006 il ministero dei Beni culturali italiano la inserì nella tentative List dell’Unesco, elenco preliminare di siti “candidabili”. Il dossier presentato alla commissione puntava sulla valenza storico culturale della cascata: l’opera romana del 271 a.C., i siti monastici benedettini e l’antica bonifica della Valnerina. Eppure nonostante questi elementi, il dossier risultava incompleto: per poter avanzare bisognava implementarlo entro 18 mesi con mappe dettagliate e con un piano di gestione puntuale. Fu qui che si inceppò il meccanismo, compromettendo in modo definitivo la candidatura: la documentazione richiesta non fu mai inviata. Il sito rimase sospeso nella lista, senza trasformarsi in una vera nomination.
2016: il secondo tentativo fallito
Dieci anni dopo, nel 2016, Terni e la regione Umbria ci riprovano: la pratica viene inoltrata con un progetto ampliato rispetto a quello precedente, fino a includere l’Alta e Bassa Valnerina, i monasteri benedettini e un vasto paesaggio culturale. Questa estensione indebolì l’iniziativa perché spostava il fulcro centrale dalla cascata, rendendo il dossier incompiuto e non competitivo. Il progetto non entrò nella lista delle candidature formali Unesco e fu archiviato dal ministero della Cultura per mancanza della dichiarazione di “interesse storico-culturale”: un elemento prioritario per procedere. Fu così che Elena Proietti, assessora al turismo di Terni, fu costretta a comunicarne l’archiviazione.
Oggi
Giungiamo così ai nostri giorni. Il forum delle acque di Terni, tenutosi dal 12 al 15 marzo, ha riaperto il dibattito. Vi hanno partecipato istituzioni come ministeri, la Commissione nazionale Unesco, università, Arpa, Regione Umbria (assessore De Luca), Provincia (vicepresidente Ferranti), Comune di Terni (assessora Laudadio), oltre a Francesco Fioretti e Alessandro Capati dell’Ecomuseo Terre di Hydra. A rilanciare il progetto è proprio l’ecomuseo Terre di Hydra. Il presidente, Fioretti, ha dichiarato: “Il momento per rilanciare la candidatura è arrivato, con un nuovo schema basato su competenze e relazioni internazionali”. La nuova candidatura si focalizzerà su tre semplici idee: il paesaggio della cascata, l’industria idraulica (antica e moderna), le città limitrofe che vivono e dipendono dall’acqua della cascata.
Il futuro
I prossimi passi prevedono la definizione dei confini del sito (cioè quali ettari esatti di terra includere e mappe precise), la scrittura di un dossier solido con la “narrazione del bene”, cioè il racconto del valore universale della cascata (Outstanding Universal Value) che è il criterio principale su cui l’Unesco valuta ogni candidatura. Non è sufficiente dimostrare che la cascata sia bella o antica: bisogna convincere una commissione internazionale che quel luogo rappresenta qualcosa di unico e insostituibile per l'intera umanità. Al progetto parteciperanno i ministeri, la Regione e la Commissione nazionale italiana Unesco. A tutto questo si aggiungerà una raccolta di pareri esperti entro 12-18 mesi dall’avvio del progetto post-forum. Al momento qualcosa di concreto c’è già come il riconoscimento Icid/Fao (Patrimonio mondiale dell’irrigazione) e un primo via libera dal ministero della Cultura che ha valorizzato i 2300 anni di storia della cascata.
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