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Teatro e lirica, a Roma quasi vinta la battaglia per sostenere il Belli di Spoleto

Giorgio Mulè Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera

Gli nomini il teatro sperimentale Belli di Spoleto e molla ogni altro impegno. Lui è Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, che da tempo ingaggia un'autentica battaglia per far finanziare decentemente una struttura culturale che dà lustro e artisti alla lirica nazionale. "Spoleto è la bella?addormentata", dice Mulè, "soffre un'evidente discrasia rispetto ad altri teatri ai quali niente deve invidiare. Il "Belli" produce talenti straordinari a mai finire (Buson e Nucci in passato, oggi la Buratto). Peccato che a Roma hanno amputato il braccino dei finanziamenti". Li dirottano altrove. Ma ora le cose stanno cambiando. Il vicepresidente della Camera ha praticamente stalkato il ministro Sangiuliano che ha giurato la revisione dei finanziamenti. E chi sa vita e opere del teatro è Claudio Lepore, che ha vissuto in prima linea le peripezie della struttura spoletina. Che nacque nel 1947 da un'intuizione dell'avvocato Adriano Belli e del maestro Sanpaoli che diedero vita ad una collaborazione con il teatro dell'Opera di Roma. Di qui nacque il concorso per l'avviamento al debutto nel teatro sperimentale. "E da trent'anni è ormai una realtà estesa a tutta la regione Umbria". Ma sono poche le risorse, si parla di giovani, di borse di studio, di preparazione al debutto nella musica nazionale. L'Umbria, si sa, è una regione piccola e deve pararsi dalla concorrenza di altre regioni. Ad esempio, col governo Draghi, nel 2021, furono privilegiati i teatri che si trovavano in Toscana ed Emilia Romagna (alla cultura c'era casualmente Dario Franceschini?). Fino a che Giorgio Mulè ha preso la scimitarra parlamentare in mano e ha cominciato la battaglia assieme a Rita Dalla Chiesa. Di fronte al rinnovo della misura che continuava a non tener conto del teatro "Belli", i due parlamentari azzurri hanno sfornato emendamenti e ordini del giorno. E uno di questi ultimi, nel milleproroghe 2023, ottenne l'unanimità. Ora, dice Mulè, occorrono i fatti. E nei giorni scorsi ha presentato una interrogazione in commissione cultura assieme alla sua collega di gruppo a cui è stato chiamato a rispondere il sottosegretario Mazzi. Nell'interrogazione, oltre al mancato finanziamento aggiuntivo di cui invece hanno goduto l'Accademia internazionale di Imola, l'Accademia musicale Chigiana di Siena e la Fondazione Scuola di musica di Fiesole, i due deputati di Forza Italia hanno messo in fila tanti successi del Lirico di Spoleto, inspiegabilmente sottovalutati nella distribuzione delle risorse: concorsi di canto, le stagioni liriche e le oltre 400 produzioni musicali e poi, ancora, più di 2000 rappresentazioni operistiche senza dimenticare i tour intorno al mondo e i 500 cantanti laureati, tra cui grandissime stelle della lirica internazionale. Che altro? La risposta di Mazzi è stata abbastanza rassicurante. La domanda era: se non ritenga opportuno porre in essere ogni iniziativa di competenza per promuovere l'istituzione e l'adozione di misure di carattere finanziario per sostenere e riconoscere l'attività del teatro lirico sperimentale di Spoleto e assicurare un futuro ad una istituzione culturale e teatrale la cui attività si inserisce in un territorio culturalmente estremamente vivace, con una forte vocazione culturale e turistica, dovuta sia alla sua storia che alle importanti manifestazioni che vi si svolgono durante l'anno cui contribuisce la stagione del Teatro lirico sperimentale "Belli". E il sottosegretario lo ha detto, pur nei limiti del linguaggio burocratese: anche il Belli dovrà entrare in quei finanziamenti da cui è stato escluso. "Il sistema di finanziamento statale è al momento all'attenzione del Ministero della cultura, che è, in questi mesi, impegnato nel percorso di approfondimento per la definizione del nuovo Codice dello Spettacolo. Si ritiene, dunque, in relazione al meccanismo di sostegno a favore delle Scuole di eccellenza nazionale operanti nell'ambito dell'altissima formazione musicale", anche il teatro Belli "possa essere certamente considerato in sede di revisione e riassetto della normativa vigente in materia di spettacolo dal vivo". E non sarà più la Cenerentola della cultura. Del resto, come ricordavamo, nel suo biglietto da visita, il sito del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto ricorda che sin dalla fondazione il fine è quello "di avviare alla professione dell'arte lirica quei giovani dotati di particolari qualità artistiche che, compiuti gli studi di canto, non avevano ancora debuttato". E anche per lo Stato è un dovere sostenerlo come si fa con tutte le eccellenze di settore.