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turismo e curiosità

I borghi fantasma dell’Umbria tra leggende, rovine e silenzi

08 Febbraio 2026, 17:34

I  borghi fantasma dell’Umbria tra leggende, rovine e silenzi

Umbriano

L'Italia è ricca di città e paesi: realtà che, a seconda della regione di appartenenza, hanno tradizioni e un passato da raccontare. Lo fanno sempre, anche quando ad abitarli non c'è più nessuno e di loro non restano che le mura. Il senso di assenza di questi luoghi conferisce loro un fascino particolare, quello che ci spinge a cercarli e a visitarli nei nostri viaggi itineranti. In Umbria, avvolti nel mistero, troviamo Umbriano, Scoppio, Biselli, Buonacquisto, Gabbio e Catinelli: piccoli borghi completamente disabitati, dove spesso la natura ha riconquistato i suoi spazi, invadendo case, strade e campanili.

Umbriano e Il Signore degli Anelli

Umbriano (nel comune di Ferentillo) richiama la Terra di Mezzo de Il Signore degli Anelli con i suoi castelli, le torri e le mura di protezione: è così che si presentava nel 890 d.C., quando nacque come castello difensivo per proteggere l'abbazia di San Pietro in Valle dalle incursioni saracene. Una leggenda, tramandata oralmente dagli abitanti di Ferentillo, lo indica come il borgo più antico dell'Umbria. Il suo castello faceva parte di una rete di avamposti, una sorta di sistema di avvistamento che si attivava con segnali visivi, come in una scena descritta da Tolkien quando l'esercito di Mordor si avvicina. All'approssimarsi del nemico, veniva acceso il primo falò (di giorno fumo nero, di notte fiamme vive) e il segnale rimbalzava di torre in torre fino ad arrivare a Umbriano, definito anche l’“occhio” dell'abbazia di San Pietro in Valle. Attorno all'abbazia nacque un borgo rurale, suo vassallo, cioè legato da un rapporto di dipendenza e protezione. Il borgo non aveva una piazza principale, ma una lunga via stretta e tortuosa lungo la quale si susseguivano le piccole abitazioni in pietra grezza, con ambienti al piano terra probabilmente utilizzati come magazzini e stalle. Era protetto da mura e da una torre quadrata che dominava il punto più alto. C'era anche una chiesetta semplice, a navata unica, con facciata a capanna, campanile a vela e piccole botole nel pavimento utilizzate per la sepoltura dei defunti. Gli abitanti vivevano di agricoltura, pesca (praticata sul fiume Nera) e commercio; le loro giornate erano scandite tra preghiere, mungiture, semine e turni di guardia dalla torre. Nel 1835 Umbriano contava 19 abitanti (dato tratto dai registri pontifici dell'epoca) e riuscì a sopravvivere fino al Novecento. Poi, con la Seconda guerra mondiale, l'isolamento e la durezza della vita montana spinsero gli abitanti ad abbandonare il borgo: l'ultima famiglia lo lasciò nel 1950. Umbriano oggi è il riflesso opaco di quella fotografia in bianco e nero: la torre quadrata e le mura difensive resistono ancora a tratti; la via stretta e tortuosa, un tempo animata da mungiture e semine, è ormai invasa da rovi e felci; dove sorgevano le case in pietra grezza restano gusci vuoti e diroccati, con erbacce alte fino ai tetti; la chiesetta è compromessa, il campanile a vela spezzato, le botole sepolcrali del pavimento violate, i dipinti di San Sebastiano scomparsi nel tempo o trafugati.

C'era una volta Biselli

Biselli (comune di Norcia) sembra uscito dalle pagine di una favola dei fratelli Grimm, La bella addormentata nel bosco. Su un pendio scosceso, tra il 1200 e il 1300 d.C., sorgeva un castello fortificato a protezione della valle del torrente Corno. Il borgo, visto dall'alto, aveva una forma triangolare su cui troneggiava una torre. Le case in pietra erano costruite subito dietro le mura ed erano addossate l'una all'altra. C'erano due chiese: quella più grande di San Leonardo, con affreschi rinascimentali e la macchina per le processioni, e quella di Santa Maria della Porta, più piccola. Gli abitanti vivevano di agricoltura di montagna, allevamento (qui il norcino era il re della norcineria suina) e transumanza verso le pianure vicine durante l'inverno. La vita dura dei campi, l'isolamento e la mancanza di servizi costrinsero la popolazione a spostarsi verso Norcia tra il 1960 e il 1970. Nel 1971 a Biselli vivevano ancora 12 persone. Fu il terremoto del 1979 a chiudere definitivamente la sua storia, abbattendosi sulle case in pietra, sulla torre e sulle chiese di San Leonardo e Santa Maria della Porta, che si spezzarono finendo in macerie. Di Biselli oggi restano gli scheletri delle due chiese e la torre avvolta dall'edera, proprio come quella della Bella Addormentata nel bosco: un luogo fiabesco, spesso visitato da escursionisti e fotografi.

Scoppio, un Nome della rosa sui Monti Martani

Chiudendo gli occhi e immaginando un'atmosfera mistica, potremmo trovarci sui luoghi de Il nome della rosa, ma anche a Scoppio, piccolo borgo arroccato su uno sperone roccioso dei Monti Martani (Acquasparta, TR). Qui, intorno al 500 d.C., un gruppo di monaci orientali basiliani, in fuga dalle persecuzioni iconoclaste decise di stabilirsi grazie alla presenza di grotte naturali, ideali per essere trasformate in eremi. È sempre in questo luogo che San Francesco soggiornò per alcuni giorni, lasciando una grotta visitabile ancora oggi. Tra il 1200 e il 1250 fu la volta dei Templari, che proprio su quegli eremi, su uno sperone roccioso, edificarono un castello fortificato e una chiesa romanica dedicata a San Michele Arcangelo, con tanto di croce patente incisa su una pietra dietro l'altare e un graffito che riporta il motto templare Non nobis Domine, sed nomini tuo da gloriam. Nel Trecento il borgo si espanse e si fortificò con mura e torri, per essere infine inglobato nello Stato Pontificio nel 1435. Il borgo aveva la tipica forma triangolare medievale, una cinta muraria, un pozzo centrale e grappoli di case addossate tra loro. Gli abitanti, perlopiù contadini, pastori e garzoni dei Templari, vivevano isolati in un'economia di sussistenza: agricoltura terrazzata, allevamento ovino e suino, legna dei boschi martani per la produzione del carbone e transumanza stagionale verso Acquasparta. Nel 1710 contava 25 famiglie, circa 100–125 abitanti; entro il 1950 divenne fantasma, a causa degli eventi sismici che martoriarono la zona. Oggi l'area è ricoperta dalla vegetazione, il pozzo è ostruito dai detriti, il castello è crollato a metà. Sopravvive la croce templare, nitida a rilievo sulla pietra dietro l'altare: un sigillo che ha resistito al tempo e alle disgrazie.

Gli scheletri di Buonacquisto, Gabbio e Catinelli

Tra gli altri borghi fantasma umbri troviamo Buonacquisto (comune di Arrone), Gabbio (Polino) e Catinelli (Montefranco). Buonacquisto, sorto intorno all'anno Mille come roccaforte difensiva lungo la via di Terni, fu abbandonato nel Novecento, lasciando case in pietra aggrovigliate dai rovi e una chiesetta semisepolta. Gabbio, aggrappato ai pendii dei Monti del Poggio, nacque nel XII secolo come insediamento di pastori e resistette fino agli anni Cinquanta, quando terremoti e isolamento lo resero fantasma: oggi ne restano la torre mozzata e le viuzze invase dall'edera. Catinelli, minuscolo nido medievale sul fiume Nera, visse di pesca e mulini fino al 1940, quando fu svuotato dalla guerra e dalle alluvioni.

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