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Nevi spenga il fuoco azzurro contro Matteo Salvini

Raffaele Nevi Raffaele Nevi, portavoce Forza Italia

Generalmente Raffaele Nevi è persona garbata e anche piacevole da ascoltare. E' il portavoce di Forza Italia e ha il compito di spiegare la posizione del suo partito. Il parlamentare umbro però non sempre ha il piede sulla frizione e la campagna elettorale ogni tanto va anche in testa a lui. Succede ad esempio quando Tajani legge i sondaggi che vedono la Lega sopra Forza Italia - oppure teme le preferenze del generale Vannacci - e allora scatta l'ordine. E a Nevi tocca adeguarsi. Sparge caffè anziché camomilla e per un moderato come lui deve essere un trauma. Ma anche da parte sua ci vorrebbe rispetto per un alleato come Matteo Salvini, senza il quale gli azzurri non avrebbero ministri, sottosegretari e presidenti di commissione. Certo, è vero anche il contrario ma nel leader leghista non si vede la vis polemica che contro di lui ogni tanto si abbatte dagli azzurri. Ad esempio, per Nevi Salvini non deve dire basta inciuci con la sinistra. E questa è davvero una bella pretesa. Eredi di Berlusconi, in Forza Italia sembrano dimenticare la lezione del Fondatore scomparso, quando unì il fronte alternativo alle sinistre, a partire dal MSI. Non ci si può meravigliare dunque rispetto alla domanda posta da Salvini: in Europa preferite Macron o la Le Pen? Basta rispondere pacatamente e senza offendersi che il modello resta il centrodestra italiano con le sue famiglie politiche di riferimento. Invece si provoca Salvini - e stupisce che lo faccia proprio Nevi - intimandogli di lasciare il suo gruppo parlamentare in Europa "e aggiungersi a noi". Nessuno dalla Lega fa di queste cose a Forza Italia? Poi, l'ultima della serie è sul piano salva casa, prima paragonato proprio dagli azzurri ad un condono - a cui sono notoriamente insensibili... - poi individuato come un testo da leggere con attenzione e infine pretendere di metterlo in coda a un disegno di legge di Forza Italia. Eppure è un decreto legge del governo di cui anche loro fanno parte... Ma Nevi - chissà su input di chi - riesce a dire che "aspettiamo la proposta del ministro Salvini che si può unire alla nostra già in discussione al Senato". Non è normale tutto questo. Perché da lunedì prossimo si dovrà tornare a governare assieme e tutto possiamo attenderci tranne che continui un battibecco per racimolare un voto in più a danno dell'alleato-avversario. Anche perché un tema incombe su tutti nell'agenda del governo, quello della guerra, che toglie risorse e non vede cessare i rischi di un'espansione. A parole tutti condividono l'idea che l'Italia non vuole la guerra alla Russia, compreso il ministro caro a Nevi, però quando ne parla Salvini sembra sempre che ci sia un retropensiero legato a Mosca. E questa è una bestialità, perché il leader della Lega semplicemente non vuole che nostri ragazzi vengano usati come carne da macello. Poi, c'è da agire sul piano parlamentare senza farsi prendere da gelosie inutili. Quel piano salva casa serve a tantissimi italiani, che votano anche per gli azzurri. È un po' superficiale la pretesa di mettere il decreto legge del governo in fila a una proposta di Fi. Anche perché quello di Salvini è già in vigore e semmai può essere il testo adatto ad accogliere emendamenti propositivi e non deve essere sminuzzato per ragioni di bottega e di partito. Infine, il caso Vannacci. Anche su di lui dagli azzurri ne sono state dette troppe, con una certa dose di cafonaggine che non fa onore alla tradizione del partito di Berlusconi. Si sa che il generale, votabile in tutta Italia per scelta del leader della Lega Salvini, attrarrà tanti voti sulla sua candidatura. Suggerirei di criticare più quella della Salis, diciamo, che non quella di un militare alleato e che si è fatto onore in tutto il mondo al servizio della Patria. Nevi, che è appunto portavoce di Forza Italia, lo faccia capire al suo partito. L'avversario è a sinistra, non a destra. O no? Ecco perché la domanda è se si preferisce Macron alla Le Pen. Perché cresce il dubbio, con gli attacchi a Salvini, che si voglia continuare lungo una strada dell'alleanza con i socialisti. Ha voglia Tajani a dire che lui fu eletto presidente a Strasburgo contro la sinistra e senza la Lega. Il caso vuole che invece furono i grillini a determinare l'elezione della "sua" Ursula von der Leyen alla ben più potente presidenza della commissione europea. Quella strada non può piacere a chi vota centrodestra. Perché nel caso di Tajani ci fu la conquista di una bella poltrona; in quello della maggioranza Ursula, la costruzione di politiche filocinesi che hanno fatto male anche agli italiani.