L'INCHIESTA DEL CORRIERE
Un'immagine, realizzata su una base reale, con la quale il fotografo Giancarlo Papi interpreta la situazione in maniera creativa
Le buche sulle strade non sono solo un problema di comfort per chi guida. Sono anche un costo enorme per il Paese. Secondo i dati più recenti diffusi da Istat e Aci, nel 2024 in Italia si sono verificati 173.364 incidenti stradali con lesioni, con 3.030 morti e oltre 233 mila feriti.
Il costo sociale complessivo degli incidenti stradali nel nostro Paese – considerando sanità, danni materiali, perdita di produttività e interventi di emergenza – è stimato in oltre 22 miliardi di euro l’anno, circa l’1 per cento del Pil nazionale. Ma dentro questo conto generale c’è una voce che – anche se non è stato mai possibile quantificarla con precisione statistica - negli ultimi anni pesa sempre di più: le condizioni delle strade e in particolare le buche.

Quanto incidono davvero le buche
Quantificare con precisione quanta parte degli incidenti sia causata direttamente dalle buche non è semplice, perché nelle statistiche ufficiali le cause vengono spesso registrate insieme ad altri fattori come velocità o distrazione. Tuttavia diversi studi sulla sicurezza stradale indicano che una quota significativa degli incidenti è legata proprio anche a fattori esterni alla guida, come condizioni dell’asfalto o segnaletica inadeguata. Secondo un’indagine compiuta da Autoevolution, basata su studi sulla sicurezza della rete viaria, fino al 60 per cento degli incidenti può essere collegato anche a fattori esterni, tra cui segnaletica insufficiente e condizioni non ottimali delle strade. Se si applica questa proporzione al costo sociale complessivo degli incidenti stradali, si può stimare che diversi miliardi di euro ogni anno siano indirettamente collegati anche allo stato delle infrastrutture stradali, comprese buche e dissesti del manto. Si tratta naturalmente di una stima prudenziale ipotetica, tra l’altro basata su dati del 2014, ma sufficiente a dare un ordine di grandezza del fenomeno.
Il danno diretto alle automobili
Accanto al costo degli incidenti veri e propri c’è poi quello, spesso meno visibile ma diffusissimo, dei danni alle auto. Le buche provocano soprattutto: rottura degli pneumatici; deformazione dei cerchi; danni a sospensioni e ammortizzatori; problemi agli assetti delle vetture. In molte città italiane (e quelle umbre e toscane non sono da meno) i Comuni devono affrontare anche migliaia di richieste di risarcimento ogni anno. Per qualche amministrazione è perfino un “costo programmato” di un contenzioso che viene dato per certo. A Torino, ad esempio, oltre la metà dei sinistri denunciati nel 2022 – 288 su 551 – è stata ricondotta a problemi del manto stradale. A Milano, nel 2023, sono state presentate oltre duemila richieste di risarcimento per buche, anche se solo una piccola parte è stata riconosciuta. E in città come Roma i rimborsi ai cittadini per danni causati dalle buche hanno raggiunto negli anni cifre di molti milioni di euro. Secondo alcune analisi – riferisce Italian Insider - sulla rete viaria italiana, inoltre, circa un veicolo su 10 ha subito danni causati da buche sull’asfalto.
Una rete enorme e difficile da mantenere
Il problema nasce anche dalle dimensioni della rete stradale italiana. Il Paese dispone di oltre 840 mila chilometri di strade, e più dell’80 per cento è costituito da strade comunali. Si tratta della rete più utilizzata nella mobilità quotidiana, ma anche di quella con meno risorse per la manutenzione. Secondo alcune stime degli enti locali – lo cita Gitnux -, in Italia potrebbero esserci circa 1,5 milioni di buche sulle strade comunali. Una cifra che rende in pieno l’idea della dimensione del problema.
Il caso dell'Umbria
Il fenomeno è particolarmente evidente in regioni come l’Umbria, dove la rete viaria è diffusa e spesso collocata in contesti collinari o montani. Molti comuni gestiscono centinaia di chilometri di strade secondarie che collegano borghi, aree agricole e zone industriali. Solo per fare un esempio, il Comune di Todi gestisce oltre 400 chilometri di strade tra urbane ed extraurbane. Il costo medio per rifare completamente un chilometro di asfalto – tra fresatura, binder e nuovo tappeto di usura – oscilla oggi tra 180 mila e 250 mila euro. Questo significa che per molti comuni gli interventi strutturali richiederebbero decine di milioni di euro, cifre difficili da sostenere con i soli bilanci locali.
Toscana, Arezzo e Siena
Il quadro non è diverso in Toscana, dove la rete stradale secondaria è molto estesa e attraversa territori collinari e montani. Negli ultimi programmi di investimento nazionali sono stati destinati oltre 93 milioni di euro alle province toscane per interventi sulla viabilità provinciale. Di questi: circa 8,9 milioni di euro sono stati assegnati alla provincia di Arezzo; oltre 10 milioni alla provincia di Siena. Si tratta però di risorse distribuite su centinaia di chilometri di strade. Nel frattempo le province toscane hanno segnalato tagli complessivi per circa 58 milioni di euro ai fondi per la manutenzione tra il 2025 e il 2029, con riduzioni che superano i 3 milioni di euro sia per Arezzo che per Siena.
Strade locali, il punto più fragile
Il paradosso è che proprio le strade più utilizzate dai cittadini – quelle comunali e provinciali – sono anche quelle con meno risorse per la manutenzione. Eppure sono la rete quotidiana della mobilità e spesso il primo accesso anche alle aree turistiche.

Il debito infrastrutturale
Gli esperti di manutenzione stradale lo ripetono da anni: ogni euro speso oggi in manutenzione preventiva evita di spenderne quattro o cinque domani in ricostruzioni integrali. Il problema è che per anni la manutenzione è stata rinviata. E così oggi l’Italia si trova con un debito infrastrutturale enorme, che si manifesta ogni giorno sotto le ruote degli automobilisti. Spesso sotto forma di una buca. Ma lo stato delle strade italiane non presenta comunque solo forti lacune sull’asfalto. Purtroppo ci sono gravi carenze anche per quanto riguarda la segnaletica, sia orizzontale che verticale. E se quella verticale appare in buono stato spesso è perché vengono imposti limiti di velocità talmente bassi da diventare la scusa buona per certe amministrazioni per contestare almeno buona parte dei tentativi di rivalsa da parte degli automobilisti costretti a subire danni dal pessimo stato di certe arterie.
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