Il caso
Il Tribunale di corso del Popolo a Terni
Un insegnante è stato rinviato a giudizio, con prima udienza del processo fissata il prossimo aprile di fronte al Tribunale di Terni in composizione collegiale, per l'ipotesi di reato di violenza sessuale aggravata su due studentesse minorenni di una scuola media del territorio. Questa la pesante accusa rivolta ad un professore 34enne, originario di fuori regione, nell'ambito del processo disposto mercoledì 4 febbraio dal gup Chiara Mastracchio su richiesta della Procura (pubblico ministero titolare del fascicolo è Raffaele Pesiri).
Secondo quanto ricostruito dall'accusa, sulla base delle denunce sporte e delle indagini condotte dalla polizia di Stato di Terni, i due episodi di violenza sessuale sarebbero avvenuti entrambi nel novembre del 2024, a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. In particolare l'insegnante sarebbe entrato fisicamente a contatto - in maniera volontaria e sessualmente orientata, per l'accusa, in modo del tutto accidentale per la difesa - con entrambe le studentesse all'interno del plesso scolastico - da cui una delle due aggravanti, a cui si aggiunge quella legata l'età delle persone offese inferiore ai 14 anni - durante il trasferimento da un'aula all’altra per le consuete attività didattiche.
Fatti finiti all'attenzione, in prima battuta, della scuola e quindi degli inquirenti. Nel corso del tempo, il docente sarebbe stato sospeso nell'ambito del procedimento amministrativo attivato dal ministero dell’Istruzione, ma non risultano misure cautelari disposte dall'autorità giudiziaria a suo carico. Nell'ambito del processo, le due minori - in particolare i loro familiari - sono parti civili attraverso gli avvocati Valentino Viali e Marco Muzi.
L'insegnante è invece difeso dall'avvocato Loredana Ceccarelli che auspica che “le diverse contraddizioni emerse in sede di incidente probatorio, trovino la giusta considerazione nel corso del processo”. Il 34enne ha inteso non optare per riti alternativi, probabilmente nella convinzione di poter dimostrare nel corso del giudizio la sua totale estraneità ai fatti che gli vengono contestati.
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