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Umbria, operaio muore a 72 anni ucciso dall'amianto. Enel condannata a risarcire moglie e figlie

Franco Galantini Franco Galantini, l'operaio scomparso

L'Enel dovrà risarcire i familiari di Franco Galantini, operaio della multinazionale morto nel 2018 a 72 anni. Alla vedova Antonietta Vitali e alle figlie Alessandra e Simona, andrà una somma "pro quota" di 129.157,50 euro. L'Enel è stata condannata dal Tar di Roma. Galantini fu ucciso da un mesotelioma pleurico epiteloide maligno derivante dall'esposizione professionale all'amianto.
Galantini, nato a Gualdo Tadino, in provincia di Perugia, aveva prestato servizio nella centrale Enel di Gualdo Cattaneo per 33 anni, lavorando come manutentore di officina meccanica e delle linee elettriche, nello specifico si occupava di riparare e rimuovere sagome in lamiera e operare su tubi, valvole e altri elementi contenenti amianto, che, per via delle elevatissime temperature, spesso si sfaldavano rilasciando nell'aria le fibre letali. Fino al 1990 l'uomo e gli altri operai non disponevano di adeguate misure di protezione individuale, come mascherine altamente filtranti contro polveri di silice e amianto, né era a conoscenza della presenza delle fibre nocive e del loro impatto sulla salute. In aggiunta, durante le pause pranzo, consumava i pasti nel cantiere e riportava a casa indumenti contaminati di amianto mettendo a rischio anche la salute dei suoi familiari.
In un comunicato Donatella Gimigliano, Presidente dell'Associazione Consorzio Umanitas, ricorda che "le microscopiche fibre d'amianto, penetranti e letali, rimangono intrappolate nei vestiti, così come nei capelli, contaminando pertanto l'ambiente domestico. Nel 2016, l'operaio ha manifestato i primi sintomi della malattia, diagnosticata inizialmente come "versamento pleurico", e nel 2017 la terribile conferma di mesotelioma, male che lo ha portato alla morte otto mesi dopo in un doloroso epilogo di sofferenze. L'Ente Nazionale per l'Energia Elettrica, aveva negato, anche in sede giudiziaria, qualsiasi nesso causale tra l'esposizione al patogeno e lo sviluppo della malattia arrivando a smentire che l'uomo fosse venuto a contatto con la fibra killer. L'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia, ha tuttavia dimostrato il contrario, attribuendo alla nota società anche la violazione degli obblighi relativi alla sicurezza sul lavoro, la cui condotta attesta negligenza, imprudenza e imperizia".
"Anche la bonifica - si legge ancora nella nota - avvenne tardivamente, ad accertarlo non solo il Ctu, che evidenzia come fino al 2020, nonostante la messa al bando con legge 257/92, l'amianto fosse ancora presente nella centrale, ma anche la certificazione del verificatore ambientale Rina service spa secondo cui nel 2019 "sono state prodotte e temporaneamente stoccate diverse quantità di rifiuti speciali" tra cui appunto il famigerato asbesto. Più in generale nelle centrali termoelettriche Enel, l'amianto era onnipresente: utilizzato nelle coibentazioni e come isolante termico in grado di evitare la dispersione di calore e mantenere in funzione le apparecchiature. Tubazioni, caldaie, turbine e pompe di calore erano altresì intrise di questo materiale. Durante le riparazioni, le pericolose fibre si diffondevano ovunque, un dettaglio confermato anche dal VII rapporto ReNaM, che evidenzia l'alta incidenza di mesotelioma tra caldaisti ed elettricisti dell'Enel". L'Osservatorio Nazionale Amianto è a disposizione per la tutela dei diritti di tutti i soggetti esposti con un servizio di consulenza tramite il sito https://www.osservatorioamianto.it o il numero verde 800.034.294.
Sulla vicenda è intervenuta con una sua nota anche l'Enel: "In merito alla decisione del Tribunale di Roma che ha accolto, riducendo la richiesta risarcitoria, il ricorso promosso dai familiari di un ex dipendente Enel, l'azienda ritiene opportuno evidenziare che ha sempre adottato le misure di protezione e di salvaguardia inerenti la tutela delle condizioni di lavoro nel rispetto della normativa nel tempo vigente. Enel precisa che l'ex dipendente, dopo aver lavorato quale elettricista presso aziende di impianti elettrici, ha poi svolto l'attività come manutentore alla Centrale termoelettrica di Bastardo e, successivamente, presso la sede di Gualdo Tadino con qualifica di operaio e manutentore di linee elettriche. L'Azienda si riserva ogni più approfondita valutazione a valle del deposito delle motivazioni della sentenza, anche ai fini di un possibile appello".