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Nessun dubbio sulla politicizzazione di certe toghe

Guido Crosetto Guido Crosetto, ministro della difesa

Non credo che il ministro Crosetto abbia preso fischi per fiaschi. Perché la questione giustizia è tuttora irrisolta e temere attacchi da quel fronte al governo non è propriamente un esercizio retorico. Dal ministro della difesa è venuta la denuncia di notizie che gli hanno riferito. Ha fatto il suo dovere. Ora starà a lui e al parlamento verificare che cosa sia successo.
Certamente è da brividi il racconto che alcuni fanno di un recente convegno di magistrati a Palermo, dove si è detto di tutto contro il governo, le sue riforme, la sua politica ovvero contro tutto quel che è stato approvato dagli elettori il 25 settembre dello scorso anno. In realtà, c'è una sinistra laterale - quella giudiziaria - che non sopporta il passaggio di poteri sancito dal corpo elettorale. Ed è perfettamente inutile che l'associazione magistrati bolli come fake news le parole di Crosetto: sono piene le cronache degli ultimi anni di quante volte le toghe abbiano tentato di buttare giù governi e giunte locali. A volte, riuscendoci. Dal canto suo, il ministro ha detto di non aver paura di parlare dell'argomento che ha sollevato. Chiede solo, per ragioni di sicurezza, di essere autorizzato a riferire presso il Copasir o l'antimafia, dunque due organismi nei quali il dovere della segretezza è sancito dalle norme. Sulla giustizia nel nostro paese lo scorso anno si è tentato di rimettere le cose a posto con un referendum popolare promosso da Salvini e dai radicali, composto da più quesiti che però non hanno raggiunto il quorum necessario. Se la maggioranza si deciderà invece ad affrontare senza paura il tema in Parlamento, potrebbero manifestarsi consensi persino superiori a quelli ottenuti dal governo Meloni nei vari voti di fiducia. Raccogliere l'allarme di Crosetto è doveroso, per non lasciare campo aperto ai nemici della democrazia che non sono certo i magistrati ma solo quella loro parte minoritaria e politicizzata.