Il personaggio
La performance sportiva non dipende solo dal talento o dal tempo, ma soprattutto dalla gestione dell’energia fisica, mentale ed emotiva. È questa l’idea centrale introdotta nello sport dallo psicologo americano James Loehr, scomparso all’età di 83 anni, tra i principali teorici della “mental toughness” e della prestazione basata sulla gestione dell’energia.
Secondo quanto riferito dal New York Times, Loehr si è spento nella sua casa di Golden, tra le montagne del Colorado, a causa di una neuropatia periferica idiopatica. Considerato un pioniere assoluto della disciplina, lo psicologo della performance di fama mondiale iniziò la sua carriera negli anni ’70, quando la psicologia dello sport non era ancora riconosciuta come professione strutturata. In un’epoca in cui, come ricordava la campionessa di tennis Monica Seles, “nessuno voleva parlare dell’aspetto mentale”, Loehr intuì che la mente fosse decisiva quanto il corpo nella prestazione atletica.
Sono tanti i campioni internazionali che si sono affidate alle sue tecniche per rafforzare la performance sportiva grazie alla forza della mente. Tra loro il giocatore di golf Nick Faldo, diversi giocatori NBA e atleti olimpici come lo speedskater Dan Jansen. Lo psicologo ha contribuito in modo decisivo a definire concetti come resilienza, routine pre-performance e controllo emotivo, oggi centrali nello sport moderno.
Una delle sue intuizioni più note fu il cosiddetto “16-second cure”, una sequenza di azioni mentali e fisiche pensata per aiutare gli atleti a ristabilire la concentrazione tra un’azione e l’altra, riducendo ansia e distrazioni. Autore di numerosi saggi sulla performance mentale, Loehr ha firmato testi diventati punti di riferimento nella psicologia applicata allo sport e alla leadership. Tra questi “Mental Toughness Training for Sports” e, insieme a Tony Schwartz, “The Power of Full Engagement”, opere che hanno avuto ampia diffusione internazionale e sono state pubblicate anche in Italia e adattate per il pubblico sportivo e manageriale.
Nel corso degli anni, il suo lavoro è uscito dai confini dello sport professionistico per influenzare anche il mondo aziendale e della formazione, contribuendo alla diffusione del concetto di “performance mentale” come elemento chiave del successo individuale e collettivo.
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