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Città di Castello, le figlie aiutano la madre a denunciare. Carabiniere a processo per violenze

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Il coraggio ad Anna, la chiameremo così, glielo hanno dato le figlie. Sono state loro a spezzare quel legame che era diventato solo violenza e dolore. Anna, 52 anni e una relazione che sembra una delle tante rinchiuse nel silenzio delle mura domestiche, a marzo ha trovato la forza di denunciare quell'uomo che diceva di amarla: un uomo in divisa, in servizio fuori regione e ora sospeso dall'Arma dei carabinieri. Un uomo che per tre anni non ha avuto alcuna remora a umiliarla e picchiarla selvaggiamente per poi minimizzare i suoi gesti violenti, i soprusi, le sopraffazioni al punto da portare la sua vittima a credergli. A pensare lei di essere sbagliata, a convincersi che anche quello fosse amore. Dal 2020 al 2023 sono cinque gli episodi cristallizzati nella mente di Anna, un crescendo scoppiato in una giornata di marzo, in strada, quando chi diceva di amarla chissà perchè l'ha trascinata a terra e poi l'ha picchiata selvaggiamente prendendola a calci, come un oggetto da buttare contro il quale sfogare la propria rabbia. Perchè se ti picchia una volta lo rifarà ancora, non cambierà. A quel punto le ferite le hanno aperto gli occhi e con loro le figlie che non hanno più accettato di veder ridotta la propria madre in quelle condizioni. L'hanno abbracciata, stretta, rincuorata. Le hanno preso la mano quando ha sporto denuncia al commissariato di polizia e poi non l'hanno mai lasciata sola. Ora il suo ex compagno dovrà rispondere del reato di maltrattamenti: dopo la denuncia è scattato il divieto di avvicinamento, con il ritiro del patentino e il porto d'armi. Poi è arrivato il giudizio imme diato.
Un mese fa la prima udienza al tribunale penale di Perugia davanti al giudice Marco Verola (pm Gennaro Iannarone) nel quale la donna si è costituita parte civile assistita dall'avvocato Michele Bianchi dello studio legale Bianchi. Ora non ha più paura di essere sbagliata, non si sente più in colpa: ha scoperto che in provincia di Arezzo un'altra donna ha vissuto il suo stesso inferno per mano dello stesso uomo. Un'altra donna che ha trovato il coraggio di dire basta, che quelle mani strette al collo non se le vuole sentire più. Ora con il supporto psicologico delle volontarie del centro anti violenza e del suo avvocato sta andando avanti, per le sue figlie e per provare ad essere utile anche alle altre donne. Scrive il pubblico ministero: "Maltrattava la convivente mantenendo un comportamento violento e aggressivo in occasione dei frequenti litigi originati da gelosia e dalla sua pretesa di controllare ogni aspetto della vita sociale della donna". Anna ora non ha più paura.

Volevo fare l'archeologa fin da quando ero bambina, poi ho iniziato a scrivere articoli in un free press di provincia e la mia vita è cambiata. Il mio primo articolo fu una mostra di pittura poi qual...