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L'Umbria del nord solida e strategica. E crescerà ancora. L'analisi di Sara Giusti (Intesa Sanpaolo)

Sara Giusti L'economista Sara Giusti

L'Umbria del nord ha saputo rispondere meglio di altri comprensori alle crisi causate dall'emergenza Covid. Dal 2019 al 2022 le imprese del territorio hanno espresso crescite di fatturato superiori a quelle della media regionale. Tra i segreti senza dubbio la mirata strategia del tessuto imprenditoriale e i forti legami che perdurano nel tempo tra le aziende. Valori importanti per l'economia regionale e non solo. Sono alcune pillole dell'interessante relazione presentata da Sara Giusti, economista della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, al convegno "La forza dell'Umbria del nord. Imprenditoria, economia, lavoro. Dal Mussino a Pieve di Santo Stefano". La tavola rotonda è stata organizzata dal Gruppo Corriere in occasione dei quarant'anni dalla pubblicazione della prima edizione del Corriere dell'Umbria. I lavori sono stati ospitati dalla nuova sede di Città di Castello dell'Università Link, dove da lunedì 20 novembre, 200 studenti inizieranno il corso quinquennale di laurea in Scienze della formazione primaria. L'intervento di Sara Giusti è stato un momento centrale del confronto, dopo i saluti delle autorità, il benvenuto dell'editore Francesco Polidori e la ricostruzione storica di don Andrea Czortek. L'economista di Intesa Sanpaolo ha offerto un'attenta analisi del territorio, Alto Tevere e Valtiberina, partendo dai dati naturali (popolazione, livelli di studio, occupazione), concentrandosi poi sul tessuto produttivo. Un'analisi particolarmente interessante anche perché ha illustrato statistiche di un'area unica dal punto di vista economico, geografico e sociale, ma che a livello amministrativo è divisa tra due regioni: Umbria e Toscana.
Il comprensorio, che vanta un'istruzione terziaria superiore alla media nazionale, nel periodo 2019-2022 ha registrato performance economiche notevolmente superiori al resto dell'Umbria. Le aziende hanno fatturato in media il 2% in più (28% contro 26%). Le micro imprese + 4 punti (27 vs 23), le piccole un punto (28 vs 27), solo le medio grandi sono cresciute più lentamente (26 vs 30), ma ovviamente sul dato influiscono alcune delle principali maxi imprese con sede a Perugia e Terni. Il patrimonio netto sul totale nel 2022 è aumentato del 28.5% contro il 24.6% del 2019, dato positivo anche per le disponibilità liquide sul totale attivo: +8.2% contro 6%.
L'economista ha spiegato inoltre che le aziende dal punto di vista strategico si muovono meglio della media nazionale sia sulle certificazioni di qualità che su quelle ambientali e ha illustrato i legami tra le imprese del resto della regione e il tessuto dell'Alto Tevere e della Valtiberina, dopo aver analizzato scambi per oltre 20 miliardi (3.8 milioni di operazioni) tra il 2019 e i 2022: i dati confermano che l'Umbria del nord ha un ruolo centrale rispetto all'economia dell'intero Cuore Verde. Molto interessante il capitolo dedicato all'anno che si avvia alla conclusione e alle previsioni sul 2024. Il rallentamento della crescita è in linea con le attese. Sara Giusti ha spiegato che a livello internazionale "nei paesi occidentali si va esaurendo la normalizzazione post-pandemica nei servizi e si iniziano a sentire gli effetti della restrizione monetaria. In Europa, spicca la recessione tedesca, con il Pil atteso in lieve calo nel 2023 (-0,1%). Ma non sono mancate le sorprese. Negli Stati Uniti l'attività economica ha retto bene lo shock dell'aumento dei tassi ufficiali: crescita media annua di poco inferiore al 2022 e disoccupazione molto bassa. In Cina il rimbalzo dopo l'allentamento delle restrizioni sanitarie è stato di breve durata, anche per l'aggravarsi della crisi immobiliare. L'economia ha sofferto per l'andamento calante della domanda internazionale di beni. Le proiezioni di crescita sono gradualmente limate".
Sul 2024 regna l'incertezza, scenario condiviso da tutti gli analisti. "Diffusa l'aspettativa che la crescita globale rimanga su livelli modesti, favorendo un ulteriore raffreddamento dell'inflazione. Attesa una decelerazione negli Stati Uniti e in Cina, a fronte di un irrobustimento della crescita nell'Eurozona dopo la sostanziale stagnazione del 2023. Il processo di disinflazione proseguirà nei prossimi mesi. Quasi tutto l'incremento del Pil globale sarà dovuto all'Asia". E l'Umbria? Buone notizie arrivano dalle esportazioni. Sono aumentate ancora: +10% al netto della metallurgia nel primo semestre, +35% nel 2022 rispetto al 2019. Ma ovviamente non mancano i problemi da risolvere. Il primo è la difficoltà a individuare competenze professionali sul territorio. Nel 2022 nel 52.4% dei casi è stato difficile assumere un operaio specializzato, percentuale inferiore solo dello 0.2% per i dirigenti, mentre per gli impiegati si scende al 43.6%.
In sostanza è complesso individuare un lavoratore su due. Le aziende, inoltre, devono affrontare un delicato passaggio generazionale. In Umbria il 20.2% delle imprese manifatturiere è guidato da dirigenze completamente over 65 (contro il 18.9, dato medio nazionale) e solo l'11.8% vanta almeno un under 40 nel board (dato nazionale 13%). E pensare che le imprese con i giovani nei consigli di amministrazione registrano maggiore crescita e più attenzione all'ambiente e all'innovazione: il fatturato è maggiore di oltre 3 punti (9.2 contro 6.1), la percentuale delle aziende che vantano almeno una certificazione ambientale è di poco inferiore al doppio (15.1 contro 8.6) ed è superiore anche quella delle imprese che registrano almeno un brevetto (3.4 contro 2.2).

giuseppe.silvestri@gruppocorriere.it
Twitter: @GiusSil

Giuseppe Silvestri, caporedattore web nell'ufficio di direzione. Ascolano, classe '67, ha iniziato a scrivere per i quotidiani a 17 anni. Al Gruppo Corriere dal 1995. Dopo esperienze in tutti i settor...