TERNI
Mark Samson
Sono risuonate nell’aula bunker di Rebibbia a Roma, dove davanti alla terza sezione penale, le frasi agghiaccianti che Mark Antony Samson avrebbe pronunciato nei giorni precedenti il femminicidio della studentessa di 22 anni di Terni, Ilaria Sula, avvenuto alla fine del mese di marzo 2025 nell'appartamento del giovane nel quartiere Africano di Roma, in via Homs.
Nel corso dell’udienza processuale che si è svolta lunedì 19 gennaio sono state trasmesse alcune videoregistrazioni della dash cam installata nell’auto dell’imputato, nelle quali Samson, reo confesso, parlava con alcuni amici della sua ex fidanzata, non rassegnandosi alla fine della loro storia. Frasi i cui contenuti, secondo i pubblici ministeri, dimostrerebbero la premeditazione dell’omicidio.
E in aula il consulente tecnico nominato dalla Procura di Roma ha parlato di "un controllo ossessivo", continuo, portato avanti nei giorni immediatamente precedenti al delitto da Mark Samson, che spiava e seguiva, con i dispositivi mobili, ogni movimento digitale di Ilaria Sula, leggendo messaggi e conversazioni in tempo reale.
Il consulente ha illustrato i risultati delle analisi svolte sui dispositivi elettronici sequestrati, tra cui i cellulari della vittima e dell’imputato, il computer e, appunto, la dash cam installata sull’auto in uso a Samson.
Secondo quanto ricostruito, e riportato dall'Agenzia LaPresse, il giovane "spiava e seguiva i movimenti e i messaggi" della ragazza, monitorando in particolare le conversazioni avvenute sulle app di messaggistica e sui social. Dal 21 marzo, dopo che Ilaria aveva comunicato a Samson di essersi iscritta all’app di incontri Tinder, l’uomo "seguiva tramite gli account di Ilaria sia la messaggistica di Tinder che quella di Instagram".
Il consulente - riporta ancora l'Agenzia LaPresse - ha spiegato che Samson "non solo aveva la password di Instagram di Ilaria, ma anche del suo account Gmail", potendo così accedere liberamente ai suoi profili. In questo modo, "in tempo reale leggeva la messaggistica, accedeva al profilo e alle chat", con un’attenzione particolare ai messaggi scambiati con un ragazzo conosciuto su Tinder.
Alcuni di quei contenuti erano stati persino riferiti da Samson a un amico. "Non riesco a non pensare a quello che ho letto, a quello che ho visto", scriveva il giovane.
Samson è imputato, con rito immediato, per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla relazione affettiva con la vittima, oltre che per occultamento di cadavere. La madre del giovane ha invece patteggiato una condanna a due anni per occultamento di cadavere.
Sono già fissate altre udienze, la prossima il 29 gennaio e poi il 12 febbraio 2026.
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