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Nuove carceri o ancora clemenza? Verini chiede soluzioni a Nordio

Walter Verini, Walter Verini, parlamentare del Pd

Dal pianeta carcere nuovi problemi, ma anche proposte di soluzioni, pur se diverse a seconda dei vari soggetti. In Umbria, come abbiamo già visto recentemente, la situazione penitenziaria ha portato il governo ad una prima decisione: torna il provveditorato autonomo. Le carceri umbre non potranno aspettare quel che si stabilisce per gli istituti penitenziari toscani. Ma evidentemente non basta e lo dice Walter Verini, parlamentare del Pd, che prende spunto dalla situazione nella regione per proporre soluzioni alternative alla costruzione di nuovi carceri. Tre le proposte contenute in un'interrogazione presentata al ministro Nordio. 1) ridurre il sovraffollamento, che "costituisce un serissimo ostacolo a un'esecuzione della pena conforme ai precetti costituzionali e capace di favorire il graduale reinserimento del detenuto nel tessuto sociale, prevenendo in tal modo i rischi di recidiva". 2) rafforzare il personale di servizio nelle carceri italiane sia amministrativo che della Polizia penitenziaria e del trattamento, anche per "assicurare a tutti gli operatori di svolgere il lavoro complesso e difficile che sono chiamati a svolgere". 3) intervenire sulle strutture carcerarie, con interventi di manutenzione e ristrutturazione, al fine di renderle adeguate alle necessità, compresa l'esigenza di "assicurare una piena ed effettiva tutela della salute dei detenuti a partire da quelli psicologicamente più fragili". In tutta Italia, spiega Verini, al 31 marzo 2024 erano 61.049 le persone detenute, a fronte di una capienza ufficiale di 51.178 posti. Le donne erano 2.619, il 4,3 per cento dei presenti, e gli stranieri 19.108, il 31,3 per cento. In Umbria, in particolare, il tasso di sovraffollamento è al 115,1 per cento a cui corrispondono 1.548 detenuti a fronte di una capienza massima di 1.345 posti. A Perugia sono 421 i detenuti a fronte di 363 posti, a Terni 556 per 422 posti, a Spoleto 456 per 462 posti e a Orvieto 115 per 98 posti. Poi, c'è la questione della la carenza di personale, che è una delle criticità sistemiche che attanagliano gli istituti penitenziari, una carenza trasversale che riguarda tutti gli operatori, dal personale amministrativo ai funzionari giuridico-pedagogici, sino ad arrivare ai direttori. Il rapporto tra detenuti e agenti attuale è pari ad 1,96 detenuti per ogni agente, a fronte di una previsione di 1,5. In Umbria il rapporto è pari a 2. L'affollamento e la carenza di personale determinano altresì mancanza di un'adeguata copertura di cure sanitarie, pochi fondi per la formazione e per il lavoro, anche in vista del reinserimento sociale. A fronte dai numeri, il parlamentare dem sottopone al guardasigilli il recente rapporto dell'associazione "Antigone", che non prende in considerazione l'edilizia penitenziaria, per tempi e costi di strutture nuove per i detenuti. Di qui le tre proposte sopra elencate, anche se il rischio di provvedimenti di clemenza potrebbe sembrare la strada più facile, ma certo impopolare. Qualcosa bisognerà però fare, proprio per la logica dei numeri. Anche perché le cronache registrano un preoccupante incremento dei suicidi in carcere, che già alla data del 15 aprile 2024 ammontavano a 30, con una media dall'inizio dell'anno di uno ogni 3,5 giorni; al riguardo val la pena evidenziare come nel 2022 a fine anno si sono registrati ben 85 suicidi, il numero più alto mai registrato finora. Aumenta anche il numero di morti in carcere per cause diverse dal suicidio. Nell'ultimo anno sono 5 le persone che si sono tolte la vita nelle carceri dell'Umbria. Nel rapporto di Antigone si evince che l'Umbria è la regione d'Italia in cui più volte si è applicato l'isolamento e in particolare questo avviene nel carcere di "Capanne", con una media di 117,91 provvedimenti di isolamento disciplinare applicati nel 2022 per ogni 100 detenuti; a seguire ci sono Orvieto (99,78) e Spoleto (40,57). Perugia è anche uno degli istituti con il più alto tasso di detenuti stranieri (59,6 per cento). È evidente che la questione carceraria va assunta dalla politica come priorità. E sarà importante seguire quale riscontro darà il guardasigilli Nordio ai problemi posti da Verini. Certo, anche se c'è chi preferisce non affrontare la scelta di nuova edilizia carceraria, la risposta alternativa ben difficilmente potrà essere rappresentata da nuovi provvedimenti che svuotino le prigioni. Non sfugge a nessuno quanta sensibilità ci sia sul tema nella pubblica opinione. Ma il tema di come affrontare la detenzione resta tutto intero.