Domenica 19 Aprile 2026

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE INDIPENDENTE

DIRETTORE
SERGIO CASAGRANDE

×
NEWSLETTER Iscriviti ora

LUTTO

Addio a Ribot Coletti, l’uomo che non ha mai lasciato Gubbio

È morto a 92 anni il terzino che giocò in rossoblù dal 1955 al 1962. Profondamente innamorato della città e degli eugubini ha voluto nella sua tomba il gagliardetto del club

Luca Mercadini

18 Aprile 2026, 17:49

Addio a Ribot Coletti, l’uomo che non ha mai lasciato Gubbio

Se ne è andato in silenzio, come fanno gli uomini veri, quelli che non hanno bisogno di rumore per lasciare il segno. Sebastiano Coletti, per tutti “Ribot”, si è spento a 92 anni, portandosi dietro un pezzo di calcio che oggi sembra quasi impossibile da raccontare senza scivolare nella nostalgia. Perugino di nascita, eugubino per scelta e per destino. Perché sette anni vissuti nella città dei Ceri (dal 1955 al 1962) non sono solo una parentesi sportiva: sono un’impronta che resta addosso per sempre. La Promozione vinta nel 1958 e tanta Quarta Serie: erano i tempi di Cardinali, Nofri, Regni, Coppari, Mancini, Berettoni e tanti altri. La polvere alzata a ogni scatto nella “Fossa dei Leoni”, il vecchio campo di San Benedetto in terra battuta, dove il calcio non era spettacolo ma battaglia, appartenenza, identità: “Ricordo un gol segnato oltre il 90’ al Gualdo molto contestato, ma a Gubbio nessun arbitro avrebbe mai avuto il coraggio di annullare una rete a quei tempi”, ricordava spesso.

Coletti sulla fascia destra correva come pochi. Da lì il soprannome “Ribot”, come il cavallo leggendario: imprendibile, instancabile, quasi ostinato nel voler superare tutto e tutti. Le sue cavalcate erano il simbolo di un calcio diretto, ruvido, senza filtri. E anche di un carattere che non accettava mezze misure. Ma ridurre Coletti al difensore che macinava metri sarebbe un errore. Accanto agli scarpini c’erano i libri, gli esami, la disciplina di chi costruisce il futuro mattone dopo mattone. La laurea in ingegneria, lo studio nel centro di Perugia, una vita professionale solida, concreta, lontana dai riflettori. Eppure, quel filo con Gubbio non si è mai spezzato. Anzi, si è fatto più forte con il tempo.

Perché Sebastiano Coletti il Gubbio non lo ha mai lasciato davvero. Anche da anziano, quando le gambe non erano più quelle di “Ribot”, era facile vederlo sui gradoni del Barbetti. Presenza discreta, sguardo attento, memoria vivente di un calcio che non chiedeva nulla se non passione. Non era lì per nostalgia: era lì perché quello era ancora, semplicemente, il suo posto. “Gli eugubini sono un popolo fantastico”, ripeteva spesso. E in quelle parole c’era tutto: riconoscenza, affetto, un senso di appartenenza che andava ben oltre la maglia indossata. Il suo rapporto con la città è stato qualcosa di raro, quasi viscerale. Non un ex giocatore celebrato a distanza, ma uno di casa, sempre.

Indimenticabile anche il legame con il presidente di allora, il commendator Barbetti. “Per noi è stato come un padre, lo chiamavamo Pietro Nostro”, raccontava. “A Gubbio non volevo venire, mi convinse lui. Mi venne a prendere di persona con la sua Ferrari e, una volta a Mengara, mi fece scendere: guarda che spettacolo, vieni nella città più bella del mondo. Non potevo dire di no”, ripeteva spesso. Parole che oggi suonano lontane anni luce da un calcio dove i rapporti si consumano in fretta e si dimenticano ancora più in fretta.

Coletti no. Coletti apparteneva a un altro tempo. Ha voluto essere sepolto con il gagliardetto del Gubbio. Un gesto semplice, ma definitivo. Come a dire che certe scelte non si spiegano: si vivono fino in fondo, fino all’ultimo. Con lui se ne va un testimone autentico di un calcio che non esiste più. Ma anche qualcosa di più: un uomo che ha saputo essere professionista, studioso, cittadino e simbolo senza mai confondere i piani. Senza mai tradire se stesso. E forse è proprio questo che resta, più di tutto: la coerenza ostinata di chi correva sulla fascia destra come se non dovesse fermarsi mai. Anche quando la partita, inevitabilmente, finisce.

Newsletter Iscriviti ora
Riceverai gratuitamente via email le nostre ultime notizie per rimanere sempre aggiornato

*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy

Aggiorna le preferenze sui cookie