Per aprire questo sito web è necessario che javascript sia abilitato, correggi le impostazioni del tuo browser e ricarica la pagina. Buona lettura!

Rudy Guede indagato per violenza sessuale sulla ex. Lo sfogo sui social: "Così mi uccidete"

Rudy Guede Rudy Guede

Il lavoro perso per una "sorveglianza speciale", simile "all'antimafia", e un processo mediatico che anche questa volta lo giudicherebbe colpevole prima del processo. E' lo sfogo di Rudy Guede, indagato dalla procura per violenza sessuale nei confronti della ex fidanzata e ancora sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento e del braccialetto elettronico. L'ivoriano, unico condannato per l'omicidio Meredith Kercher (avvenuto il 1 novembre 2007) ha scontato 13 dei 16 anni che gli sono stati inflitti al termine dell'iter processuale iniziato col rito abbreviato (che gli valse un immediato sconto di pena, 30 anni al posto dell'ergastolo) e ha sempre sostenuto non di aver violentato e ucciso la studentessa inglese. "Ma non vi rendete conto? - si domanda in un post su Fb - non vi rendete conto che state uccidendo una persona, ma ancora più non vi rendete conto che siete strumento alla mercede di chi attraverso di voi vuole semplicemente uccidere una persona?". Quel soggetto che starebbero uccidendo è lui, Rudy. Che parla di sé in terza persona. "In una vicenda con le indagini ancora in corso - continua - dove si fanno accertamenti, dove la persona sotto indagine non è stata ancora rinviata a giudizio lo si condanna (attraverso un linguaggio privo di condizionale) ad una gogna mediatica con morte certa come ai tempi dell'inquisizione dove bastava una ingiusta accusa infondata per essere messi al rogo. In questi mesi ho visto uscire articoli sensazionali descrivere i fatti come certi, soggetti spararla grossa, interviste dove il Tizio, il Caio ed Il Sempronio di turno parli di fatti senza l'onere del dubbio dinanzi all'opinione pubblica descrivendomi come il male dei mali con sentenza mediatica di condanna e ripeto in una fase ancora di indagine e senza che la persona messa alla gogna sia stata ancora rinviata a giudizio, nel mentre di tutta questo, di tutta questa gogna mediatica intanto, intanto si muore lentamente privi di ogni diritto, perdendo il lavoro con contratto a tempo indeterminato per via di una sorveglianza speciale (pari all' antimafia ) applicata contro e dovendo fare rientro categoricamente nella propria abitazione coincidente con il proprio orario di lavoro e tutto ciò a comportare la perdita di una entrata economica, l'impossibilità di fare fronte alle spese, alle rate, una vita sociale oramai inesistente". Rudy va all'attacco del circo mediatico che lo avrebbe messo alla gogna. "Insomma - continua nel post sul social network - giudicati da una gogna mediatica senza contraddittorio, con una sentenza certa da sottoporre all'opinione pubblica prima ancora che si entri nel giusto luogo deputato quale il tribunale e alla presenza di un giudice (parte terza) dove avere la possibilità di difendersi davanti ad accuse totalmente infondate. Ci vuole poco per accusare falsamente una persona col solo intento di fargli del male, annientarlo socialmente e vederlo morire, se di questo non ve ne rendete conto allora sappiate che non siete tanto lontani e diversi da quei Talebani che tanto criticate in nome della democrazia e dei diritti umani, che emettono sentenze sommarie senza possibilità di difendersi e senza avere modo di dimostrare la propria estraneità dinanzi a delle false accuse rivolte contro".

Alessandro Antonini, 47 anni, giornalista professionista, è redattore del Corriere dellâ??Umbria dal 2003 e si occupa di politica, cronaca nera e giudiziaria. Ma non disdegna economia, sindacale, (m...