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Sanità, la fuga dei medici dal servizio pubblico. Il caso Umbria: una diaspora senza fine

medici in fuga Sempre più medici lasciano la sanità pubblica (foto d'archivio)

La sanità in Umbria continua a perdere i pezzi. L'esercito dei medici che lasciano gli ospedali, spesso per andare a lavorare nel privato, si infoltisce sempre più. Quelli di Ermanno Trinchese e Christian Fulcheri sono soltanto gli ultimi due casi. L'elenco è interminabile. La fuga prosegue da anni ed è destinata a diventare ancora più corposa nel prossimo futuro, stando alle stime e alle previsioni di sindacati e non solo. Sia chiaro, il fenomeno non riguarda esclusivamente l'Umbria. Secondo l'Anaao in Italia i medici che se ne sono andati dal settore pubblico prima del raggiungimento della pensione sono stati 2.800 nel 2021 e 4.000 nel 2022. Nell'anno ormai giunto al termine potrebbero addirittura toccare quota 5.000. Proiezione che se venisse confermata, significherebbe una media di 13.5 addii al giorno (festivi compresi). Turni massacranti, ritmi di lavoro insostenibili, rischi di contenzioso legale con i pazienti, progressioni professionali limitate e guadagni minori rispetto all'estero e al settore privato. Sono le principali motivazioni che spingono alle dimissioni, spesso sofferte ma poi firmate con un profondo senso di sollievo perché per tanti professionisti significa cambiare vita, magari persino lavorare di più, ma vedendo aumentare le soddisfazioni, l'organizzazione e, ovviamente, gli stipendi.
Alla maxi fuga causa dimissioni, si aggiunge quella innescata da chi sceglie la pensione. Lo scorso mese di dicembre, lanciando la campagna sui "medici invisibili", la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, denunciò che entro il 2027 tra quiescenza e dimissioni, il servizio sanitario pubblico potrebbe ritrovarsi con un buco di 100mila dottori. Un dramma. Il dato nazionale, però, non deve essere consolatorio rispetto alla complessa situazione dell'Umbria dove, spiegano quotati ambienti medici, alla "crisi di sistema si aggiungono mancate assunzioni e una programmazione scadente". I conti in rosso alimentati dal Covid, inoltre, hanno causato la riduzione degli investimenti nelle tecnologie e nelle attrezzature. Un dirigente responsabile di reparto, ci ha confidato che il suo computer ogni mattina impiega la bellezza di 17 minuti per accendersi. Un'eternità.
Ma il dito è puntato soprattutto sull'assenza di una programmazione "credibile e attuabile": come far fronte all'emergenza? Come sostituire i medici che andranno a riposo? Come fermare la fuga dei professionisti insoddisfatti, sempre più stressati e al tempo stesso attratti dall'estero e dal privato? Come arginare la mobilità passiva dei pazienti? Mai come adesso l'Umbria avrebbe bisogno di un piano dettagliato, attendibile e realizzabile. E di programmi ambiziosi e attrattivi, per rallentare la diaspora e provare a conquistare giovani professionalità promettenti, desiderose di emergere. Un'utopia? Probabile.
Risuonano assordanti le parole di una interrogazione presentata nel 2018 da Marco Squarta (Fdi), allora consigliere regionale di opposizione, che chiedeva all'ex assessore alla sanità, Luca Barberini di "chiarire per quale ragione sempre più medici e specialisti abbandonano il sistema sanitario pubblico per trovare occupazione altrove". E ancora: "Negli ultimi anni sempre più primari, medici e professionisti hanno deciso di lasciare gli ospedali di Perugia, Terni e Foligno per accasarsi altrove. Per quale ragione se ne vanno? La perdita di queste eccellenze dagli organigrammi delle aziende ospedaliere inficia in maniera considerevole sulla qualità del servizio offerto dal settore pubblico. Rappresentare un'eccellenza per la sanità significa anche essere in grado di contenere l'emorragia dei migliori professionisti. Per questo, a livello regionale, è fondamentale programmare in maniera armoniosa e competitiva un percorso virtuoso da intraprendere assieme ai responsabili dei reparti con un duplice obiettivo: evitare che i pazienti decidano di seguire altrove gli specialisti per le proprie cure; attirarne, allo stesso tempo, altri da fuori regione". Interrogazione perfetta, condivisibile parola per parola. Basterebbe aggiornare la data per lasciarla sulla scrivania di Luca Coletto, che di Barberini è stato il successore.
giuseppe.silvestri@gruppocorriere.it

Giuseppe Silvestri, caporedattore web nell'ufficio di direzione. Ascolano, classe '67, ha iniziato a scrivere per i quotidiani a 17 anni. Al Gruppo Corriere dal 1995. Dopo esperienze in tutti i settor...