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PERUGIA

Storie tricolori: Sirci a caccia dell’immortalità, Lorenzetti il saggio e Colaci la bandiera

La Sir Susa Scai mai così dominante: tutti i numeri di un trionfo annunciato

Luca Mercadini

08 Maggio 2026, 08:00

Storie tricolori: Sirci a caccia dell’immortalità, Lorenzetti il saggio e Colaci la bandiera

C'è un rumore che da mercoledì sera attraversa Perugia e non assomiglia a un semplice boato sportivo. È qualcosa di più profondo, quasi definitivo. È il suono di una dinastia che smette di chiedere permesso e si prende la storia. La Sir Susa Scai Perugia ha conquistato il terzo scudetto della sua vita, ma soprattutto ha firmato il campionato della consacrazione assoluta: feroce, dominante, quasi irriguardosa verso chiunque abbia provato a starle davanti. Nove vittorie su nove nei playoff. Roba che in Italia non si vedeva dalla Sisley Treviso del 2001. Due sole sconfitte in regular season, contro Trento e Verona, e appena un altro inciampo in Coppa Italia ancora con Verona. Per il resto, una lunga teoria di schiaffi tecnici distribuiti con impressionante continuità tra Superlega, coppe e Champions League. Quarantaquattro vittorie complessive. Numeri che nel volley moderno, schiacciato da equilibrio, stress e calendari infiniti, assumono il peso di un manifesto politico: Perugia ha governato questa stagione senza opposizione reale. E il fatto che il sigillo finale sia arrivato contro la Lube, la rivale storica, davanti ai cinquemila del PalaBarton, rende tutto ancora più gustoso. Perché certe vittorie non valgono solo un trofeo: sistemano conti, spazzano via cicatrici, rimettono ordine nella memoria. La semifinale persa un anno fa contro Civitanova aveva lasciato veleno. Questa volta la Sir non ha lasciato neppure le briciole.

Diciotto trofei in nove anni. Tradotto: due titoli a stagione di media. Un dominio industriale, organizzato, quasi scientifico. Eppure dentro questa macchina perfetta c'è ancora spazio per le emozioni, per le storie che fanno grande uno sport. Come quella di Massimo Colaci, all'ultima partita italiana in maglia bianconera. Dal 2017 è stato il custode silenzioso della fame di Perugia, l'uomo che ha attraversato tutte le ere della Sir vincendo ogni singolo trofeo della bacheca. Diciotto su diciotto. Una bandiera vera, categoria ormai rarissima nello sport contemporaneo. Dal prossimo anno farà il direttore tecnico. Era impossibile immaginare un finale diverso.

Ma questo scudetto porta soprattutto la firma di Angelo Lorenzetti. Perché il tecnico umbro ha preso una squadra fortissima e le ha dato qualcosa che spesso ai grandi club manca: equilibrio. Nove finali in nove competizioni disputate da allenatore della Sir. Sei scudetti personali in carriera, a due sole lunghezze dai mostri sacri Bagnoli e Anderlini. E soprattutto la sensazione che la sua pallavolo abbia trovato a Perugia l'habitat ideale: feroce senza isteria, potente senza caos.

In campo poi la Sir è stata semplicemente totale. Giannelli ha diretto l'orchestra con la solita autorità aristocratica, Ben Tara ha sparato palloni come un fuciliere senza pietà, Plotnytski ha acceso la luce nei momenti sporchi e Semeniuk è stato il grande equilibratore invisibile, quello che permette agli altri di brillare senza mai perdere ordine. Dietro, la società. E qui il merito pesa quanto i muri o gli ace. Perché Gino Sirci, vulcanico e debordante come sempre, ha avuto l'intelligenza di affiancare la propria energia alla saggezza di Lorenzetti, mentre Vujevic e Rizzuto hanno lavorato lontano dai riflettori costruendo una struttura oggi probabilmente senza eguali in Italia.

E poi c'è il pubblico. Il PalaBarton non è soltanto pieno: è vivo. In questo momento non esiste in Italia un ambiente così caldo, continuo e coinvolgente attorno alla pallavolo. Perugia si riconosce nella Sir perché la Sir ha finito per assomigliare alla sua città: orgogliosa, rumorosa, feroce quando sente odore di sfida.

Ma attenzione a parlare di stagione finita. Perché il bello, forse, deve ancora arrivare. Il 16 e 17 maggio a Torino c'è una Final Four di Champions League che può spalancare definitivamente le porte dell'immortalità sportiva. Perugia ci arriva da campione in carica dopo il drammatico 3-2 di Lodz contro lo Zawiercie. E un eventuale bis europeo completerebbe un tris semplicemente mostruoso: campione d'Italia, d'Europa e del Mondo nella stessa stagione. Finora ci sono riuscite soltanto Kazan e Sada Cruzeiro. La Sir è a due partite da un club riservato ai giganti. E, vista questa stagione, la sensazione è che ormai non abbia più alcuna intenzione di sentirsi ospite.

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