Giornata della Memoria
Armando Rocchi
Tra le pagine più buie della storia si fa largo la vicenda di Armando Rocchi, uomo di provata fede fascista che nel suo ruolo di prefetto di Perugia durante la Repubblica Sociale Italiana, salvò circa trenta ebrei dai rastrellamenti e dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti.
Nato a Roma nel 1898, Rocchi partecipò da giovanissimo alla Prima guerra mondiale come sottotenente di cavalleria nel reggimento "Nizza Cavalleria". Ferito gravemente alla mascella in Albania fu costretto a portare per tutta la vita una protesi d'argento e fatto prigioniero dagli austriaci, fu congedato nel 1922 con pensione vitalizia dal 1923. Laureato in veterinaria all'Università di Perugia, esercitò la professione di veterinario prima di arruolarsi come volontario nella guerra civile spagnola nel 1937. Rimasto ferito, nel 1941 combatté nei Balcani come maggiore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (Mvsn), distinguendosi per una spiccata intransigenza antipartigiana.
Durante la Repubblica Sociale Italiana, tra il 1943 e il 1944, nella provincia di Perugia risiedeva una forte comunità ebraica, eppure nessun ebreo fu deportato in quegli anni. Noto per il suo impegno nella lotta antipartigiana, nel contrasto alla renitenza alla leva e nella collaborazione con i tedeschi, Rocchi si rifiutò di far pagare agli ebrei l'alto prezzo della politica hitleriana.

Circa trenta ebrei, tra italiani e stranieri, furono salvati da Rocchi. Non fu solo nell'impresa, con l'aiuto del questore Baldassarre Scaminaci il prefetto decise di internarli a Villa Ajò e all’Istituto magistrale, quindi al Castello Guglielmi dell'Isola Maggiore sul lago Trasimeno, affidandoli alla supervisione del maggiore della Milizia, Luigi Lana e di giovani ausiliari. Ignorando le leggi vigenti, Rocchi riuscì in questo modo a sottrarli alle ricerche naziste. Fu così che il 12 giugno circa tre o quattro ebrei scapparono insieme ad alcune guardie che si rivelarono partigiane. Nelle notti del 19 e 20 giugno del 1944, circa 22 ebrei riuscirono a raggiungere Sant'Arcangelo (sponda liberata dagli alleati inglesi), grazie al parroco dell'isola don Ottavio Posta, riconosciuto Giusto tra le Nazioni nel 2011. Insieme al poliziotto Giuseppe Baratta e con l’assenso del capo delle guardie, il parroco organizzò il traghettamento degli ebrei affidandolo a quindici pescatori.
Rocchi fu processato per crimini di guerra. Tuttavia, al momento dei processi, alcuni degli ebrei salvati testimoniarono in favore dell’ex prefetto. Oggi la sua storia è stata raccontata anche dal saggista storico Stefano Fabei nel volume Il prefetto Rocchi e il salvataggio degli ebrei – Perugia Isola Maggiore sul Trasimeno 1943-1944.
"Io invio tutti gli ebrei a Villa Guglielmi per il loro bene, so quello che faccio. Il tempo vi farà capire che ho ragione di fare così. Io non verrò mai a trovarvi, ma veglierò su di voi tutti".
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