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Anche dall'Umbria il no alla Schlein capolista alle elezioni europee

Elly Schlein Elly Schlein, segretaria del Pd

Donne contro donne ed è dall'Umbria che è venuta la prima firma contro Elly Schlein capolista: quella di Morena Bigini, che nell'appello che dice no alla segretaria alle europee si presenta come "portavoce regionale Umbria". Probabilmente solo per ragioni alfabetiche, ma ci vuole coraggio.
L'appello alla Schlein - ma sarebbe più veritiero definirlo lo sganassone - è di metà gennaio, ma è curioso che la leader del partito ancora non abbia preso una decisione, soprattutto dopo la strattonata delle donne.
Nell'elenco figurano personalità note come Simona Malpezzi, Enza Bruno Bossio, Silvia Costa, Valeria Valente, Stefania Pezzopane, tanto per citarne alcune. E in testa a tutte spicca Morena Bigini, che certo non si fa mai mancare la parola quando si tratta di cantarne quattro. (Nel web di appelli del genere se ne trovano assai, addirittura nel 2018 quando sottoscrisse quello contro il "partito chiuso" alle donne).
Ma ora la botta - se possiamo definirla così - è stata ancora più tosta, anche perché mette sotto accusa il boicottaggio delle candidature femminile alle europee con la discesa in campo della Schlein. Assieme all'orribile paragone con la Meloni?e parlano di "molteplici conseguenze negative".
Ma come, dicono e scrivono, ora abbiamo nove donne su 16 membri del Pd in Europa, ti rendi conto che se ti candidi tu ce ne saranno di meno, perché i maschi faranno man bassa di preferenze? Da una parte è sbagliato "rincorrere il leaderismo della destra di Giorgia Meloni, che certamente non si preoccupa di agire in contrasto con l'etica femminista della responsabilità concorrendo per un ruolo che poi non potrà esercitare effettivamente e con il rispetto del voto degli elettori e della dignità delle assemblee elettive".
Ma c'è di più e qui arriva la ciccia: "E' un dato di fatto che proprio la candidatura della prima segretaria del Pd, specie se plurima (cioè in tutta Italia, ndr), determinerebbe il paradosso di costituire una mannaia per il meccanismo della parità di genere in sede elettorale, comprimendo la possibilità concreta per le nostre candidate di essere elette. Non possiamo correre il rischio di portare meno donne nel Parlamento europeo proprio quando alla guida del Pd c'è una donna e una donna femminista". Insomma, cara Elly, gli elettori voterebbero solo te e non una di noi?
Insomma, Morena Bigini e le sue compagne vogliono dalla Schlein una sola cosa: "Rappresenti già il riferimento pubblico per il Partito Democratico e la tua indubbia attrattività elettorale può essere generosamente spesa in misura più compiuta affiancando nella disputa elettorale le candidature delle donne e degli uomini espressione dei territori". Praticamente, porta la bandiera e non pensare a prendere i nostri voti.
Il che spiega anche il silenzio della leader, che magari si sarà pure offesa per essere messa in discussione in questo modo. E chiarisce ancora una volta il grande enigma di un partito che ha visto eleggere alla segreteria una donna votata alle primarie da chi non era iscritto al Pd. L'apparato con Bonaccini, gli esterni con lei. E aver fatto prevalere la Schlein comporta come conseguenza che chi deve tirare la carretta non ci sta. "Quei posti a Straburgo non ce li può togliere", dicono nella sostanza.
Ma la vicenda svela anche un altro cambiamento di non poco conto nella politica. Un tempo iscritti, militanti, dirigenti di un partito sarebbero stati orgogliosi di avere il leader alla testa della lista per cui fare la campagna elettorale nel territorio.
Ora no, contestano chi li guida, ed è un paradosso niente male. Nonostante ci sia la possibilità di esprimere tre preferenze, e quindi scegliere due donne e un uomo.
Evidentemente non si fidano proprio del partito dei "maschi", che magari punteranno su due uomini e una donna, proprio la Schlein.
Dalla Bigini in giù, le 26 compagne sono proprio arrabbiate e non lo mandano a dire. Lo scrivono e lo firmano con indubbio coraggio.
Pare non essere invece cambiato nulla ? all'interno del partito ? proprio rispetto a quell'aprile del 2018 quando furono in 400, e anche allora c'era la rappresentante delle donne umbre, a dire basta al partito chiuso al genere femminile.
Alle elezioni politiche erano "bastate le pluricandidature di 8 donne in più circoscrizioni elettorali per escludere 39 candidate e favorire l'elezione di altrettanti uomini". I posti, le poltrone, mancano sempre? avevano suscitato scalpore in particolare le pluricandidature di Marianna Madia e di Maria Elena Boschi.
Ora tocca alla Schlein. Che noia però. Nel frattempo, chissà se sono arrivate altre firme a turbare il Nazareno. O la Nazarena?