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Gubbio, i lavori alla pavimentazione in piazza Grande conclusi in anticipo

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Quasi il 60% della pavimentazione è stata realizzata. I lavori in piazza Grande potrebbero finire già prima di Pasqua, in ogni caso con abbondante anticipo rispetto alla prima domenica di maggio, termine ultimo per riavere a disposizione la Platea Magna per l'inizio degli appuntamenti del calendario ceraiolo di Gubbio con la discesa dei Ceri dalla basilica di Sant'Ubaldo e il loro ritorno in città fino all'arengo massimo del Palazzo dei Consoli, culla nella quale riposare fino alla mattina del 15 maggio quando sarà celebrata l'alzata. L'intervento complessivo ha richiesto una copertura economica di circa un milione di euro (finanziamento del ministero per i Beni culturali) dei quali 800 mila da Roma e 200 mila messi a disposizione dal Comune. La posa in opera dei mattoni in cotto sta progredendo a regola d'arte. La precisione degli angoli, degli smussi, la regolarità geometrica dei riquadri sono elementi oggettivamente belli a vedersi e che arricchiscono il colpo d'occhio generale su quella che giustamente è ritenuta una delle piazze medievali più belle. Per di più pensile, appoggiata su arconi che la rendono quasi unica al mondo anche per le dimensioni. Un lavoro quindi di non semplice realizzazione. Sopra gli Arconi, la parte più delicata della piazza, è stato infatti realizzato un solaio a frenelli, una lavorazione a mattoni per realizzare una sorta di piccole celle che sono state coperte con lamiere grecate, pannelli di metallo profilati che sono stati cementati e sono la base sul quale poggia la pavimentazione. Per quanto riguarda le zone sopra i ritrovamenti archeologici, la Soprintendenza, i progettisti e la direzione dei lavori stanno valutando quale soluzione adottare per lasciare un "segno indelebile" dei tesori ritrovati sotto la pavimentazione. Sul tavolo di chi decide, e cioè l' ingegner Paolo Marcucci, che ha seguito tutta la progettazione dei lavori insieme al professor Luciano Cupelloni, già ordinario di Tecnologia dell'architettura alla Sapienza di Roma, e l'architetto Florian Castiglioni della Sovrintendenza di Perugia due opzioni: disporre mattoni in maniera geometricamente diversa, oppure inserire intarsi geometrici da realizzare in pietra per ricordare in pianta i reperti archeologici ritrovati sotto il vecchio pavimento. In ogni caso un intervento di arricchimento e non un'opera di restauro.