SANITA'
“Davvero si vuole togliere la sede dell’Usl dalla città per accentrarla a Foligno?”. Parte da questo interrogativo la bufera bipartisan che si è subito mossa ieri nell’ambiente politico di Terni e provincia.
Ha parlato di “ennesimo schiaffo alla città da parte della sinistra” il capogruppo regionale della Lega, Enrico Melasecche, che, preannunciando la predisposizione di un’interrogazione urgente, denuncia quella che definisce “una strategia precisa: con il nuovo Piano sanitario si vogliono togliere uffici, servizi, funzioni e potere decisionale a Terni per spostarli altrove? È questo il disegno? Lo scippo della sede Usl sarebbe un colpo durissimo non solo sul piano sanitario, ma anche economico, occupazionale e istituzionale”.
“Le bozze del Piano sanitario - aggiunge Melasecche - circolavano in modo carbonaro, tenute nascoste persino ai consiglieri. Ora è chiaro perché: contengono scelte inaccettabili, che non avrebbero mai potuto essere difese pubblicamente. Dopo aver dirottato per oltre vent’anni circa 150 milioni destinati a Terni verso la sanità privata della provincia di Perugia, oggi si rischia di completare l’opera con lo svuotamento istituzionale”.
Per l’esponente dell’opposizione consiliare, “serve un tavolo permanente mensile per la ‘vertenza Terni’, che tenga insieme istituzioni, parti sociali e cittadini. E se questo continuo processo di smantellamento non verrà fermato, occorrerà valutare seriamente - afferma - gli strumenti previsti dalla Costituzione, incluso un referendum per il passaggio in blocco al Lazio”.
Sul caso Usl “unica” sono intervenuti anche il segretario provinciale e il segretario comunale del Pd Terni, Carlo Emanuele Trappolino e Leopoldo Di Girolamo.
“Siamo portati a pensare che la notizia sia priva di fondamento, sia perché un progetto simile non fa parte dei programmi e dei progetti condivisi e con cui ci siamo presentati alle elezioni, sia per almeno un paio di considerazioni. La prima è che le esperienze regionali che fino ad ora hanno tentato di adottare questa scelta hanno dovuto introdurre sostanziali correttivi in ragione di esiti incerti, che hanno manifestato profili di disfunzionalità, diseconomie ed inefficienza dei servizi. La seconda è che l’accorpamento interverrebbe in un sistema ancora in sofferenza nel momento in cui si iniziano a vedere i primi frutti delle misure di rafforzamento dei servizi intraprese dalla giunta Proietti. Quello che auspichiamo è che il Pd Umbria si faccia carico, da subito, di un doveroso e urgente confronto sul futuro della sanità regionale, affinché il Pd sia messo nelle condizioni di portare un proprio contributo alle scelte che incideranno sull’orizzonte di vita delle nostre comunità. Perché la politica non si fa solo per delega, ma ha bisogno di nutrirsi di momenti di analisi, elaborazione e partecipazione”.
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