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La ricetta di Luca de Meo, Ceo Renault, per il futuro industriale dell'Europa

Lettera-DeMeo

Manca davvero poco alle prossime elezioni europee (6-9 giugno) e Luca de Meo, Ceo Renault, dice la sua, sulle future politiche industriali dell'Europa, con una lettera di 20 pagine, inviata a chi di dovere. Farebbero bene ad ascoltarlo, uno come De Meo, che ha dimostrato, in anni di carriera, le sue capacità e la sua competenza, con le più grosse case automobilistiche, tuttora presenti sul mercato. "L'industria automobilistica - inizia De Meo - occupa 13 milioni di persone in Europa ed il peso economico del settore rappresenta l'8% del Pil Europeo. Un'industria che esporta più di quanto importa, generando un saldo commerciale positivo, tra Europa e il resto del mondo, di 102 miliardi di euro. Un'industria, che rappresenta entrate per circa 392 miliardi di euro, più del 20% dell'intero gettito fiscale europeo". Nella sua roadmap, Luca De Meo parla dell'importanza del settore automobilistico, non solo per l'economia, ma anche per lo stile di vita europeo ed evidenzia come: "Gli Stati Uniti incentivano, i cinesi pianificano, gli europei regolamentano". Tutto ciò, si traduce in una concorrenza sbilanciata, che rischia di creare seri danni all'industria europea.
De Meo chiarisce bene che, ormai: il 51,6% delle auto nuove è appannaggio del mercato asiatico, il 23,7% (praticamente la metà) finisce in Nord e Sud America ed al vecchio continente resta il 19,5%. Gli studi di settore, poi, calcolano che, almeno fino al 2040, l'80% di passeggeri e merci, seguiteranno a viaggiare su ruote. Un panorama, che si complica, se l'Europa seguiterà a dare segnali di debolezza, incapace di affrontare e sfruttare l'imminente transizione verso l'elettrico, affrontando nuove categorie di valore: veicoli elettrici, software, mobilità (inclusi servizi finanziari ed energetici) ed economia circolare. Una battaglia, che per essere vinta, deve passare attraverso sei sfide: Rivoluzione digitale (si pensa che il software passerà dall'odierno 20% del costo di un'auto, al 40% entro il 2040); Regolamenti efficienti (ogni anno si chiede di rendere le auto più efficienti ed ecologiche ed al tempo stesso più economiche); Volatilità tecnologica (la realizzazione di una gigafacory per la produzione di batterie, costi esorbitanti a parte, può diventare obsoleta già dopo pochi anni); Volatilità dei prezzi (il prezzo, soprattutto quello delle nuove materie prime, come il CRM, è soggetto a forti oscillazioni); Formazione del personale (l'automotive impiega circa 25 milioni di persone, che necessitano di una formazione adeguata, per accedere alle nuove sfide).
Tutto ciò, deve essere interpretato, sempre secondo De meo, in una giusta ottica concorrenziale e produrre auto in Europa, ora come ora, costa di più, che in altre parti del mondo, come la Cina, che produce al 25% in meno (circa 6-7.000 euro ad auto). Cina e Stati Uniti, poi, stanno distribuendo contributi sempre più corposi all'industria ed in Europa non avviene nulla di simile, col risultato che: il costo del lavoro è superiore del 40%. In conclusione: troppi nuovi regolamenti sono introdotti ogni anno dall'Europa e non nel resto del mondo, si perde competitività, aumenta il prezzo delle auto (oltre il 50% in più, rispetto a 20 anni fa) e si perdono posti di lavoro (già più del 40% in Francia); le auto nuove non si vendono ed il parco circolante invecchia (invecchiamento letteralmente raddoppiato); il 4% delle vendite di veicoli elettrici in Europa è cinese e, nel 2023, il 35% dei veicoli elettrici esportati in tutto il mondo era di provenienza cinese; solo il settore dei veicoli endotermici ha un impatto da 500.000 posti di lavoro. Nonostante tutto, De Meo afferma che il business dell'elettrico offre opportunità enormi, quantificabili in 200 miliardi di euro, solo nel perimetro geografico di Renault. "Attualmente - prosegue De meo - solo l'8% delle vendite è rappresentato dall'elettrico, ma noi pensiamo che entro il 2030, si arriverà al 55%".

Giovanni Massini, romano, classe 1956, professionista, laureato in Legge nel 1979. Inizia a scrivere di motori, infrastrutture e trasporti nel 1990, per diventare presto capo redattore, presso la rivi...