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Umbria, Covid e influenza: sempre più contagi, ma in pochissimi si vaccinano. I consigli del medico

covid influenza

Influenza e Covid. L'Umbria non fa eccezione: sono feste di Natale a letto per oltre 15 mila cittadini. Il male di stagione si è improvvisamente diffuso a macchia d'olio, come era previsto. Ma non fa eccezione la pandemia, che non è affatto sconfitta. Nonostante ciò e nonostante i sintomi restino intensi e fastidiosi, la stragrande maggior parte dei cittadini continua ad evitare i vaccini. "Da novembre stiamo assistendo a un picco di casi Covid, in genere si tratta di quanti non si sono mai vaccinati ma anche di coloro che si sono fermati alla terza dose e ora con le nuove varianti (vedi la Omega) il virus è tornato ad avere la meglio", spiega la dottoressa perugina Michela Bovi. "Molti preferiscono non fare tamponi per evitare di rimanere bloccati in casa (anche se l'obbligo di quarantena rinchiusi tra le mura domestiche è un ricordo degli anni della pandemia e del lockdown). Per dare dei dati: su 10 tamponi fatti le scorse settimane 9 risultavano positivi al Covid" sottolinea ancora il medico.
Scarsa informazione Ora anche l'influenza è arrivata piuttosto intensamente ma che si può fare? Detto che, banalizzando, l'influenza stagionale non è certo una invenzione degli anni Duemila, una chiave di lettura la fornisce la dottoressa: "Ritengo che sia mancato l'invito alla vaccinazione da parte delle autorità preposte tanto per l'influenza che per il Covid, anche molti anziani non si sono voluti vaccinare. Da parte delle istituzioni non c'è stata una comunicazione capillare e attenta per spiegare che sì, l'emergenza Covid è finita ma la pandemia no: è evidente che non si riempiono più gli ospedali e i livelli di occupazione delle Rianimazioni non sono quelli degli anni precedenti ma questo anche perché siamo noi medici di base che interveniamo sul territorio". Il medico spiega meglio: "L'opinione pubblica percepisce che se non sono pieni gli ospedali il problema non esiste e dunque non si vaccina. Non è così, siamo noi medici di famiglia che cerchiamo di gestire la situazione lasciando i malati non gravi a casa con un sovraccarico enorme per noi e i pediatri di base".
Dal punto di vista della vaccinazione c'è un altro problema anche se un passo in avanti rispetto allo scorso anno c'è stato: "La distribuzione delle fiale è ancora farraginosa e lenta, se si aggiunge che solo il 20% dei pazienti vuole vaccinarsi il quadro è completo" aggiunge Bovi. Insomma, una situazione articolata che nelle prossime settimane si scontrerà con il picco dell'influenza previsto come da tradizione in Umbria più tardi rispetto alle altre regioni italiane, tra le feste e gennaio. E nell'imminenza di cenoni, scambi di regali e rimpatriate non è da escludere che si torni a dover fare tamponi su tamponi. Un circolo vizioso.

Volevo fare l'archeologa fin da quando ero bambina, poi ho iniziato a scrivere articoli in un free press di provincia e la mia vita è cambiata. Il mio primo articolo fu una mostra di pittura poi qual...