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Guido Giovannetti, l'arbitro di basket si racconta: "Ecco i segreti per arrivare in Eurolega"

Il giovane medico ternano è tra i numeri uno dei fischietti del basket

Guido Giovannetti arbitro basket Terni L'arbitro Guido Giovannetti con Daniel Hackett

Quando ha iniziato a prendere in mano la palla a spicchi, e a fare i primi palleggi e tiri, sognava come tutti i bambini di arrivare un giorno a dividere il parquet con i campioni che vedeva in tv, della Nba o dell'Eurolega. Un sogno che per Guido Giovannetti, classe 1991, ternano doc, si è incredibilmente avverato ma in un ruolo diverso, quello dell'arbitro, visto che oggi questo giovane medico con la passione per il basket è uno dei pochissimi italiani chiamati ad arbitrare proprio in Eurolega, una sorta di campionato europeo con tutti i migliori club del vecchio continente. Laureatosi in Medicina con 110 e lode nel 2017, specializzatosi poi in medicina dello sport, Giovannetti ora vive a Bari per motivi di lavoro legati proprio alla sua attività sanitaria, ma a Terni è ancora sempre legatissimo.
Partiamo da dove tutto è cominciato, ovvero il primo impatto con il basket.
Ho iniziato a 5-6 anni con la Leo Basket (storica società ternana ndr), con cui ho fatto tutta la trafila delle giovanili. Ricordo con piacere gli allenatori di quegli anni: Elisabetta Menciotti, Simone Grillo e Fabio Ferraro. Come arbitro invece ho iniziato nel 2007, ma inizialmente per un periodo ho fatto l'uno e l'altro, cioè giocavo e arbitravo. Ricordo bene la prima gara diretta, alla cupola (il palazzetto di viale Trieste ndr): era una partita del campionato Under 14, tutti correvano dietro alla palla (ridendo ndr).
Parliamo della sua famiglia. Lei è figlioâ?¦ d'arte ma per la professione medica, mentre per il basket la passione è condivisa con uno dei suoi fratelliâ?¦
Esattamente. Papà Giancarlo è stato primario del pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria, mamma Maria Rita Cuccuini una ginecologa. Mi sono avvicinato all'arbitraggio grazie a mio fratello Giulio, che ha un anno e mezzo più di me, e che ora dirige in Lega Due. A volte proprio grazie al basket abbiamo la possibilità di incontrarci in giro per l'Italia - lui vive a Torino - altrimenti sarebbe difficile. Spesso riusciamo a combinare anche una rimpatriata con mia mamma, diventata ormai grandissima appassionata anche lei (non si perde una partita), e con mia sorella, Irene che vive a Milano. C'è anche Ilaria, che però si è stabilita in Australia, con lei è un po' più difficile.
Il suo percorso arbitrale è stato quasiâ?¦ da record: ha veramente bruciato le tappeâ?¦
A 18 anni giocavo in C regionale e facevo l'Under 19. Mi è stata proposta la promozione come arbitro proprio nella stessa C regionale, il che mi ha costretto a una scelta: o giocatore o direttore di gara. Ho scelto così l'arbitraggio. Per due anni ho arbitrato in quella categoria, poi sono salito in C1 (2011), un anno in B (2012), quindi il salto in Lega 2 nel 2013. Fino ad A1 e da ultimo Eurolega.

E' esagerato dire che per fare l'arbitro serva una sorta di "vocazione"? Quando sei in mezzo al campo se va bene passi inosservato, se no sono insulti e polemicheâ?¦
Concordo in pieno sul fatto che capisci che la tua prestazione è stata positiva quandoâ?¦ nessuno si è accorto di te. La nostra più grande vittoria è infatti se non ci si ricorda di noi. Poi ci sono le difficoltà tecniche dell'arbitrare il nostro sport. Il calcio, ad esempio, ha meno contatto fisico rispetto al basket, dove si gioca in un campo molto più stretto, con una serie di episodi a raffica da dover valutare. Rispetto ad altre discipline dove l'arbitro sta seduto su una sedia, come la pallavolo o il tennis, noi ci muoviamo e corriamo insieme ai giocatori. Sono aspetti che rendono il nostro lavoro più difficile, ma sicuramente più avvincente e affascinante.
Qualche volta, però, si esagera nelle proteste. In campo e, più che altro, sugli spaltiâ?¦
Purtroppo continuiamo ad assistere a episodi di violenza come quello capitato pochi giorni fa a una giovane collega arbitro che è stata aggredita da un genitore durante una partita nelle categorie giovanili. Sono fatti gravissimi, innanzitutto diseducativi per i bambini che sono costretti ad assistervi, ma anche per tutto il movimento. A me, fortunatamente, non sono mai capitati e debbo dire anzi che, salendo le categorie, i rapporti tra arbitri, allenatori e giocatori sono molto improntati al dialogo. Che è ciò che noi arbitri per primi cerchiamo. Poi può anche capitare che questo nostro approccio non venga accettato, e quindi dobbiamo comportarci di conseguenza, ma sicuramente credo che nel nostro sport in campo ci sia più rispetto ed educazione di altre discipline.
Parliamo dell'approdo in Eurolega, il top del basket del vecchio continente.
L'Eurolega è una competizione privata a cui partecipano le squadre di clubs più importanti a livello continentale, è quindi autonoma rispetto alla Fiba, che è la Federazione internazionale (l'Eurolega di fatto è quella superlega che i principali club del calcio volevano organizzare, rischiando di essere esclusi dall'Uefa. Nel basket c'è già dal 2001 ndr). Esiste un dipartimento arbitrale dell'Eurolega che decide gli arbitri che possono far parte della competizione. L'estate di due anni fa sono stato contattato e ho accettato (attualmente, quindi, non può più arbitrare le competizione Fiba, come Europei o Mondiali ndr).
Com'è la settimana tipo di un arbitro di Eurolega? Che per giunta nella vita fa anche il medicoâ?¦
Iniziamo dal lunedì mattina, quando si torna dalla trasferta della domenica in serie A. Stando io a Bari, difficilmente ho voli che mi riportano a casa la domenica sera stessa. Il lunedì abitualmente svolgo la mia attività di medico, poi verso le 17,30-18 vado ad allenarmi. Intorno alle 19 c'è poi la riunione con l'Eurolega, che dura più o meno un'oretta, nella quale esaminiamo le partite della settimana precedente. La sera riesco finalmente a stare con la mia fidanzata, Maria. Il martedì mi alleno la mattina presto, prima di andare al lavoro, poi nel pomeriggio parto, se il match che devo arbitrare è il mercoledì. Se invece è in calendario di giovedì o di venerdì la partenza è nei giorni seguenti, di solito sempre con l'ultimo volo della giornata. Il giorno della partita, la mattina si fa un piccolo risveglio muscolare, poi si sta con i colleghi a pranzo e quindi il pomeriggio si va al palazzo dello sport dove c'è la gara. La mattina seguente si torna a casa e al lavoro in ospedale, fino al sabato, quando si riparte per la partita di serie A della domenica.
Ha citato la sua fidanzata Maria: non sarà semplice stare vicino a un uomo con questa moltitudine di impegniâ?¦
Le tante cose che riesco a fare tutte insieme sono anche merito suo, perché siamo riusciti a trovare un giusto equilibrio. Peraltro anche lei è medico, ci siamo conosciuti in corsia del reparto dove lavoravamo insieme.
Che tipo di allenamento svolge un arbitro del suo livello?
In Eurolega, ma anche in serie A, ci segue un preparatore atletico, che ci dà un programma di allenamento, e siamo dotati dell'orologio Polar per monitorarci da un punto di vista fisico, anche durante le partite. Insomma, siamo molto seguiti, sia in Italia che all'estero. Cerco di fare un allenamento vario, con una parte di resistenza e un'altra di forza nella corsa: scatti, ripetute, scale. Poi in palestra c'è il potenziamento muscolare.
Domanda da cento milioni: qual è il segreto per diventare un arbitro top come lei?
Non ho dubbi: l'umiltà. Arbitrare è molto difficile, se uno non ha la capacità di capire che ha sbagliato, e quindi di essere pronto a migliorarsi sulla base dell'errore che ha commesso, non riuscirà mai a crescere, ad andare avanti. I consigli che possono arrivare da colleghi più esperti, o comunque da chiunque possa dare un contributo, nei diversi ruoli, sono fondamentali per ridurre al minimo i margini di poter commettere errori. Bisogna recepirli e farne tesoro. Penso che sia una predisposizione che possa essere estesa anche ad altri ambiti della vita. L'altra difficoltà è quella di mantenersi a certi livelli, perché se è difficile arrivare lo è ancor più non calare di rendimento. Per questo serve grande predisposizione al lavoro e allo studio. Noi analizziamo le squadre che andremo ad arbitrare. Addirittura dobbiamo sapere se quel tale giocatore è destro o mancino, perché dobbiamo sapere magari quale può essere la nostra posizione più giusta per vedere se subisce un fallo oppure no. Sembrano piccoli dettagli, ma fanno la differenza.