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Le imprese umbre come motore dell’economia regionale

( Informazione pubblicitaria ) Analisi e prospettive secondo CNA Umbria

Giacomo Nestri

04 Gennaio 2026, 17:11

CNA Umbria

Le imprese umbre come motore dell’economia regionale, analisi e prospettive secondo CNA Umbria

Le imprese umbre continuano a rappresentare un pilastro fondamentale dell’economia regionale, contribuendo in modo concreto alla creazione di ricchezza, occupazione qualificata e competenze distintive. A sottolinearlo è Michele Carloni, presidente di CNA Umbria, che evidenzia come il tessuto produttivo locale mantenga un ruolo centrale nello sviluppo del territorio.

Le imprese associate a CNA Umbria, che includono artigianato, commercio e piccola industria, sono circa 10.000, un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024. I comparti più rappresentativi sono manifattura, costruzioni e servizi, ciascuno con circa 2.500 imprese, seguiti dal settore dei trasporti, che conta circa 500 realtà. Completano il quadro le attività commerciali e i professionisti. Complessivamente, gli addetti impiegati superano le 40.000 unità, a conferma dell’importanza occupazionale del sistema imprenditoriale umbro.

Evoluzione del sistema produttivo umbro

Negli ultimi dieci anni il numero complessivo delle imprese in Umbria si è ridotto, in particolare nel comparto artigiano. A questo calo numerico, però, ha fatto da contraltare una crescita dimensionale delle aziende, con un aumento degli addetti. Il fenomeno indica un processo di selezione e rafforzamento, che ha favorito soprattutto le imprese più strutturate nei settori della manifattura, dell’impiantistica e dei trasporti.La contrazione ha interessato quasi tutti i comparti produttivi, con alcune eccezioni significative: agroalimentare, estetica e acconciatura continuano infatti a mostrare segnali di vitalità e capacità di adattamento al mercato.

Crescita dimensionale, innovazione e welfare aziendale

Per sostenere la competitività futura, secondo CNA Umbria è necessario favorire una crescita numerica e dimensionale delle imprese, in particolare nel settore manifatturiero. In questo percorso risultano strategici gli incentivi agli investimenti, la digitalizzazione e la transizione energetica.

Un altro ambito chiave riguarda il lavoro qualificato. L’Umbria potrebbe diventare un vero e proprio laboratorio di sperimentazione del welfare aziendale, introducendo strumenti come premi di produzione legati a obiettivi condivisi tra imprese e lavoratori. Un approccio che consentirebbe di aumentare i salari, migliorare la qualità del lavoro e attrarre manodopera specializzata, oggi sempre più difficile da reperire.

Investimenti in crescita e ruolo dell’export

Dal 2017 al 2023 la quota di investimenti in Umbria è cresciuta in modo costante. Un andamento favorito dall’aumento dell’export, che ha spinto molte imprese a innovare i processi produttivi, anche grazie a strumenti come Industria 4.0, alle misure anticicliche introdotte dopo la pandemia e ai bandi regionali legati alla programmazione dei Fondi strutturali 2021-2027.

L’export rappresenta una leva strategica soprattutto per i comparti agroalimentare, meccanico, tessile e arredo casa. I principali mercati di riferimento restano europei, con Francia e Germania in testa, seguiti dagli Stati Uniti. Cresce inoltre l’attenzione verso nuove aree come America Latina, Arabia Saudita e alcuni Paesi di Asia e Africa. Tuttavia, l’introduzione dei dazi statunitensi ha determinato una contrazione delle esportazioni, rendendo più complessa la ricerca di mercati alternativi.

Incentivi, credito ed energia: le criticità da affrontare

Sul fronte delle politiche di sostegno, le Zone Economiche Speciali rappresentano un’opportunità, ma restano limitate a porzioni ristrette del territorio e a investimenti di importo elevato. Allo stesso modo, strumenti come iper e super ammortamento risultano accessibili solo alle imprese con utili consolidati. Per CNA Umbria sarebbe più efficace puntare sui crediti d’imposta, più semplici da utilizzare anche per le realtà di dimensioni ridotte.

Un altro nodo cruciale riguarda accesso al credito e costi energetici. Se il calo del credito alle microimprese è spesso legato alla riduzione della domanda, il settore delle costruzioni soffre maggiormente, perché considerato a rischio dal sistema bancario. Sul fronte energetico, la risposta passa dall’autoproduzione e dallo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili, che stanno crescendo anche in Umbria con il supporto di CNA. Restano però le preoccupazioni legate alla riduzione dei fondi PNRR, che potrebbe limitare il numero di progetti finanziabili.

Maggiori informazioni : cnaumbria.it

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