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Italia centrale, motore per studenti che non vogliono fare casino

marchetti deputato La proposta di legge vede tra i sottoscrittori anche il deputato umbro Marchetti (Lega)

E per fortuna che c'è chi vuole che a scuola e nelle università si vada per apprendere e non per fare casino. Tra qualche giorno sarà assegnata in commissione alla Camera una proposta di legge sfornata dalla Lega per istituire la Scuola superiore dell'Italia centrale e magari si riuscirà finalmente a parlare dell'eccellenza chiamata sapere. La prima firmataria è Giorgia Latini, e tra i sottoscrittori anche il deputato umbro Marchetti. Dare un segnale di ulteriore specializzazione serve agli studenti per crescere con ulteriori opportunità nel mondo del lavoro in tutti i territori dell'Italia che sta in mezzo, quella centrale appunto. Ad esempio, come racconta la parlamentare leghista, "nell'Italia meridionale c'è già". E aggiunge la Latini: "E' ora di darsi da fare anche dalle nostre parti, per i territori". Non solo Lega, perché la proposta è stata sottoscritta anche da Battistoni di Forza Italia e probabilmente, se non ci saranno le solite gelosie di partito, non dovrebbe trovare ostacoli per la sua approvazione neppure a sinistra. Chi vivrà vedrà. Interessanti e soprattutto utili i corsi di laurea previsti dalla legge: a) corsi di dottorato di ricerca di alto profilo, anche internazionale; b) corsi ordinari collegati a corsi di laurea o di laurea magistrale attivati, nel triennio di sperimentazione, dalle università partecipanti inizialmente (Università Politecnica della Marche, Università di Perugia e Università dell'Aquila). Nella relazione alla proposta l'on. Latini e gli altri promotori scrivono che "la Scuola si propone di offrire programmi di studio altamente specializzati e si focalizza su alcuni ambiti disciplinari di carattere strategico per i territori del Centro Italia collegati ai percorsi di ricerca dell'ecosistema dell'innovazione per l'Italia centrale facenti parte del progetto Vitality". La linea prioritaria dell'ecosistema prevede: innovazione, digitalizzazione e sostenibilità per l'economia diffusa nel centro Italia con territori accomunati da caratteristiche socioeconomiche, urbane e territoriali simili (bassa densità di popolazione, significativo valore storico, ambientale e paesaggistico; settore produttivo costituito prevalentemente da piccole e medie imprese). La creazione della Scuola superiore dell'Italia centrale svolgerà un ruolo fondamentale nello sviluppo innovativo del territorio stimolando processi di creazione di conoscenza in materia di tecnologie digitali, scienze dei materiali e nanotecnologie, ingegneria, architettura e design, fisica, tecnologie energetiche, scienze mediche e biotecnologie, ingegneria biomedica, scienze psicosociali e della comunicazione, diritto comparato della globalizzazione e diritto internazionale. I costi? I parlamentari hanno pensato anche a questo. All'inizio, il carattere sperimentale dell'iniziativa riguarderà un numero ridotto di allievi e la spesa sarà limitata: il quarto comma dell'articolo unico della legge prevede che per "le attività della Scuola superiore dell'Italia centrale è autorizzata la spesa di 6,938 milioni di euro per l'anno 2024, di 18,023 milioni di euro per l'anno 2025, di 31,709 milioni di euro per l'anno 2026, di 46,930 milioni di euro per l'anno 2027 e di 62,093 milioni di euro per l'anno 2028". In particolare, a partire dal terzo anno di operatività e comunque non oltre lo scadere del triennio sperimentale e previo reperimento di idonea copertura finanziaria, con apposito provvedimento legislativo, e previa valutazione positiva dei risultati da parte dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, la Scuola superiore dell'Italia centrale assumerà carattere di stabilità e autonomia di bilancio, statutaria e regolamentare. In caso di mancato reperimento delle risorse necessarie o di valutazione non positiva dei risultati del primo triennio, le attività didattiche e di ricerca della scuola saranno portate a termine dalle università partecipanti. E c'è da aggiungere anche che l'istituzione della Scuola comporterà la realizzazione di alloggi specifici per garantire la residenzialità e dare vita a un laboratorio di dialogo fra universitari e dottorandi di discipline diverse e a luoghi di impulso della cultura dell'innovazione. Inizialmente i corsi saranno attivati dai tre atenei promotori dell'iniziativa, l'Università Politecnica delle Marche, l'Università degli studi di Perugia e l'Università degli studi dell'Aquila, e successivamente l'esperienza potrà essere estesa a tutti gli atenei del Centro Italia.