Per aprire questo sito web è necessario che javascript sia abilitato, correggi le impostazioni del tuo browser e ricarica la pagina. Buona lettura!

Sulla vicenda di Ilaria Salis, Nevi difende governo e Tajani

Roberto Salis Roberto Salis

La tenacia degli umbri. Raffaele Nevi, parlamentare e portavoce di Forza Italia, nativo di Narni, non ci sta a sminuire i meriti del governo italiano nella concessione degli arresti domiciliari a Ilaria Salis, reclusa in Ungheria. Perché si è sentito colpito dalle accuse del padre della detenuta, arrivato a negare l'iniziativa dell'esecutivo, e segnatamente di Antonio Tajani, ministro degli esteri, nei confronti di Budapest. Il nostro esecutivo non si è messo a distinguere sull'orientamento politico dell'attivista di sinistra e si è mosso appena ha saputo del trattamento carcerario riservatole, per garantire invece il rispetto dei diritti umani. E Nevi è andato anche in televisione a ricostruire la vicenda giudiziaria di Ilaria Salis: "Chiedere gli arresti domiciliari è stata una via suggerita più volte dal ministro degli esteri italiano a quello della giustizia ungherese". E di fronte alla propaganda grillina sulla Farnesina che avrebbe voltato le spalle al padre, Nevi è stato netto: "Non è vero: il padre è in campagna elettorale" ha risposto Nevi. Ovviamente riferendosi alla figlia che ha accettato la candidatura con l'estrema sinistra alleata con i verdi. Poi, lo stesso Nevi ha spiegato anche con una nota la sua rabbia: "La linea suggerita da Tajani ha portato alla scarcerazione. Un grazie da parte del padre, sarebbe stato doveroso. Ma la campagna elettorale in cui sarà impegnato per la figlia, ha la meglio anche sulla buona educazione". Anche perché, ha ricordato il deputato azzurro, ci sono "gli atti formali che Tajani ha depositato in Parlamento." Una rivendicazione piena, dunque, del percorso della Farnesina che, assieme al ministero della Giustizia, ha suggerito la strada "agli avvocati della Salis". Poi lo scontro politico, con il relativo "trambusto ha solo fatto arrivare un po' più tardi i domiciliari. Ad oggi il ministero degli Esteri è quello che ha avuto più successo nel riportare a casa gli italiani dall'estero, questo governo è riuscito a fare ciò che nessun altro precedentemente ha fatto". Non era certo una famosa personalità, Ilaria Salis, prima che il suo caso facesse il giro d'Europa, e che diventasse anche un murales sui muri di Roma. Poi, si è appreso che dopo il liceo, a 18 anni, la sua militanza politica l'ha accompagnata in una fabbrica abbandonata: Ilaria Salis, con altri, ha fondato il centro sociale Boccaccio nel cuore della borghesissima Monza. Qualche anno più tardi è arrivata la laurea in Storia alla Statale di Milano con pieni voti e una tesi su Sant'Ambrogio. E il lavoro da maestra elementare su cui si è tanto polemizzato. Le denunce e alcune condanne alle sue spalle hanno provocato polemiche non certo ingiustificate. "In carcere ha chiesto libri, solo libri, studiava sempre, dalla mattina alla sera, d'altronde lì non c'è molto da fare. Io costruivo bambole con pezzi di lenzuolo, lei studiava", ha ricordato a Repubblica la sua ex compagna di cella in Ungheria, Carmen Giorgio. Ma Salis era finita anche in alcune intercettazioni della procura sulla galassia anarchica: dialogava con Roberto Cropo, anarchico italiano estradato dalla Francia nel 2020. Il tema erano i contatti con soggetti che erano ritenuti pericolosi dagli inquirenti. Ma su di lei non erano state formulate accuse per quelle conversazioni. L'11 febbraio del 2023 Ilaria Salis era però a Budapest per partecipare a una manifestazione antifascista contro il raduno dei militanti neonazisti per il Giorno dell'Onore. "È un'idealista", dice la zia Carla Rovelli, sorella del papà e madrina di battesimo di Salis che per chiederne il ritorno in Italia ha scritto a Papa Francesco. Qualche ora dopo il corteo veniva fermata in taxi con altri due militanti antifascisti tedeschi, uno dei due aveva un manganello retrattile in tasca. È stata accusata per quattro aggressioni ma due contestazioni caddero presto perché si è dimostrato che la donna non era ancora arrivata in Ungheria quando sono avvenute. Oltre alle lesioni ai due neonazi, che per l'accusa furono "potenzialmente mortali", le è stata addebitata anche l'affiliazione alla Hammerbande, un gruppo nato a Lipsia, in Germania, che si propone di "assaltare i militanti fascisti". Poi, le polemiche per quel modo di trascinarla in udienza in tribunale e la speranza di uscire con una candidatura al Parlamento europeo offerta (e accettata) da Alleanza verdi e sinistra. Ma da qui a negare il ruolo del governo italiano per farle avere almeno i domiciliari ce ne corre. E Nevi ha voluto ribadirlo.