Attualità
Jeffrey Epstein è stato un finanziere americano, miliardario e figura centrale dell’alta società internazionale, con relazioni che spaziavano da politici a imprenditori, accademici e membri delle famiglie reali.
Dietro l’immagine del filantropo e consulente finanziario, però, si nascondeva una rete sistematica di abusi sessuali su minori.
Il caso esplode per la prima volta nel 2005, quando la polizia della Florida indaga su denunce di ragazze minorenni.
Nel 2008 Epstein patteggia un accordo estremamente favorevole: si dichiara colpevole di reati minori e sconta una pena ridotta, evitando un processo federale.
L’intesa suscita forti polemiche e accuse di trattamento di favore.
Nel 2019 il caso viene riaperto a livello federale: Epstein viene arrestato con l’accusa di traffico sessuale di minori. Un mese dopo, il 10 agosto, viene trovato morto nella sua cella a New York. Le autorità parlano di suicidio, ma falle nella sorveglianza alimentano dubbi e teorie del complotto.
Dopo la sua morte, le indagini proseguono sui complici.
Nel 2021 la storica collaboratrice Ghislaine Maxwell viene condannata a 20 anni di carcere per aver reclutato e abusato di minorenni per conto di Epstein.
Negli anni successivi emergono documenti e testimonianze che confermano l’ampiezza della rete di relazioni del finanziere, riaccendendo il dibattito sulle responsabilità di chi lo ha protetto o ignorato.
Il caso Epstein resta uno dei più gravi scandali di abuso e potere degli ultimi decenni, simbolo di come ricchezza e relazioni possano, per anni, garantire impunità.
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