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Sanità, Meloni difende la rivoluzione per le liste d'attesa. L'opposizione critica: "E' solo fuffa"

Il ministro Schillaci Il ministro Schillaci

Sanità verso la rivoluzione per cercare di combattere le liste d'attesa, diventate orami da anni una vera e propria piaga. Il decreto legge e il disegno di legge approvati in Consiglio dei ministri, che secondo il ministro della Salute Schillaci sono "il frutto del lavoro di confronto con Regioni, ordini e associazioni", innescano una pesante polemica con le opposizioni (e non solo) a pochi giorni dal voto per le elezioni europee. Sono proprio le Regioni a criticare le scelte del governo per voce di Raffaele Donini, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, che parla di "mancanza di concertazione". Il decreto viene definito "astratto e privo di coperture". A difendere le misure, che gravano in particolare proprio sulle Regioni, è addirittura la premier Giorgia Meloni. "Passi avanti molto significativi", commenta in un video, sottolineando che tutti sono chiamati a "maggiori responsabilità" cittadini compresi: se non si presenteranno alle visite senza disdire con un preavviso di due giorni, dovranno comunque pagare il ticket, seppur in misura dirotta. La premier ha anche annunciato l'impiego di 60 milioni di euro nei dipartimenti di salute mentale.
Bordate arrivano dal Pd. Secondo la segretaria Elly Schlein "non si abbattono le liste di attesa e non ci sono risorse sufficienti". Debora Serracchiani, invece, definisce il decreto "fuffa elettorale", visto che mancano pochi giorni al voto. "Una palla immensa" è il commento di Vincenzo De Luca, presidente della Campania. Fa eco Eugenio Giani, governatore della Toscana: "Intervento di facciata senza risorse".