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Al voto anche per un'Europa che tuteli la vita e la famiglia

elezioni europee

I valori non sono come gli yogurt, sono senza scadenza. E in una campagna elettorale come quella per le europee è bene ribadirlo. Anche perché mai come quando si parla della sacralità della vita e dell'importanza della famiglia gli schieramenti si dividono. Ed è incredibile, perché dovrebbero essere considerati come valori universali. Meno male c'è chi li considera tali e "casualmente" stanno a destra dello scenario politico. Nei giorni scorsi l'associazione ProVita e Famiglia ha diffuso un appello che ha trovato seguaci proprio nel centrodestra. E nella circoscrizione dell'Italia centrale, quella dell'Umbria assieme a Lazio, Toscana e Marche, sono una decina i candidati che al momento hanno sottoscritto l'iniziativa: cinque della Lega, quattro di Fratelli d'Italia e uno di Forza Italia. I cinque leghisti sono Roberto Vannacci, Susanna Ceccardi, Claudio Borghi, Valeria Alessandrini e Anna Menghi. Per Fdi, le quattro firme sono di Nicola Procaccini, Francesco Carducci, Antonella Sberna e Stefano Tozzi. La candidata azzurra che ha messo la sua firma in calce al documento è Francesca Peppucci. Sia la leghista Alessandrini che l'azzurra Peppucci sono umbre. Il Manifesto proposto da ProVita e Famiglia punta su sei proposte valoriali.
1. Difesa della vita umana e contrasto all'introduzione dell'aborto come "valore comune" nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea.
2. Piano di sostegno economico e sociale alla famiglia e alla vita nascente.
3. Contrasto all'utero in affitto e difesa del diritto dei bambini a una mamma e un papà.
4. Promozione della libertà educativa dei genitori e opposizione all'ideologia gender a all'agenda Lgbtqia+, in particolare nelle scuole.
5. Difesa dei risparmi delle famiglie dalle politiche "green" fondate su un 'ambientalismo radicale anti-natalista.
6. Contrasto all'iper-sessualizzazione e all'iper-digitalizzazione dei minori con maggiore regolamentazione dell'uso di smartphone e dei social network.
Ai candidati firmatari è chiesto di impegnarsi a portare avanti queste istanze in sede europea. Secondo l'associazione che propone il Manifesto, oggi la linea politica europea è fortemente orientata in senso progressista. Basti pensare alla risoluzione con cui il Parlamento Europeo l'11 aprile ha auspicato l'inserimento dell'aborto nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, o al fatto che si sia condannato l'utero in affitto solo nel caso di sfruttamento e non come pratica sempre criminale e disumana. L'auspicio è quello di iniziare a far cambiare rotta all'Europa dopo l'8 e il 9 giugno: "Vogliamo un'Unione Europea che promuova soprattutto la natalità e la famiglia, anche alla luce del disastroso inverno demografico che la sta facendo collassare". Obiettivo evidentemente molto ambizioso che, una volta centrata l'elezione a Strasburgo dei vari candidati ? ce ne sono molti anche nelle altre quattro circoscrizioni europee, le due del nord, il sud e le isole ? certamente vedrà schierata contro quella sinistra che non manca mai di schierarsi in alternativa ai valori fondamentali dell'uomo. Del resto, basterebbe leggere le liste dei vari candidati di sinistra per rendersi conto di quanta profonda avversione ci sia in chi contesta proprio le politiche a difesa della vita e della famiglia. Anche all'interno dei confini nazionali, conosciamo quanto forte e aspra sia la polemica di certi partiti che, non a caso, candidano foglie di fico nelle liste per le europee tentando di nascondere le loro posizioni fortemente anticattoliche. Ma qui non si tratta di ragionare come se si fosse in parrocchia. È in politica che manca sempre di più ogni riferimento valoriale a pratiche che dovrebbe avere carattere universale nella tutela della vita e della famiglia. Lo stesso calo demografico è conseguenza di tutto questo ed è un bene che sia stata intrapresa questa intelligente iniziativa. Anche in Umbria, gli elettori che volessero sostenere quel manifesto avranno l'occasione di esprimere fino a tre preferenze (una di genere maschile o femminile) in direzione di quei candidati che si sono impegnati a portare avanti le istanze che hanno radice nel valori naturali dell'uomo. Senza avere paura del confronto con chi la pensa diversamente; ma con la determinazione di chi sa che in politica ci si deve battere per ciò in cui si crede (e non solo per il potere, vorremmo dire). L'8 e 9 giugno potrebbe essere un voto di svolta anche per temi di questa rilevanza: un motivo in più per riflettere sul consenso da esprimere nelle urne.