CALCIO SERIE C
La strada è tracciata. Almeno questo si evince dai documenti. In particolare, dal decreto firmato il 15 aprile dalla giudice delegata Claudia Tordo Caprioli che ha fissato per le 15 di oggi l’udienza fallimentare, nella sezione del tribunale di Terni. Nel suo documento ci sono dei punti cruciali che lasciano chiaramente intendere come ci sia una possibilità per far restare in vita la Ternana. Come, soprattutto, la liquidazione volontaria intrapresa dai soci della Ternana calcio nell’assemblea straordinaria del 13 aprile porterebbe all’immediata esclusione dal campionato, revocandone l’affiliazione alla Figc. La liquidazione volontaria avrebbe la conseguenza di colpire il valore patrimoniale della società e si ridurrebbero anche le possibilità di soddisfare anche chi vanta crediti nei confronti del club. L’istanza di fallimento presentata dallo studio Lazzari & Partners ha aperto la strada ad una seconda soluzione, quella della liquidazione giudiziale della società. Quella che, se intrapresa (e la conferma dovrebbe arrivare già da oggi), porterà alla nomina di un curatore che garantirà il prosieguo dell’attività del club e aprirà anche alla possibilità di cessione del ramo d’azienda sportivo.
ANCORA IN VITA
In poche parole, la Ternana potrà continuare a vivere mantenendo anche la categoria nel caso in cui, ovviamente, si presentassero imprenditori interessati a rilevarne il titolo. In quel caso gli stessi dovrebbero farsi carico soltanto dei debiti contratti nei confronti dei tesserati federali. Una bella sforbiciata alla massa debitoria che oggi soffoca la Ternana tanto da riportarla nelle aule del tribunale che aveva frequentato già due volte, negli anni ottanta e novanta. Intanto c’è movimento intorno alla società. Ieri i giocatori hanno avuto un lungo incontro con Donato Di Campli, avvocato (in passato procuratore di Verratti) ma che adesso è concentrato sulle questioni più legate alle società. In particolare a quelle, come la Ternana, che si sono trovate a rischiare il titolo sportivo nelle aule dei tribunali. Lui ha individuato il percorso giusto negli anni passati per il Pescara e il Lanciano e adesso sta cercando di trovarlo per la Ternana affinché possa restare in serie C. Un segnale è la conferma dell’interesse di imprenditori nei confronti del club. Di sicuro Carlo Pantalloni, quello che appunto aveva manifestato giorni fa l’interesse all’acquisizione della società, ha confermato il proprio impegno a rilevare la società in serie C.
IL LIQUIDATORE
A questo punto c’è da capire come intenderà procedere il liquidatore nominato dall’assemblea dei soci della Ternana, il dottor Fabio Lacalamita. Si opporrà all’istanza presentata dal procuratore calcistico per il tramite dello studio Lazzari & Partners oppure, sarà lui stesso a proporre un ricorso per l’apertura della liquidazione giudiziale del club? Procedere in modo che la Ternana possa continuare a vivere, lasciando aperta la strada anche ad una possibile cessione del ramo d’azienda, oppure andare avanti con la liquidazione volontaria nella consapevolezza che questa potrebbe comportare l’esclusione immediata dal campionato del club che i Rizzo hanno gestito per otto mesi. In caso di opposizione al decreto di fallimento sarà il collegio giudicante a decidere il futuro della Ternana. Certo è che la giudice con il suo decreto valuta i possibili effetti pratici della decisione assunta dall’assemblea dei soci e ritiene necessario agire subito per evitare un peggioramento del quadro. E’ il motivo per cui ha abbreviato i termini della convocazione concedendo alla Ternana un termine minimo di difesa: due giorni dalla comunicazione del decreto. Per questo oggi, quindi, si andrà in aula.
ESERCIZIO PROVVISORIO
Il popolo rossoverde spera che, nel caso della liquidazione giudiziale, il Tribunale disponga l’esercizio provvisorio del ramo d’azienda calcistico. La Ternana vedrebbe preservato il proprio valore e il curatore avrebbe la possibilità di creare un bando per la vendita giudiziaria del titolo.
Gli eventuali acquirenti (e ce ne sono) potrebbero così accollarsi i debiti federali davanti al giudice. Una somma decisamente inferiore ai circa 30 milioni chiesti dai Rizzo lunedì scorso.
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