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Corriere dell'Umbria, 18 maggio 1983: il giorno in cui si compí il miracolo

corriere umbria La gloriosa rotativa del Corriere dell'Umbria

Sono l'ultimo dinosauro della preistoria di questo giornale, di quell'epoca primordiale cioè che portò alla nascita del Corriere, ancora in servizio in redazione.
Del nucleo originario che, a partire dalla primavera del 1983 fa comparire in edicola, tutti i giorni, il Corriere dell'Umbria sono rimasti operativi, da titolari, anche altri due giornalisti: Felice Fedeli e Maurizio Muccini. E il fotografo Giancarlo Belfiore. Ma in quell'inverno del 1982 che vide la gestazione dell'edizione capostipite del gruppo ancora non c'erano.
IL MONDO CHE CONTINUA
Tutti gli altri dinosauri (giornalisti, poligrafici, tipografi, centraliniste, dimafoniste, segretari e segretarie di redazione, impiegati e dirigenti), se ne stanno a godere la meritata pensione. Qualcuno di loro, nel frattempo, ci ha lasciato. I colleghi che ora sono qui, nella squadra che ho l'orgoglio e l'onore di guidare, sono arrivati dopo.
Oggi, 18 maggio 2023, sono trascorsi esattamente 40 anni dall'uscita del primo numero. E da dinosauro sono contento, perché ho la certezza che il mondo al quale appartengo ancora mostra forti segnali di vita.
IN VERITA' TUTTO EBBE INIZIO PRIMA
Sempre da dinosauro, poi, ricordo anche che il 18 maggio, in verità, fu soltanto il giorno in cui riuscimmo a mettere a terra la pietra miliare del primo chilometro di un lungo percorso che continua ancora oggi e che fu avviato da Leonello Mosca diversi mesi prima, con un progetto al quale in pochi avevano inizialmente creduto: nell'inverno del 1982, appunto, quando ci incontrammo più volte, a Perugia, per gettare le basi di un quotidiano made in Umbria. Io non ero ancora giornalista, anche se in verità dal 1981 scribacchiavo per Il Tempo e per la Gazzetta di Foligno. Ma avevo un amico: Renato Campana. Anche lui non era ancora giornalista, ma sognava di farlo.
Lo avevo conosciuto quando avevo 14 anni, nel gennaio 1982, alla Gazzetta di Foligno, un settimanale che all'epoca si stampava ancora a caldo, e che come direttore aveva don Germano Mancini, lui sí già vero giornalista, di quelli con il tesserino da pubblicista nel taschino. Renato aveva saputo da don Germano che Leonello Mosca cercava corrispondenti dalle città umbre per l'emittente televisiva Rte 24h. E quando, nel mese di novembre del 1982, andò a parlare con Massimo Minciaroni, uno degli uomini di fiducia di Mosca, si trascinò dietro me. "Ci hanno offerto di fare i corrispondenti da Foligno di Rte", mi disse finito il colloquio. Ma in verità a me non era stato offerto alcunché. A me non avevano neppure gettato uno sguardo, perché ero un ragazzino di 15 anni. E l'offerta era solo per lui, ma Renato era un generoso, oltre che un maestro.
IL PASSAGGIO DALLA TV AL GIORNALE
La questione sembrava chiusa perché, nel frattempo rimanemmo a scrivere solo per la Gazzetta di Foligno, ma il 21 dicembre del 1982, Renato mi diede l'annuncio: "Quelli di Rte hanno deciso di fare un quotidiano, il primo vero giornale dell'Umbria. Dobbiamo cominciare subito a inviare notizie per il telegiornale. Serviranno come pezzi di prova per capire se siamo pronti". E cominciammo, cosí, a produrre un notiziario, regolarmente retribuito a partire dal primo gennaio 1983, mentre gli spostamenti sull'asse Foligno-Perugia si intensificarono fino a diventare quotidiani. Eravamo corrispondenti da Foligno, ma tutte le sere raggiungevamo Perugia dove c'era grande fermento: sentivamo che non potevamo rimanere lontani da quella che, inconsapevolmente, era già una redazione centrale. Ma i giorni passavano senza novità sul fronte della concretezza cartacea. Perché? "Perché manca ancora un direttore, uno che abbia già il tesserino da giornalista" rispondeva Gino Taffini, altro uomo di fiducia di Mosca che sarebbe in seguito diventato responsabile della diffusione.
IL GIORNO DELLA SVOLTA
Poi la svolta arrivò. Era uno dei primi giorni di maggio del 1983, tardo pomeriggio e mi trovavo con don Germano Mancini a preparare il telegiornale di Tele Effe, sulla cima del "grattacielo" dell'hotel Umbria, a Foligno. Una giornata di cielo perfettamente sereno che, dalle vetrate, permetteva di ammirare l'intera valle umbra da Spoleto fino all'acropoli di Perugia. "Chissà dov'è finito Campana..." aveva appena esclamato dalla sala regia Salustri, l'uomo-macchina, colonna portante di Tele Effe, quando Renato uscì dall'ascensore: "Ci siamo, va in edicola il Corriere dell'Umbria. C'è il direttore. Intanto ci hanno dato questo: è un telecopier e serve per trasmettere a Perugia, via linea telefonica, i pezzi scritti a macchina".
IL NUMERO ZERO PROVA DI UN QUOTIDIANO
Andammo a Città di Castello, alle Arti Grafiche, per veder stampare il numero zero, o meglio il numero speciale come lo si chiamò allora, che il 15 maggio 1983 venne distribuito gratuitamente a Gubbio. Per raggiungere Città di Castello Renato, che non aveva né auto né patente, aveva convinto un folignate incontrato davanti il palazzo comunale di Foligno: "Portaci su che si va a vedere come nasce un giornale". Di lui ricordo solo il soprannome: Peppe Lu Niru, affibiatogli dai folignati perché di lavoro faceva l'asfaltista. Guidava una vecchia Fiat 124 color verde rospo. E da quel giorno, per mesi, divenne l'autista ufficiale della redazione di Foligno, insieme ai vigili del fuoco che, nei casi più urgenti, ci accompagnavano sui luoghi della cronaca dandoci un passaggio nelle cabine delle autocisterne.
IL PRIMO NUMERO CON L'ETNA E LE PECORE
A Città di Castello ci tornammo il 17 maggio 1983 per veder stampare anche il primo numero. Ci accolse Gino Taffini, con un sorriso immenso e con le braccia spalancate: "Ci siamo, ragazzi, ci siamo!". "Ci siamo sí, ma c'è ancora molto da fare...", fu il commento immediato di Renato. Eravamo, infatti, contenti di tenere tra le mani quello che sembrava essere un vero giornale, ma delusi di vedere che chi aveva impaginato le cronache di Foligno aveva scelto come foto, a corredo di un servizio su un seminario sulle carni alternative, un insignificante branco di pecore accompagnato da pastore solitario. In prima pagina, poi, la notizia principale era l'Etna in eruzione...
Insomma, avevamo calcolato tutto: far uscire i primi giorni solo i pezzi che ritenevano migliori, quelli firmati dal capo della redazione, Leo Muccini; cercare notizie con tanti nomi; cercare notizie tra le associazioni anche quelle più piccole e dimenticate. Ma non avevamo tenuto conto del fatto che nessuno di noi era ancora un vero giornalista: soprattutto nella sede centrale, dove il giornale veniva imbastito e confezionato.
UNA NOTTE INSONNE E IL PRIMO RISULTATO
Passai la notte tra il 17 e il 18 maggio 1983 insonne. E la mattina dopo marinai la scuola. Poco prima delle 8, ricordo che andai all'edicola di Porta Romana, a Foligno, per comprare la prima copia pagandola con 500 lire di carta. E, poco dopo ne comprai altre tre. Avevo, infatti, il timore che nessuno avrebbe acquistato quel giornale. E la stessa paura l'avevano anche tutti quelli che avevano partecipato alla sua nascita: troppo brutto il primo Corriere per competere con La Nazione e con Il Messaggero; troppo casareccio per piacere; troppo popolare per poter sopravvivere. Ma l'apprensione scomparve quando, il giorno dopo, Taffini ci annunciò i risultati: "Seimila copie stampate, seimila copie vendute. E alle 10.30 eravamo già andati esauriti in molte edicole...".
UN GIORNALE MA SENZA GIORNALISTI
Il Corriere dell'Umbria era fatto. Ora andavano fatti i giornalisti del Corriere dell'Umbria. I primi anni furono i più difficili, tra refusi, superficialità e incompetenze, ma la voglia di fare qualcosa di grande ci coinvolse tutti e ci permise, inconsapevolmente, di crescere. Come quando il 28 agosto 1984, insieme a Maurizio Muccini, accompagnati da Maurizio Marsili e Roberto Federici, amici del giornale, riuscii a intervistare Diego Armando Maradona inseguendolo nell'ascensore dell'hotel della Torre di Trevi dove era giunto in ritiro col Napoli per giocare, il giorno dopo, con il Perugia per la Coppa Italia. Il Napoli era in silenzio stampa, ma a Maradona vedere dei simpatici ragazzini italiani farsi avanti aiutandolo anche a portare le borse lo portò ad esclamare: "Dos preguntas para lo Correo de l'Umbria? Cierto que sí". Per Radio Subasio e i telegiornali dell'epoca fu una notizia da mettere in risalto (erano presenti gli inviati di tutti i grandi media rimasti fuori dall'ascensore): "Giovani giornalisti umbri rompono il silenzio del Pibe de Oro".
Peccato, però, che ancora non ci credevamo neppure noi a quello che eravamo capaci di fare. L'intervista la scrissi a macchina mentre a bordo della Diane rossa guidata da Marsili cercavo, a ogni curva, di non far scarrellare la mia vecchia Olivetti MP1 del 1932. Ma il collega del settore Sport della redazione centrale, al quale la consegnai sulle mani, non si fidò fino in fondo della veridicità del servizio. E lo pubblicò sí sul Corriere dell'Umbria, ma tagliandolo e collocandolo in pagina come una semplice notizia di contorno, senza risalto in prima.
UNA STORIA DIVENTATA LUNGA
Ora sarebbe lunghissima raccontarvi cosa è successo nei 14.508 giorni a seguire fino ad oggi. Perché ci sarebbero altre mille e mille ancora di queste storie zeppe di aneddoti e curiosità. Molte gloriose e alcune anche ingloriose. Molte da ridere e alcune da far piangere. E io sono fortunato perché posso dire di averne vissute una buona parte, sia in ultima che in prima fila.
CON LA VOGLIA DI RACCONTARE
Grazie al Corriere ho potuto seguire piccoli e grandi fatti di cronaca. Mi sono anche specializzato nel settore dell'automotive potendo scambiare, più volte, quattro chiacchiere con personaggi del calibro di Enzo Ferrari, Gianni Agnelli, Michael Schumacher, Francois Michelin e Sergio Marchionne. E, spendendo buona parte degli stipendi che ho guadagnato, ho girato il mondo in lungo e in largo, accreditato per il giornale anche per eventi che hanno segnato la storia come i ritorni alla Cina di Hong Kong prima e Macao poi. Ho pure visitato le redazioni di molti giornali stranieri, grandi e piccoli e di tutti i continenti, per farmi amici tra i colleghi e copiare le idee migliori. Spinto solo dalla voglia di vedere, di raccontare e di scrivere, mi sono ritrovato anche ad affrontare qualche piccola avventura. Sono stato in fronti di guerra come quelli della Jugoslavia, a Osijek e Karlovac, e della Casamance, tra Ziguinchor, Kolda, Velingara e la Guinea Bissau. Per descrivere ai lettori del Corriere dell'Umbria cosa accadeva a Karlovac, a bordo di una Golf rossa senza cristalli e insieme al collega Riccardo Marioni e a un operatore tv, ho raggiunto un avamposto croato in territorio controllato dai serbi, sfidando i cecchini che sparavano a chi transitava su un ponte ridotto a groviera dai colpi di mortaio. Per non conoscere la lingua coreana, a Panmunjom, nella fascia demilitarizzata del 38' parallelo, dopo aver ottenuto un permesso speciale rilasciato solo a dieci giornalisti europei e americani, ho rischiato l'arresto dopo aver violato il divieto di toccare il tavolo dell'armistizio tra Corea del Nord e Corea del Sud poggiandoci candidamente sopra la mia Nikon 801S. I nordcoreani si erano infuriati e stavano per agguantarmi quando un ufficiale sudcoreano mi ha salvato tirandomi per un braccio dietro la linea dell'Hyujeonseon, il confine fissato nel 1953 che è tracciato anche nella baracca delle trattative.
COL CORRIERE ALLA PARI DI GRANDI TESTATE
Nulla in confronto a quanto possono dire di aver vissuto i grandi inviati. Molto per un cronista qualunque che, all'inizio, sognava di fare ben altro e che, comunque, spesso si è ritrovato in prima fila a rappresentare il Corriere dell'Umbria alla pari di testate dai nomi più altisonanti della stampa internazionale.
IL SUCCO DEI PRIMI QUARANTA ANNI
Tutto questo lo devo a dei sognatori che hanno creato e portato avanti questo giornale. Ai colleghi nati con me e a tutti i direttori che mi hanno preceduto, spronato e dato fiducia. A editori che anche nei momenti più difficili hanno sempre mantenuto gli impegni. A un proprietario che, appena 5 mesi fa, ha iniziato il rilancio del Corriere rilevandolo da un altro editore che aveva affrontato il momento più difficile del giornale e dell'editoria italiana. A una scuola di giornalismo nata quasi per caso nel garage di un condominio in via Caduti del Mare a Perugia. A maestri improvvisati; e a maestri altamente titolati. A mediocri giornalisti, ma dalla grande dignità ; e a bravi giornalisti, anche se qualcuno di loro con scarsa dignità. II succo di questi 40 anni, forse è proprio qui, nelle professionalità che sono nate e cresciute all'interno, nel grande lavoro di squadra e nella grande passione che il Corriere è stato sempre capace di portare avanti fin dal primo giorno. Un mix che a me ha fatto diventare il dinosauro che sono e al Corriere il grande giornale che è e che sarà ancora a lungo. Anche quando l'ultimo dinosauro si sarà estinto.

Sergio Casagrande inizia l'attività giornalistica all'età di 14 anni, nel 1981, come collaboratore de Il Tempo e della Gazzetta di Foligno. E' stato il più giovane pubblicista (1985), il più giov...