IL PROGETTO
Per il secondo anno consecutivo, l’Istituto Casagrande-Cesi di Terni ha ospitato un incontro speciale dedicato al Centenario Francescano. L’evento, organizzato dalle professoresse Giuliana Tiberi e Ilaria Venturi, ha coinvolto numerose classi in una riflessione profonda sulla figura di San Francesco, capace di parlare ai giovani di oggi con straordinaria attualità.
Prima della conversione, Francesco era infatti un ragazzo come tanti: inseguiva il desiderio di emergere, il fascino del lusso e la brama di potere. La sua parabola — dal desiderio di gloria militare alla scelta della povertà — invita gli studenti a interrogarsi su cosa sia davvero indispensabile nella vita, spogliandosi dalle mode e dalle ambizioni sociali per riscoprire i valori autentici.

Tra arte, lingua e spiritualità
L’incontro si è aperto con l’energia dell’attore e regista Andrea Mengaroni, in arte Giullare Silvestro, che ha incantato la platea con una comicità sapiente e originale. Citando il Santo, Mengaroni ha ricordato che "giullari e frati vanno insieme", sottolineando l'invito francescano alla gioia: un invito a non chiudersi nella tristezza, perché il dono più bello resta sempre quello di regalare un sorriso.
A seguire, il professor Mario Menghini, docente e scrittore ternano, ha offerto un prezioso approfondimento linguistico sul Cantico delle Creature. Menghini ha evidenziato le affascinanti similitudini tra il dialetto di Assisi e quello di Terni, derivanti dalla comune radice latina, come nel caso dell’articolo determinativo maschile lu (da illum) e del neutro lo, elementi che legano indissolubilmente i due territori nella storia del volgare.
Una testimonianza di rinascita
Come già avvenuto nella scorsa edizione, il momento più toccante è stato l’intervento di un ex detenuto che, ispirandosi alla spiritualità francescana, ha condiviso il proprio vissuto. La sua testimonianza ha offerto una chiave di lettura autentica sulle fragilità umane e sulla possibilità di un cambiamento radicale. Accanto a lui, fondamentale è stata la presenza di Don Luca Andreani, il cui legame di amicizia con il testimone ha mostrato concretamente come l’umanità possa abbattere i pregiudizi e le barriere del sospetto che spesso isolano chi ha commesso reati, aprendo la strada a una vera reintegrazione.
Il dialogo finale
L'incontro, mediato dalla professoressa Claudia Cianca, che ha reso possibile la realizzazione del progetto, si è concluso in un clima di profonda fiducia. Molti ragazzi si sono avvicinati spontaneamente all'ospite per rivolgergli domande dirette e sincere, segno che il racconto di una vita "ricostruita" ha saputo toccare corde sensibili, trasformando la lezione in un autentico momento di crescita e speranza.
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