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I nostri dati e la spia nel cuore dello Stato

procura perugia Il palazzo della procura della Repubblica di Perugia

L'inchiesta di Perugia su spionaggi e presunti dossieraggi, approdata nella città umbra solo per una formalità, ha fatto nascere tante domande. Ma ce n'è una in particolare, quella più preoccupante, che in pochi si pongono: possibile che le banche telematiche di dati sensibili riservatissimi - banche gestite direttamente dallo Stato, massimo garante - possano essere violate ripetutamente e con estrema facilità? I politici si azzuffano rimpallando i sospetti e hanno aperto una caccia alle streghe per individuare un fantomatico grande manovratore che avrebbe incaricato i personaggi coinvolti per mettere a punto un ipotetico complotto. Mentre i giornalisti, finiti tra gli accusati perché destinatari delle informazioni raccolte (non da loro) in maniera illecita, reclamano, giustamente, la libertà di stampa. La vicenda, però, potrebbe finire rapidamente in una bolla di sapone se si scoprisse che le violazioni sono state fatte più per una semplice voglia di qualcuno di voler sbirciare nei fatti altrui e alimentare, così, i pettegolezzi che per partecipare a chissà quali trame. Al momento questo spionaggio, infatti, non ha prodotto nulla di più grave del grande polverone al quale stiamo assistendo. Mentre nessuno sembra vedere che, al momento, il problema più grande è la violabilità di archivi che, seppur leciti, dovrebbero custodire dati senza una possibilità che essi vengano divulgati all'esterno delle strutture statali che li gestiscono. Per quanto accaduto, poi, non si può dare la colpa solo al funzionario infedele che ha pescato e fatto filtrare le informazioni. Lui poteva accedere alle banche dati perché era un controllore. Ma, vista la delicatezza della materia, possibile che non ci sia nessuno o un sistema che controlla il controllore? Pescare a strascico e in maniera compulsiva, come hanno ora scoperto gli investigatori, informazioni riservate è un'anomalia che doveva balzare all'occhio molto prima dei sospetti e della denuncia del ministro Guido Crosetto. Per giunta, un aiuto in tal senso e in tempo reale, è noto a tutti che può arrivare direttamente dalle stesse nuove tecnologie che hanno creato certi archivi.

Sergio Casagrande inizia l'attività giornalistica all'età di 14 anni, nel 1981, come collaboratore de Il Tempo e della Gazzetta di Foligno. E' stato il più giovane pubblicista (1985), il più giov...