PERUGIA
Oltre cinque milioni che rischiano di andare persi, i tempi di intervento ritenuti non congrui. Lo sostiene carte alla mano Paola Fioroni già vicepresidente dell’assemblea legislativa e responsabile del dipartimento economia Lega. La vicenda è quella della casa di comunità di Perugia a Monteluce. “Sono ormai andati persi oltre cinque milioni del Pnrr per Monteluce, affondati nel fango dell’inspiegabile tolleranza della Giunta Regionale ovvero il colpevole ritardo con cui la Usl Umbria 1 ha scelto di recidere per inadempienza il rapporto contrattuale con l’Ati Apulia srl - Pagano Spa: una decisione sacrosanta nel merito, ma scandalosa nei tempi perché arrivata a meno di sessanta giorni dalla scadenza perentoria del Pnrr, fissata per marzo 2026”, afferma Fioroni.

“Il sipario cala, dunque, sulla casa della comunità, ma non è l’inaugurazione che i cittadini aspettavano ma il rumore di un fallimento politico, burocratico e gestionale che costa carissimo alla collettività umbra. Quella di Monteluce non è la cronaca di un imprevisto, ma il diario di un disastro politico annunciato, costellato da una tolleranza della Regione che appare oggi del tutto ingiustificabile - afferma Fioroni - perché quando un appalto pubblico strategico, finanziato con risorse europee e sottoposto a una milestone (termine) inderogabile, viene lasciato scivolare per mesi tra ordini di servizio disattesi, prescrizioni di sicurezza ignorate, cronoprogrammi inaffidabili e cantiere sostanzialmente fermo, la questione non è più soltanto la responsabilità dell’impresa appaltatrice come hanno voluto far crederci: diventa inevitabilmente una responsabilità di vigilanza, di presidio e di tempestività della Regione. La responsabilità politica è certa mentre la valutazione del danno erariale spetterà ad altri”. Ed ecco una vera e propria indagine - sottoscritta anche dal segretario regionale della Lega, l’onorevole Riccardo Augusto Marchetti - sulle fasi dei lavori e i ritardi. “I documenti parlano chiaro- continua l’esponente del Carroccio - e le avvisaglie del naufragio erano evidenti già poco meno di un anno fa quando la Giunta regionale sarebbe dovuta intervenire mettendo in sicurezza i 5.536.000 euro della Missione 6 del Pnrr. La stessa delibera di risoluzione contrattuale ricostruisce chiaramente una vicenda che, letta in controluce, racconta una tolleranza amministrativa protrattasi ben oltre ogni ragionevole criterio logico. Stipulato il contratto d’appalto il 20 gennaio 2025 si è proceduto alla consegna dei lavori il 25 febbraio 2025, data da cui è decorso il termine di 360 giorni per l’ultimazione dei lavori scadente il 20 febbraio 2026, nel rispetto quindi dei termini della milestone del Pnrr”.
Il problema è che “già a partire dalle prime settimane di esecuzione emergevano segnali gravissimi” – illustra Fioroni - e nel primo sopralluogo del 10 aprile 2025 si constatava addirittura il crollo di un solaio nel cantiere, un evento che fece scaturire contestualmente l’ordine di servizio 1 del 10 aprile 2025, ovvero il primo atto di una interminabile sequela di denunzie di irregolarità, diffide, note e verbali, con il quale si ordinava all’impresa di sospendere con effetto immediato tutte le attività di demolizione, di provvedere urgentemente alla messa in sicurezza e puntellamento dell’edificio, e udite, udite di smontare il ponteggio non a norma in quanto privo della documentazione minima richiesta per legge (Pimus, Libretto ponteggio, ecc...), seguito il giorno seguente dal secondo ordine di servizio con l’ordine di fornire un progetto esecutivo di ripristino delle strutture danneggiate fornendo un cronoprogramma aggiornato delle lavorazioni. Il 18 aprile si ordinava all’impresa di presidiare il cantiere perché in stato di abbandono dal 14 aprile, ed il 23 dello stesso mese si ordinava di smontare il ponteggio (non a norma) e di puntellare l’edificio non in sicurezza. Era quindi evidente che il quadro era incompatibile con una gestione normale dell’appalto ed in un mondo virtuoso la condotta colpevole ed inadempiente dell’appaltatrice avrebbe configurato la risoluzione per colpa del contratto e la sostituzione dell’impresa. E se in un appalto ordinario, una simile remissività sarebbe già discutibile, in un intervento Pnrr è molto pericoloso perché il tempo non è una variabile neutra, ma la sostanza stessa dell’obbligazione pubblica poiché il Pnrr non finanzia soltanto opere ma le finanzia entro scadenze predeterminate in modo perentorio”.
Anche la cronologia successiva è eloquente. “Nelle more di un urgente intervento dell’impresa - continua Fioroni - che non si concretizzerà mai, il coordinatore della sicurezza reiterando le precedenti richieste rinnova l’ordine di inviare il progetto di ripristino strutturale e di puntellamento dell’edificio, costringendo, de facto, la Usl 1 a notificare il 13 maggio la prima nota all’impresa significando che lo stato di avanzamento delle attività in cantiere era del tutto inadeguato ed insufficiente, senza riscontri agli ordini di servizio e alle prescrizioni di sicurezza impartite che risultavano completamente disattese, riservandosi di procedere senza ulteriore avviso ad attivare la procedura di diffida e messa in mora preordinata alla risoluzione del contratto ai sensi dell’articolo 108 del decreto legislativo 50/2016, ove tali richiesti non fossero state ottemperate. Ma tale diffida, anziché tradursi in un’immediata tutela dell’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera, apriva un’ulteriore fase di interlocuzioni, rinvii, promesse e attese”, evidenzia l’esponente leghista. L’indagine di Fioroni prosegue. Nel dettaglio.
“Nonostante un riscontro vago da parte dell’impresa il 28 maggio in cui prometteva di inviare nei giorni successivi quanto richiesto, ed un sopralluogo del 3 giugno in cui la direzione lavori constatava l’inerzia dell’impresa allo smontaggio del ponteggio non a norma, ed un successivo sopralluogo del 30 giugno il quale rilevava le immutate condizioni del cantiere e che lo stesso fosse in stato di abbandono, permanendo l’inerzia dell’appaltatore a porre in essere le attività necessarie per mettere in sicurezza le aree di cantiere, la diffida all’impresa a mettere in sicurezza, si arrivava al sopralluogo del 30 luglio nel corso del quale si scopriva che l’impresa aveva si iniziato la fase di montaggio del ponteggio ma con l’utilizzo di elementi impropri, ossidati, deformati ed installati in difformità su un piano di appoggio inadeguato, riscontrando altresì il mancato puntellamento per la messa in sicurezza dell’edificio”. “Quali altre gravi irregolarità e reiterate inadempienze avrebbe potuto o dovuto compiere l’impresa appaltatrice per giustificare la risoluzione contrattuale del Usl 1?” si chiede la Fioroni.
Ma neanche dopo la risoluzione contrattuale è stata adottata. Al contrario, si è aperta “un’ulteriore stagione di attese scegliendo di offrire un’ulteriore possibilità all’impresa, come scrive la delibera, che nei fatti ha soltanto consumato altro tempo prezioso. A quel punto, però, il termine Pnrr era già ormai sostanzialmente perduto”. Ma non finisce qui. “Di nuovo e incredibilmente quindi Usl 1 non si è avvalsa del diritto di risoluzione del contratto e ha accettato un incontro, alla presenza della presidente della giunta regionale, ulteriormente dilatorio tenutosi in videoconferenza solo il 25 agosto, per consentire evidentemente alle parti il riposo agostano, nel quale l’impresa si assumeva l’impegno di trasmettere un nuovo cronoprogramma di avanzamento dei lavori rispettoso delle scadenze del Pnrr che verrà ricevuto e giudicato da Usl 1 scarsamente dettagliato ed intelligibile il 3 settembre, mese durante il quale si rilevava ancora che non erano ancora in corso attività all’interno dell’edificio – scrive Fioroni - per poi giungere al sopralluogo del 2 ottobre in cui si è constatata l’inerzia dell’appaltatore a porre in essere le attività necessarie per mettere in sicurezza le aree di cantiere e che gli ordini impartiti sono stati disattesi”. Un cronoprogramma ormai superato ma invece di prendere atto dell'incapacità tecnica dell'impresa risolvendo l’appalto si tentava una mediazione politica per salvare l'appalto, concedendo ulteriori mesi che l’Umbria non si poteva permettere”
A novembre si è constata per l’ennesima volta “la grave inadeguatezza operativa e organizzativa di mezzi, materiali e manodopera impiegati dall’appaltatore, evidenziando il rischio di compromettere irreparabilmente le sorti dell'appalto”. Si arriva quindi all’incontro del 16 dicembre, in cui erano presenti anche i referenti dell’unità 6 di missione ministeriale per il Pnrr, durante il quale la Usl Umbria 1 è venuta a conoscenza della dichiarata e confessata incapacità dell’impresa di ottemperare al cronoprogramma con l’indicazione della diversa data del 19 ottobre 2026 per l’ultimazione dei lavori con un ritardo di ben otto mesi rispetto alla data prevista di marzo”. Dal momento in cui l’appaltatrice ha apertamente ammesso in quella sede la propria incapacità di rispettare le obbligazioni assunte, “non c’era più alcuno spazio per esitazioni ragionevoli da parte della Regione: l’ulteriore tolleranza non aveva più nulla della cautela amministrativa ed ha assunto piuttosto i tratti della colpevole acquiescenza contro l’interesse pubblico. A valle di un inutile ulteriore sopralluogo tenutosi il 27 gennaio, nel corso del quale è stata riscontrata la chiusura e lo stato di abbandono del cantiere si annunciava, finalmente, l’adozione del provvedimento di risoluzione in danno del contratto che è stato poi deliberato il 5 febbraio 2026”, scrive ancora Fioroni.

Perché la Regione non ha reciso il cordone ombelicale molti mesi prima? “Constatato la pericolosità dell’edificio, il ponteggio non a norma e lo stato di abbandono del 14 aprile, e a maggio che il finanziamento europeo era a rischio, perché si è proceduto a colpi di diffide, condotte colpevolmente tolleranti e concessioni di ultime chance, mentre i ponteggi arrugginivano e le erbacce crescevano tra le macerie di quello che doveva essere un presidio sanitario d’eccellenza?”, si chiede Fioroni.
Se è certamente vero che l’impresa appaltatrice ha accumulato condotte gravemente inadempienti, è altrettanto vero che la Regione, pur avendo contezza progressiva di questo quadro disastroso da aprile-maggio 2025, ha lasciato trascorrere mesi decisivi procrastinando la risoluzione che pure si era più volte riservata di adottare”. La condanna politica che emerge dal caso Monteluce “è netta – afferma Fioroni - tollerare troppo a lungo l’inadempimento equivale, in concreto, a concorrere alla frustrazione dell’interesse pubblico che il finanziamento era destinato a soddisfare. Non basta, ex post, enumerare le colpe dell’appaltatrice ma occorre domandarsi perché, a fronte di fatti tanto gravi e reiterati, la Regione non abbia attivato con maggiore tempestività i poteri di autotutela contrattuale che già aveva sul tavolo. Perché un’amministrazione rigorosa non si misura soltanto dalla capacità di scrivere una delibera di risoluzione severa e dettagliata, si misura dalla capacità di arrivarci in tempo utile: nel caso di specie, invece, la risoluzione contrattuale è giunta quando l’effetto utile del provvedimento era già stato consumato”.
Per la dirigente della Lega “ascoltare nel mese di febbraio gli annunci roboanti di Palazzo Donini che è stato sbloccato il cantiere per il semplice motivo che hanno avviato (non completato) con Invitalia l’iter per il subentro di una nuova impresa che porterà a compimento il progetto, il tutto con la rassicurazione di un piano per superare i ritardi quando mancano manciate di giorni alla scadenza fatidica del 31 marzo è un atto eroico o un sogno: il risveglio ad aprile, a fondi perduti e cantiere ancora al palo, sarà molto brusco per questa amministrazione regionale”.
Fioroni parla di “naufragio” perché “quando l’inadempimento reiterato diventa strutturale, quando il cantiere si ferma, quando la sicurezza genera allarmi, quando i cronoprogrammi si rivelano dilatori e quando la milestone europea incombe, perseverare nell’attesa non è prudenza: è una forma di inerzia amministrativa”. E
l’inerzia, in vicende come questa, “costa opere, servizi e credibilità istituzionale”. La domanda sorge spontanea. “Chi risponderà della probabile perdita dei fondi europei? La risposta la possiamo intuire: si utilizzerà parte del tesoretto di 184 milioni che questa Giunta si è procurato alzando le tasse agli Umbri senza spiegare loro a cosa servissero; ora lo abbiamo mestamente compreso: serviranno anche per rimediare alle azioni inefficienti dell’esecutivo regionale”. Non manca l’affondo su Palazzo dei Priori.
“I cittadini di Monteluce e di Perugia, infine, dovranno ancora attendere la riqualificazione del cratere urbanistico provocato dall’operazione di finanza creativa con la quale le precedenti amministrazioni di sinistra nel 2006 hanno bruciato un patrimonio di 43 milioni; ancora una volta, la riqualificazione dell’intero complesso, in un’ottica di garanzia dei servizi e della sicurezza per gli abitanti del quartiere di Monteluce e dell’intera città dovrà piegarsi alle scelte politiche del centrosinistra” conclude la Fioroni. “E il sindaco di Perugia che si era impegnata a monitorare l’evoluzione dei cantieri resta a guardare un quartiere fermo e senza i servizi e la sicurezza che merita, mentre il treno del Pnrr sta per fischiare la sua ultima, definitiva partenza”.
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