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Castel Viscardo, aggrediva e maltrattava moglie e figlia. Divieto di avvicinamento per il padre

maltrattamenti

Maltrattava moglie e figlia a Castel Viscardo, fino a quando non è stato allontanato da casa e, nei suoi confronti, non è stato emesso un divieto di avvicinamento alle persone offese nonché ai luoghi abitualmente da loro frequentate. Tra le altre vessazioni segnalate, anche il divieto alla consorte e alla figlia di svolgere attività diverse dalle faccende domestiche, fossero lavorative o scolastiche. Protagonista dell'episodio è un 43enne straniero, raggiunto dai carabinieri che hanno dato esecuzione all'ordinanza di applicazione della misura cautelare dell'allontanamento dalla casa familiare e del relativo divieto di avvicinamento per il reato di maltrattamenti in famiglia. Secondo quanto riferito, l'attività d'indagine, scaturita a seguito di numerosi interventi dell'Arma nell'abitazione dove vive la famiglia, anche per le richieste dei vicini, ha consentito di acquisire "gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'indagato in relazione ai comportamenti posti in essere nei confronti della moglie e della figlia". I primi episodi risalgono addirittura a otto mesi fa - era, infatti, giugno dello scorso anno - e si sono acuiti a partire dalla seconda decade del mese di dicembre. Il tutto causando in madre e figlia una situazione di forte disagio psicologico derivante dalle "reiterate condotte vessatorie e verbalmente aggressive del congiunto". Stando a quanto reso noto dagli inquirenti quest'ultimo pretendeva - come si diceva - che le due svolgessero solo i lavori di casa senza dedicarsi ad altre attività, sia lavorative che scolastiche. Per una maggior tutela nei confronti delle vittime, il giudice ha disposto anche l'applicazione del braccialetto elettronico nei confronti del 43enne indagato. Secondo quanto disposto dall'articolo 572 del codice penale chiunque maltratta una persona della propria famiglia o comunque convivente, una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito con la reclusione da tre a sette anni. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di una persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità ovvero se il fatto è commesso con armi. Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni, se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni.