SANITA'
La Struttura Complessa di Urologia dell'Ospedale Santa Maria di Terni, diretta dal dottor Alberto Pansadoro, ha ottenuto il Bollino Arancione della Società Italiana di Urologia (SIU), prestigioso marchio di qualità assegnato ai centri urologici italiani che si distinguono nella prevenzione, diagnosi e trattamento del tumore del rene.
Un importante riconoscimento nazionale per l’Azienda Ospedaliera ternana.
Il Bollino Arancione nasce con l’obiettivo di identificare in Italia i centri di eccellenza in grado di offrire ai pazienti un percorso completo, strutturato e all’avanguardia, basato sulle più aggiornate evidenze scientifiche. L’assegnazione del riconoscimento avviene attraverso una valutazione approfondita che tiene conto di diversi criteri, tra cui l’organizzazione di percorsi diagnostico-terapeutici dedicati, la disponibilità di dotazioni tecnologiche moderne, la competenza delle équipe mediche e chirurgiche, l’approccio multidisciplinare e il rispetto delle linee guida internazionali, oltre ai volumi di attività.
Per i pazienti, il Bollino Arancione rappresenta una garanzia di qualità e affidabilità, consentendo di individuare con chiarezza strutture di riferimento nazionali per la cura del tumore del rene. Il riconoscimento certifica infatti la presenza di un percorso assistenziale integrato, dalla diagnosi al trattamento fino al follow-up, e l’adozione di strategie terapeutiche aggiornate e condivise tra urologi, radiologi, oncologi, anatomo-patologi e altre figure specialistiche. Il Bollino ha validità biennale (2025–2026) e i centri premiati vengono successivamente rivalutati per il mantenimento dello status di eccellenza.
Il riconoscimento conferma il ruolo di primo piano dell’Urologia del Santa Maria di Terni, come dimostrano anche i dati di attività. Nel 2024 sono stati eseguiti 50 interventi per tumore del rene, saliti a 65 nel 2025, con una degenza media di 3,7 giorni e un tasso di rientro (re-ricoveri) dell’1,54%. Particolarmente significativo è anche il dato relativo alla mobilità attiva, con il 36% dei pazienti provenienti da fuori regione, a conferma dell’elevata attrattività del centro a livello sovraregionale.
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