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L'ospedale di Foligno fa 20 anni tra storia e futuro: "Presidio innovativo fin dal primo giorno"

Giornata di celebrazioni al San Giovanni Battista tra ricordi, aneddoti e numeri delle attività di oggi

Gabriele Burini

29 Gennaio 2026, 10:32

L'ospedale di Foligno fa 20 anni tra storia e futuro: "Presidio innovativo fin dal primo giorno"

Festa all'ospedale di Foligno per i suoi primi 20 anni (foto Marco Cardinali)

C’era chi lo ha costruito e chi adesso lo porta avanti. C’era chi ci ha lavorato e chi oggi si impegna per la cura delle persone. E poi c’erano centinaia e centinaia di cittadini, arrivati fin dal primo pomeriggio nella sala Alesini dell’ospedale San Giovanni Battista di Foligno per i 20 anni dall’inaugurazione della struttura, datata 28 gennaio 2006.
Una giornata, quella di mercoledì, molto importante per ricordare la storia del nosocomio folignate, nato a seguito del terremoto del 1997 e che ha messo il paziente al centro di tutto. Quello di Foligno, infatti, fu un ospedale con delle caratteristiche completamente innovative rispetto agli altri dell’epoca.
Il San Giovanni Battista è stato uno dei primi ospedali aperti, con un ingresso alberghiero e con la sperimentazione dell’ospedale a intensità di cura. Ma anche, come ricordato, un presidio in cui fin da subito le tecnologie l’hanno fatta da padrone - si pensi alla Pet-Tec, alla telemedicina o alla cartella clinica elettronica - e dove, dal primo giorno, l’entusiasmo di chi ci ha lavorato ha svolto un ruolo primario. “Parliamo di un’eccellenza della sanità umbra - ha detto il sindaco Stefano Zuccarini - e lo dicono i numeri. Oggi celebriamo una struttura ancora viva ed efficiente. Il mio auspicio, che rivolgo alla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, è che questa realtà possa crescere e migliorare sempre più”.

Il sindaco di Foligno, Stefano Zuccarini 

Un tema ripreso anche dall’intervento del presidente della commissione Sanità in Senato, Franco Zaffini. “Non posso non osservare, con un po’ di preoccupazione, quello che sembra una sorta di abbandono per il progetto del Terzo Polo. Credo sia indispensabile per garantire un futuro a medio termine per questa struttura e per quella di Spoleto. Il progetto aveva l’assenso del ministero, io posso farmi carico di un’ulteriore attenzione ma se non cammina di pari passo con la costruzione delle reti assistenziali regionali, avremo difficoltà a garantire il futuro degli ospedali di Foligno e Spoleto”.
Monsignor Luigi Filippucci, a nome dell’amministratore apostolico, monsignor Domenico Sorrentino, ha invece sottolineato lo spirito di festa: “Vogliamo ricordare 20 anni di cura ma anche di memoria - non di ricordo - dando continuità e speranza a tutte le persone. L’ospedale è valore, civiltà e cura”.
Coesione e unità che tornano anche nelle parole della governatrice, Stefania Proietti, mentre per la presidente dell’Assemblea legislativa, Sarah Bistocchi, il San Giovanni Battista rappresenta “il simbolo di una classe dirigente, visionaria e lungimirante, capace di reperire e convogliare fondi e investimenti nazionali e regionali per realizzare strutture di qualità”.

LA NASCITA DELLA STRUTTURA
A raccontare la storia dell’ospedale sono stati Maria Rita Lorenzetti e Mauro Zampolini. L’ex sindaco di Foligno, deputata presidente della Commissione lavori pubblici della Camera e infine governatrice per due mandati, ha ricordato tutto il percorso burocratico che ha portato alla nascita del San Giovanni Battista. “Rappresentò un salto epocale, un vero e proprio modello per il suo sistema a intensità di cura. Ma anche il progetto architettonico fu innovativo, perché l’obiettivo era quello di far sentire il cittadino in un ambiente familiare”. Lorenzetti, partendo dal Prg del 1968 in cui si iniziò a parlare dell’ospedale, ha sottolineato il lavoro del Consorzio Umbria Salute e messo in evidenza come, nei suoi anni alla Camera, riuscì a convincere l’allora ministro alla Sanità, Rosy Bindi, a rendere “disponibili le risorse dell’ex articolo 20, che metteva a disposizioni fondi per l’edilizia sanitaria e ospedaliera, per realizzare questa struttura”. Parlando del terremoto del 1997, Lorenzetti, ha quindi sottolineato il grande lavoro di squadra, “un’altra era della politica perché c’era grande collaborazione anche se le idee erano diverse”.
Quindi le difficoltà del trasloco, l’innovazione della Pet-Tac (la terza in Italia), l’aiuto della Fondazione Carifol e la nascita della medicina d’urgenza. “Questo anniversario cade nella stagione dell’approvazione del nuovo piano socio sanitario regionale 2025-2028 - ha concluso Lorenzetti - E’ il momento delle scelte, che saranno condizionate fortemente da quelle che arriveranno dal Governo, ma sarà necessaria la visione. La riforma sanitaria è nata in Umbria grazie a scelte visionarie negli anni ’70. Oggi dilaga la sfiducia tra i cittadini, ma servono aggiustamenti improntati all’accesso uguale per tutti”.

L'ex sindaca, deputata e presidente della Regione, Maria Rita Lorenzetti


Il dottor Mauro Zampolini - presente al San Giovanni Battista dal giorno zero con incarichi diversi (oggi è direttore della struttura complessa di Neurologia, in passato ha guidato l’ospedale) - ha poi ricordato la storia sanitaria della struttura. “La Pet-Tac fu installata con il cantiere ancora intorno. L’innovazione c’è stata dal primo giorno, con la divisione per intensità di cura, che poi non ha avuto successo come tale ma ci ha lasciato la collaborazione tra professionisti e l’umanizzazione nelle cure. Altra novità fu il farmaco automatizzato. E poi la telemedicina che facciamo dal 1999, l’intelligenza artificiale diagnostica, la cartella clinica elettronica che abbiamo dagli anni ’90 mentre ci sono ospedali, come Ancona, dove ancora non c’è”. Il medico ha anche ricordato il periodo della pandemia: “Abbiamo collaborato in maniera molto forte, la qualità della cura era alta e i livelli di mortalità inferiori alla media nazionale. Dovevamo rimodulare aree Covid e non Covid: non è stato semplice”.

Il dottor Mauro Zampolini


L’OSPEDALE OGGI
Come funziona il San Giovanni Battista nel 2026? A rispondere alla domanda sono stati Orietta Rossi, direttore medico dell’ospedale, e Giuseppe Calabrò, direttore del dipartimento di Emergenza urgenza della Usl Umbria 2. “Il Covid ha sicuramente portato dei grandi cambiamenti coniugati alla demografia della popolazione - ha detto la dottoressa Rossi - Una patologia cronica che si riacutizza in una determinata fascia necessita di ricorrere alle cure dell’ospedale. Nel 2025 abbiamo avuto 15 mila ricoveri ospedalieri, un incremento del 22% rispetto al 2006 dovuto prevalentemente al trattamento delle patologie in urgenza. Un aumento c’è stato anche nella medicina semi intensiva, con un +38,4%”. Ma cosa detta la necessità della degenza media? “Non solo il paziente, ma anche l’integrazione con il territorio. Il paziente acuto non può essere sempre dimesso a casa, a volte c’è bisogno di una struttura intermedia. Le sfide per il futuro sono la gestione del paziente cronico anziano, sopperire la carenza di personale senza diminuire gli standard assistenziali, l’integrazione con gli ospedali del territorio, il follow up a domicilio, avere strutture intermedie e ridurre così i ricoveri”.

La dottoressa Orietta Rossi


Come ricordato poi dal dottor Calabrò, si deve “trovare un riequilibrio con un ospedale del territorio. Il fenomeno delle barelle nei reparti deve essere riequilibrato con l’attivazione delle case di comunità. Noi abbiamo due sfide importanti davanti: una è la gestione del capitale umano, l’altra è la sfida tecnologica. Sono collegate tra loro, ma la vera scommessa è rendere attrattiva la professione alle nuove generazioni. Abbiamo meno specialisti dei posti messi a concorso, questo ci deve far riflettere, perché si deve trovare un equilibrio tra la vita privata e quella lavorativa”.

Il dottor Giuseppe Calabrò


LE PERSONE AL CENTRO
E’ stato poi il momento delle testimonianze di alcune persone che hanno fatto la storia dell’ospedale. A partire dall’allora direttore generale della Usl, Walter Orlandi: “Ho dato l’ok a installare la Pet-Tac nel nuovo ospedale senza agibilità, oggi mi arresterebbero (ride, ndr)”. Per poi sottolineare, nella sempre presente “sfida” tra Foligno e Spoleto, come questi due ospedali siano collegati da dei corridoi di 20 chilometri: “Non si può pensare che quello che c’è al San Giovanni Battista si trova anche al San Matteo degli Infermi e viceversa”. E, nel concludere, il lancio di una sfida: “Dall’Umbria è partita la riforma sanitaria, da qui deve ripartire il laboratorio di idee per garantire la sanità pubblica nel nostro paese”.

L'ex direttore generale, Walter Orlandi


L’ex direttore sanitario, Sandro Fratini, ha ricordato il grande entusiasmo del tempo: “Ci demmo appuntamento alle 6 del mattino per trasferire i pazienti, ma quando arrivai le operazioni erano già iniziate perché le persone fremevano. I servizi sanitari si reggono sull’entusiasmo delle persone: senza l’entusiasmo e senza la voglia di fare questo mestiere, non riusciamo a portare avanti una cosa innovativa e che serva veramente alle persone”.

L'ex direttore sanitario, Sandro Fratini

Quindi, i ricordi di Annita Rondoni dell’Associazione italiana sclerosi multipla - “Prima di criticare, troviamo le soluzioni. Cerchiamo di dire grazie” - e di Monica Sassi, presidente della Fondazione Carifol e per 35 anni medico oncologo proprio al San Giovanni Battista: “Se questa Fondazione ha sempre avuto e ha tutt’ora cura dell’ospedale, è perché lo sguardo che vogliamo avere è quello che i nostri colleghi hanno verso i pazienti, per migliorare le loro condizioni”.

Monica Sassi, presidente della Fondazione Carifol, e Annita Rondoni dell'Associazione italiana sclerosi multipla

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