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L'intervista

Giorgia Bellini: "Vi racconto cosa è Corabea. Così aiutiamo le persone a superare i disturbi alimentari”

L'imprenditrice digitale di Perugia spiega le origini della piattaforma e la nascita del centro medico

Gabriele Burini

07 Febbraio 2026, 15:57

Giorgia Bellini: "Vi racconto cosa è Corabea. Così aiutiamo le persone a superare i disturbi alimentari”

Giorgia Bellini ha creato Corabea

Dal dolore per una malattia si può rinascere. Lo sa bene Giorga Bellini, imprenditrice digitale di Perugia che, a 19 anni, ha sofferto di bulimia e a distanza di anni ha deciso di fondare prima una piattaforma online per aiutare chi soffre di disturbi alimentari e, in seguito, un vero e proprio centro medico riconosciuto da Regione Umbria e Usl Umbria 1. Un progetto ambizioso, dal titolo Corabea, che l’ha portata a essere premiata come Imprenditrice Under 35 e a ricevere il Premio Impresa Donna 2023; mentre nel 2025 è rientrata tra le StartupItalia Unstoppable Women. Bellini ha fondato Corabea per offrire un supporto integrato, accessibile e mirato a chi vive un rapporto complesso con il cibo, il corpo e le emozioni. Oggi la realtà in forte crescita: oltre 10.000 iscritti, più di 25.500 colloqui svolti e una rete di oltre 130 psicologi e nutrizionisti, presenti su tutto il territorio nazionale. Intorno al progetto si è sviluppata anche una community ampia e attiva: 60.000 persone sui social e una capacità di sensibilizzazione che raggiunge in media 6 milioni di persone al mese.

- Giorgia, cosa è e quando nasce Corabea?
Corabea è sia una piattaforma online che, di recente, un centro medico a Perugia. Il nome deriva da cor habeo, un termine latino che significa “avere cuore, agire con cuore”, comunmente riconosciuta come origine etimologica di “coraggio”. E’ una parola che ho scoperto a 19 anni, quando ero ricoverata a Palazzo Francisci, il Centro di Todi, una vera e propria eccellenza di questa regione che a me ha salvato la vita a tutti gli effetti. La piattaforma Corabea è nata online due anni fa, conta ad oggi circa 140 professionisti sparsi per l’Italia tra psicologi e nutrizionisti. Il team in azienda è composto da una decina di ragazzi, lavoriamo anche all’estero con persone italiane che sono fuori per lavoro. Per queste cose, l’online è sicuramente un vantaggio.

- Ma quando ha deciso di aprire Corabea?
L’idea mi è venuta durante il Covid. In quel periodo io iniziavo a star meglio e iniziai a raccontare la mia storia sui social. Tante persone mi hanno chiesto aiuto, ma io non sono un medico, non posso aiutare un paziente e dirgli cosa è giusto e cosa è sbagliato. Servono degli strumenti giusti, e allora ho deciso di voler creare qualcosa di concreto per loro. Ok i social, ok i reel su Instagram, ma non può bastare: per affrontare i disturbi alimentari serve un servizio più strutturato, quello che poi è diventato Corabea. Ovviamente all’inizio è stato molto impegnativo, non sapevo nemmeno come fare, da dove partire, anche perché prima lavoravo in un’azienda di energia elettrica, non sono nata come imprenditrice digitale.

- Quando ha deciso di fare il passo in più e aprire il centro medico?
Ho sempre pensato prima o poi di passare dal digitale al reale, per “toccare” con mano i pazienti. Mi sarebbe piaciuto creare dei punti fisici anche perché non tutti i disturbi alimentari possono essere curati online. Essendo di Perugia ho deciso di partire con la mia città, ma sicuramente il sogno è quello di arrivare anche in altre zone dell’Italia.

- Tornando al digitale, sui social ormai si trova di tutto, anche in ambito medico, e spesso sono consigli da parte di chi non è un professionista. Voi come avete fatto a non cadere nel polverone e a distinguervi in positivo?
Noi abbiamo una community fidelizzata, perché oltre al mio profilo personale c’è quello di Corabea dove con il team abbiamo deciso di replicare un po’ questa comunicazione che tende a stare vicino alle persone. E’ un modo emotivo per avvicinarci a chi ci vede e ascolta, non c’è una tecnica. Facciamo vedere il volto delle persone che lavorano in Corabea, quindi da tutti gli esperti al team, perché comunque chi ci segue ha bisogno di fidarsi. Visto che siamo anche un servizio online, è importante far vedere che dietro al cellulare ci sono delle persone che lavorano per loro e su cui possono fare affidamento.

- I riscontri sono stati positivi?
Assolutamente sì, tant’è che la Regione e la Usl ci hanno riconosciuto anche come centro medico, un valore in più di Corabea. Io ci sono passata in questa situazione e vedo continuamente persone che provano ad affrontare questi disturbi. So quanto è impegnativo uscirne, anche perché sono percorsi dove purtroppo si tende ad abbandonare, ad essere resistenti, e si ha bisogno di essere seguiti. In questo la tecnologia aiuta molto, noi stiamo anche lavorando a molti strumenti da integrare anche all’interno della nostra app. L’obiettivo di Corabea non è solo quello di fare da intermediari tra paziente e professionista, ma di aiutare anche con un supporto in più.

- Di recente avete stretto una partnership con la Bartoccini Mc Restauri Perugia, la squadra di pallavolo femminile che milita nel campionato di Serie A1. In cosa consiste?
Oltre a essere sponsor, realizziamo dei video di sensibilizzazione. A San Valentino ne faremo uno dove parleremo dell’amore per se stessi.

- Tra le varie iniziative che avete realizzato, oltre all’applicazione che a breve rinnoverete, a maggio 2025 c’è stata l’iniziativa Riflessi, una giornata di sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare. Riproporrete l’evento?
Sì, ci piacerebbe farla diventare una cosa stabile. Si tratta di un appuntamento di sensibilizzazione che è riuscito, abbiamo chiamato i nostri esperti e sono venute al Barton Park tante persone sensibili a questa tematica.

- Ma quanto è difficile riconoscere un disturbo alimentare?
Molto. Da quando sfocia il sintomo a quando chiedi aiuto passano anni. Il lavoro che facciamo nei social è importante proprio perché le persone iniziano a riconoscersi nei sintomi in anticipo rispetto alla media, ci dicono di riconoscersi in quello che diciamo e descriviamo e in questo modo facciamo tanta prevenzione.

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