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"Vi racconto come l'aviaria ha ucciso i miei fagiani"

Parla Otello Calzoni, titolare dell'azienda di allevamento di Villanova di Marsciano colpita dal virus H5N1. Tutti i capi sono da sopprimere

Alessandro Antonini

15 Marzo 2026, 09:21

"Vi racconto come l'aviaria ha ucciso i miei fagiani"

Otello Calzoni titolare della società agricola Coccodè

Sopprimere tutti i volatili presenti nella struttura, buttare e bruciare anche i materiali utilizzati nelle varie fasi dell’allevamento, compresi legno e mangime. Per arrivare al rischio zero l’azienda Coccodè società agricola - proprietaria dell’allevamento di fagiani colpito dall’influenza aviaria “ad alta patogenicità” H5N1 - sta facendo tutto il possibile. Siamo a Villanova di Marsciano. L’area è stata messa in sicurezza e la trafila prevista dalle norme di prevenzione non terminerà fino a quando il virus non sarà del tutto estirpato. Abbiamo sentito il titolare, Otello Calzoni.

- Quando avete avuto la certezza dell’aviaria?

Venerdì. C’eravamo accorti che i fagiani di due voliere morivano, in altre due non morivano ed erano vicine l’una dall'altra, è questa la stranezza che nessuno è riuscito a capire. Il sospetto è che sia arrivato dall’esterno, dai volatili selvatici e abbia toccato una voliera e non l’altra. Stanno facendo l’indagine sugli anticorpi sul sangue degli animali per capire da che giorno hanno il virus.

- I capi dentro alle voliere devono essere tutti soppressi?

Sì, tutti. Fagiani, starne, quaglie e pernici rosse. Tutti a uso venatorio per il ripopolamento.

- È assicurato?

No, no, nessuno assicura l’aviaria. Speriamo nella Comunità europea.

- Ora il focolaio è sotto controllo?

Sì, i rischi sono stati ridotti al minimo. Ogni giorno andiamo con le tute, i guanti, le mascherine, togliamo gli animali morti e e li mettiamo in una cella frigorifera in attesa dello smaltimento. È tutto sotto controllo.

Solo che è un grave danno per l'azienda, per il mancato introito di questi mesi minimo e poi perchè bruciano tutto, il legno delle strutture, il mangime, anche quello sigillato. Tutto. Lo impone la normativa.

È un disastro proprio perchè è un'azienda molto vasta, la nostra. Facciamo questo lavoro da 40 anni e mai ci era capitata una cosa simile. Sarà difficile ripartire.

- L’obiettivo è la massima sicurezza.

Bisogna stare in sicurezza, ci sono anche alcune galline e le ho fatte vedere io personalmente perchè vogliamo estirpare del tutto il virus. Ho consegnato anche altri mille capi che non mostrano segni di malattia proprio per stare certi. Quelli che abbiamo lanciato prima sono in perfetta salute. Il virus ha toccato quelli nati tra l’aprile e il maggio dell’anno scorso. Quelli adulti non muoiono. Ripeto, sono 40 anni che faccio questo lavoro, voglio essere sicuro per me, per gli altri e per tutti. Quando abbiamo visto le prime carcasse abbiamo chiamato subito, il veterinario, abbiamo portato un esemplare allo Zooprofilattico e poi all'istituto, l'istituto di Perugia, che ha chiesto una ulteriore verifica all’istituto di Venezia. Lì hanno scoperto che è la forma micidiale. La morìa di questi animali è lenta. Si accovacciano il giorno prima, poi cominciano a girare la testa e stanno altri giorni paralizzati. Fa pena vederli morire. Per uno che li alleva da una vita è dura.

- Poi c’è l’impatto economico.

Il rischio ora è perdere anche i clienti, perché c’è il pericolo che si crei una psicosi. In realtà qui soprattutto ora c’è la massima sicurezza e le autorità sanitarie faranno controlli accurati accertando la completa estinzione del virus.

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