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Serie C

Mai un Perugia così in basso: agli archivi l’ennesima stagione deludente per il Grifo

E’ andata peggio solo per scandali e fallimento

Domenico Cantarini

29 Aprile 2026, 09:34

Mai un Perugia così in basso: agli archivi l’ennesima stagione deludente per il Grifo

È ancora presto per poter scorgere cosa c’è nell’orizzonte biancorosso, intanto la stagione è tramontata con una lunga scia di amarezza per un campionato che se non è stata una totale brutta figura è stato solo per i correttivi in corsa operati con l’arrivo dei super consulenti Gaucci e Novellino e del tecnico Tedesco che hanno salvato il salvabile.

Non senza timori e venti di tempesta.

Lo specchio dell’annata è arrivato con l’epilogo di Forlì: un Grifo accompagnato per tutta la stagione dalla passione incondizionata del suo popolo, nonostante tutto, come l’ennesimo maxi esodo degli oltre 600 tifosi perugini in trasferta che, con il triplice fischio per la parola fine, hanno certificato il fallimento tecnico dei giocatori rispedendo al mittente i tentativi di saluto dei grifoni rivolti alla curva.

IL PUNTO PIÙ BASSO Crac societari e scandali a parte, il Perugia non era mai arrivato così in basso negli ultimi 60 anni nel panorama calcistico italiano.

Il 14esimo posto finale, con 38 punti in 36 giornate, è il bottino più misero racconto in Serie C dagli anni ’50 in poi. Sul campo, nell’ultimo mezzo secolo, di peggio ci sono state solo le retrocessioni. Ma tutte da campionati di alto livello come la Serie A e solo nell’ultimo scorcio di storia le due, dolorosissime, dalla cadetteria alla terza serie. Dal 1960 in poi, si contano due 12esimi posti (’62 e ’64). Poi dalla storica promozione in B del 1967, la storia del Grifo si è colorata delle sue tinte più avvincenti: tanta cadetteria, la prima fantastica e lunga parentesi in Serie A nell’era D’Attoma, ancora Serie B e, negli anni ’80, la ripartenza dalla C2 a causa del Secondo Totonero.

Da lì di nuovo protagonista, il Grifo, o almeno sempre nella parte sinistra della classifica, anche in C1, con i tentativi in sequenza di riprendersi la cadetteria negli anni ’90 e l’inizio dell’era Gaucci. E quindi la parabola vincente e la nuova scalata alla Serie A, fino al primo crac.

LA MASSIMA SOFFERENZA Nella breve finestra tra i due fallimenti, fra il 2005 e il 2010, il Perugia ha navigato in un mare di difficoltà.

Con la presidenza Silvestrini comunque la squadra ha chiuso due volte al sesto posto e una volta al quinto, mentre il punto più basso in classifica era arrivato sotto la gestione Covarelli, con rischio retrocessione annesso. Pur chiudendo all’ottavo posto, infatti, nel campionato di C1 2008-09 il Grifo si è salvato all’ultima giornata con una sorta di spareggio fra i fratelli Pagliari, vinto da Giovanni sulla panchina biancorossa a scapito di Dino che costò al Lanciano i play out.

L’anno dopo il Perugia ha sofferto ancor di più, chiudendo 11esimo e evitando i playout, nonostante il ko interno all’ultima giornata nel derby con il Foligno, solo per la mancata vittoria del Viareggio. Ma quella era una stagione martoriata dalla crisi societaria, culminata poi con il secondo fallimento. Dopo la ripartenza dalla D, nell’era Santopadre il Grifo in C ha sempre giocato per la promozione: centrata tre volte (una dalla C2 e due dalla C1) e sfiorata in altre occasioni. Il Perugia del patron Faroni ha chiuso 12esimo la scorsa stagione e due gradini più giù quest’anno, con annesso un bagaglio colmo di sofferenza. Il popolo del Grifo ha dimostrato di meritare tutta un’altra storia.

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