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Perugia, gonfiava le richieste di rimborso. Prof dovrà risarcire l'ateneo di 10 mila euro

corte dei conti La sentenza è stata pubblicata dalla sezione dai giudici della Corte dei conti dell’Umbria

"In varie date era risultato al tempo stesso impegnato in attività di missione, nonché presente altrove in attività di docenza con gli studenti, mentre, in altre date, molte missioni erano risultate prive di adeguata rendicontazione e di attestazione della effettiva partecipazione all'evento, nonché di relazione delle attività svolte (né, ancor prima, era stato dimostrato il loro carattere istituzionale)". E' per questo che un docente dell'università degli studi di Perugia, all'epoca in servizio alla facoltà di Agraria, è stato condannato dalla Corte dei conti dell'Umbria a pagare un risarcimento all'Ateneo. In particolare, il direttore pro tempore del Cerb dell'Università degli Studi di Perugia nel biennio 2017/2018 dovrà rimborsare l'Università a titolo di dolo, in via esclusiva e per l'intero, per 10.247,52 euro. Secondo la procura contabile il danno era di quasi il doppio, ovvero di 19.375 euro "a titolo di
rimborso spese per missioni non connotate dal necessario fine istituzionale e per retribuzioni di lezioni non effettivamente svolte dal professore". L'istruttoria contabile era stata aperta in seguito al ricevimento, con Pec consegnata alla Procura il 6 maggio 2019, di una "dettagliata relazione del Responsabile della prevenzione, della corruzione e della trasparenza". Insieme al docente erano state citate in giudizio anche tre dipendenti amministrative ritenute responsabili di non avere vigilato e controllato nel modo giusto le ricevute.
Il docente, nella memoria difensiva, aveva eccepito in prima istanza che non sussisteva alcun danno erariale, se non altro perché nel biennio in questione lui aveva lavorato molto più di quanto previsto per contratto (320 ore al posto di 120), senza contare che per le missioni aveva sempre presentato le dovute rendicontazioni . La complessa istruttoria, fatta anche grazie a copiosa messaggistica whatsapp prodotta dal docente, ha permesso ai giudici di ricalcolare, al ribasso la cifra da risarcire. "Il collegio - sta scritto in sentenza - considera equo porre a carico del Perretti, in ragione dell'apporto causativo fornito a titolo di dolo, la percentuale dell'ottanta per cento di tale importo, pari a 4.911,63 euro per i residui ordinativi, somma cui vanno aggiunti 5.339,09 euro per lezioni non svolte, per un totale di 10.247,52 euro". Per le dipendenti invece "la responsabilità di entrambe va affermata in quanto hanno omesso di svolgere una adeguata vigilanza sulla completa compilazione del modulo per chiedere i rimborsi delle missioni". Le due dipendenti dell'ateneo dovranno quindi risarcire l'università rispettivamente 900 e 300 euro a titolo di colpa grave.

Francesca Marruco, classe 1980, giornalista professionista è redattrice al Corriere dell'Umbria. Si occupa principalmente di cronaca nera e giudiziaria. Dalla pandemia in poi, che ha costretto tutti ...