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L'intervista

Maria Caciotto, dall'Umbria ai contenuti per Dazn e Prime: "Fare l'arbitro mi ha formata, adesso uso i social per raccontare il calcio"

La seconda vita dell'ex direttore di gara di San Venanzo: sui suoi canali anche una rubrica per spiegare gli episodi del Var

Gabriele Burini

22 Marzo 2026, 15:00

Maria Caciotto, dall'Umbria a content creator per Dazn e Prime: "Fare l'arbitro mi ha formata, adesso uso i social per raccontare il calcio"

Maria Caciotto e, sullo sfondo, Fabio Quagliarella

In molti l’avranno notata per la prima volta sabato scorso, durante Inter-Atalanta, sul prato di San Siro. E’ proprio dalla Scala del calcio - e da una partita che ha visto al centro delle polemiche la direzione di gara dell’arbitro Manganiello - che Dazn ha deciso di far debuttare Maria Caciotto, ex arbitro di San Venanzo e oggi content creator che conta più di 111 mila follower su Instagram e oltre 44 mila su TikTok, per realizzare alcuni contenuti da bordo campo. Mercoledì, invece, è stata invitata da Prime Video all’Allianz Arena di Monaco di Baviera per Bayern Monaco-Atalanta. Insomma, per Maria, presidente della squadra femminile Eva Milano (progetto che vuole promuovere il calcio femminile e raccontarlo anche attraverso i social), la settimana appena trascorsa è un po’ il coronamento di un sogno.

- Quando nasce la passione per il calcio?
Ho iniziato dopo tantissimi anni di ginnastica artistica. Da piccola avrei tanto voluto giocare, ma purtroppo non c’erano scuole calcio femminili vicino a me. Così ho fatto ginnastica artistica a livello agonistico. A 16 anni ho dovuto smettere per un problema serio alla schiena e ho deciso che era arrivato il momento di provare a giocare a calcio: così ho creato una squadra di calcio a 5 femminile con mia sorella più grande Giulia - lei portiere - e con un gruppo di amiche. Mia madre era la presidente della squadra e mio padre invece ci ha sempre supportate in tutto. La mia passione per il calcio nasce proprio grazie a lui: è un grande tifoso e mi ha sempre portata allo stadio e ancora oggi condividiamo questa passione. Nel calcio a 5 giocavo come pivot, ma sentivo che non era davvero il mio ruolo in campo.

- Da lì la decisione di iscriversi a 17 anni a un corso Aia?
Sì, si è presentata l’occasione e ho deciso di fare il corso. Mio padre mi ha accompagnata a tutte le lezioni e anche all’esame finale. All’inizio non è stato semplice, poi il fischietto mi ha insegnato tantissimo e mi ha dato davvero molto. L’adrenalina di quei 90 minuti la può capire solo chi l’ha provata.

- Che esperienza è stata?
Sicuramente formativa, prima ancora come persona. Arbitrando impari a prendere decisioni in pochi secondi, a gestire la pressione, a rimanere lucido anche quando intorno hai tensione, proteste o momenti difficili. Il campo mi ha insegnato responsabilità, autocontrollo e anche rispetto per tutti i ruoli del calcio. E’ uno sport che spesso si guarda solo dal punto di vista dei giocatori, ma stare in mezzo al campo con il fischietto cambia completamente la prospettiva. È stata una scuola di vita.

- Ultimamente si vedono sempre più aggressioni e insulti nei confronti degli arbitri, specialmente donne. Si è mai trovata in questa situazione?
Fortunatamente non ho mai ricevuto aggressioni fisiche. Gli insulti sì, come succede purtroppo a tanti arbitri, e non è piacevole. Credo che su questo serva fare un grande lavoro culturale. L’arbitro è una figura fondamentale del gioco e senza di lui semplicemente il calcio non esisterebbe. È giusto discutere le decisioni, fa parte della passione sportiva, ma dovrebbe sempre esserci rispetto. Allo stesso tempo io ho avuto anche tantissime esperienze bellissime: ho conosciuto persone straordinarie, dirigenti, colleghi e ragazzi che mi hanno lasciato molto. Il calcio sa essere anche un ambiente pieno di valori e di persone vere.

- Come mai ha deciso di appendere il fischietto al chiodo?
Smettere di arbitrare è stata una scelta molto sofferta e non l’ho mai nascosto. Ho dovuto fermarmi inizialmente per un problema di salute importante e questo mi ha portato inevitabilmente a riconsiderare ritmi, priorità ed equilibrio personale. Con il tempo ho capito che alcuni contesti non mi permettevano più di esprimere al meglio ciò che ero e ciò che potevo dare. Non è mai semplice chiudere un capitolo così importante, soprattutto quando il campo ti ha dato tanto. Però bisogna avere anche la lucidità di capire quando una fase della propria vita sta finendo e quando è il momento di aprirne una nuova. L’adrenalina di quei 90 minuti non l’ho dimenticata e credo che non la dimenticherò mai.

- Lei è molto seguita sui social: si aspettava questo successo? E qual è il segreto dei suoi video?
Onestamente non me lo aspettavo e mi fa molto piacere. Credo che il segreto sia la spontaneità. Cerco sempre di mostrarmi per quella che sono davvero, senza troppi filtri. Racconto il mio mondo con autenticità. E poi uso i social anche come strumento educativo: mi piace fare divulgazione sul calcio, spiegare alcune dinamiche arbitrali e raccontare il calcio femminile. Per me è importante anche trasmettere un messaggio di empowerment femminile: dimostrare che le donne possono stare in qualsiasi ruolo nel mondo dello sport, dal campo alla dirigenza, fino alla comunicazione. Se anche solo una ragazza si sente incoraggiata a provarci grazie ai miei contenuti, allora ha già senso tutto quello che faccio.

- Da qualche mese ha iniziato anche a collaborare con Bazr e con la Lega Serie A: in cosa consiste?
Con Bazr e la Lega Serie A abbiamo portato avanti un podcast in cui commentiamo il post partita di ogni giornata. Durante la trasmissione raccontiamo i momenti più importanti del turno di campionato e in particolare i gol più belli. La cosa speciale è che durante il podcast sono presenti anche i palloni ufficiali con cui sono stati segnati quei gol, che possono essere acquistati sulla piattaforma.

- Sui social lei fa anche la moviola degli episodi più controversi della giornata: si diverte?
Sì, la mia rubrica si chiama Mar Review e mi diverte molto. Cerco di fare una moviola semplice e chiara, spiegando le decisioni arbitrali senza polemiche e senza voler “dare voti”, ma cercando di fare informazione. Spesso il regolamento non è conosciuto davvero e basta poco per creare polemiche. Se posso aiutare a rendere più comprensibili certe decisioni, allora per me è già una piccola vittoria.

- È giusto che gli arbitri commentino in diretta le decisioni prese a seguito di revisione Var? E non sarebbe corretto che parlassero anche a fine partita con i giornalisti?
Credo che l’idea di dare più voce agli arbitri possa essere interessante, soprattutto per rendere il loro ruolo più comprensibile al pubblico. Spesso ci dimentichiamo che anche gli arbitri sono esseri umani: prendono decisioni in pochi secondi, sotto una pressione enorme, e come i calciatori possono sbagliare un rigore o un passaggio, anche loro possono commettere errori. Spiegare alcune decisioni potrebbe aiutare a creare più empatia e a far capire meglio il lavoro che c’è dietro una partita.

- Invece qual è l’impegno come presidente dell’Eva Milano?
È un impegno enorme, ma anche un grande orgoglio. Mi sono trasferita a oltre 500 chilometri da casa per portare avanti questo progetto, in cui sto mettendo davvero cuore e anima. Eva Milano nasce con l’idea di dare una forma concreta a una visione moderna del calcio femminile: organizzato, comunicativo e inclusivo. Abbiamo riunito alcune delle calciatrici creator più seguite d’Italia, molte delle quali si sono trasferite a Milano proprio per questo progetto. Credo che il calcio femminile abbia bisogno anche di nuovi linguaggi e di nuovi modi di raccontarsi. Noi stiamo provando a fare proprio questo.

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