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Il caso

Terni, pensionato in guerra con l'Inps da 28 anni tra ricorsi e carte bollate. E deve pagare 11 euro a vita

Antonio Mosca

07 Febbraio 2025, 06:36

giuseppe feliciotti terni pensioni

Il pensionato ternano Giuseppe Feliciotti chiede giustizia

Il braccio di ferro con l’Inps va avanti da 28 anni tra ricorsi e carte bollate, istanze accolte e ingiunzioni di pagamento. Con il risultato che - spiega l’operaio Giuseppe Feliciotti - “mesi fa mi hanno fatto sapere che, secondo i loro calcoli, dal 2009 avrei pagato 1.994 euro per la restituzione del debito, pari a 45.884 euro, causato dalla sentenza che 16 anni fa mi dette torto. In più continuano a prelevarmi 11 euro al mese sulla pensione, una sorta di tassa a vita. A mio parere ho già restituito all’Inps una cifra molto più elevata. Evidentemente c’è qualche problema sui conti.

D’altra parte, proprio nel 2009, mi sono ritrovato con una pensione che, da un mese all’altro, è scesa da 1.280 a 1.038 euro”.
L’ex operaio ternano delle Acciaierie si sente beffato e chiede giustizia. “Ma finora - racconta l’80enne ternano - ho trovato solo porte chiuse in faccia. Mi sono rivolto all’Inps così come al sindacato, ma non sono riuscito a cavare un ragno dal buco. La mia situazione sembra inamovibile”. Eppure Feliciotti ha lavorato una vita intera, prima da emigrante in Belgio e poi in fabbrica a Terni.

Dopo oltre 20 anni alle Acciaierie ottiene i requisiti per lasciare il lavoro grazie ad uno scivolo di 7 anni riservato, in base alla legge 257 del 1992, ai lavoratori che sono stati esposti all’amianto. Ma l’Inps contesta l’erogazione dei benefici in aggiunta al prepensionamento e così si apre il contenzioso senza fine che continua ancora oggi.

“L’allora giudice del lavoro Giuliano Righetti - racconta Feliciotti - mi dette ragione, ma poi la sentenza fu ribaltata. In pratica è stata resa retroattiva la norma entrata in vigore nel 2003 che invece era più restrittiva per il lavoratore, vietando il cumulo tra benefici e prepensionamento”. Il giudice del lavoro, in un primo momento, aveva escluso l’applicazione della nuova norma a Giuseppe Feliciotti a cui di conseguenza era stata ricalcolata la pensione, in senso più favorevole. Ma poco dopo era arrivata l’ennesima doccia fredda con la Corte d’Appello di Perugia che aveva interpretato la norma in senso opposto.

Da quel momento, e con la conferma in Cassazione, l’Inps ha iniziato a battere cassa chiedendo la restituzione del debito. E qui inizia subito la guerra di cifre tra Feliciotti che sostiene di aver subìto un’immediata decurtazione di 249 euro al mese sulla pensione e dunque di aver già saldato abbondantemente il suo debito. Si arriva così all’ultimo calcolo che gli è stato fornito dall’Inps, ma che non convince affatto il pensionato ternano. Che però non si dà per vinto.

“Sono pronto anche ad andare in tivù per raccontare a tutta Italia quello che mi è accaduto. D’altra parte - racconta - non ho santi in paradiso e devo fare conto solo su me stesso”. Ma la tenacia e la pazienza non gli mancano.

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